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03/07/2021

APPALTO NOT UN ENORME PASTICCIO

Corriere del Trentino

●L'intervento
Sa rà (forse) l'ospedale progettato, costruito e gestito dall'unico soggetto rimasto in gara dopo l'esclusione del vincitore a causa di garanzie finanziarie ritenute inadeguate dal Tar. Fosse pure il peggiore ospedale mai progettato, non essendoci alternative dovremo comunque tenercelo. Inoltre, affinché l'impresa superstite possa rientrare dalle spese, siringhe, lenzuola, Tac, robot chirurgici e quant'altro necessario alla sanità trentina saranno forniti per quasi trent'anni da un costruttore edile, per un valore complessivo stimato in 1800 milioni di euro. A parte la dubbia convenienza di tale procedura, com'è possibile che la più importante e costosa opera pubblica trentina dipenda per metà dal caso e per metà dalla giustizia amministrativa? L'inizio della storia risale al 1999, quando l'assessora alla sanità, Paola Conci, incaricò un gruppo di «esperti» di studiare dove e come realizzare il nuovo ospedale, già invocato da anni. Nel 2006 fu approntato lo studio preliminare e individuata la zona, non proprio ottimale, alla foce del Fersina. A quel punto si sarebbe dovuto avviare, da un lato, la progettazione di massima dell'ospedale e, dall'altro, la pianificazione urbanistica di un ambito carente sul piano della mobilità privata, totalmente privo d'infrastrutture per il trasporto pubblico e di tessuti urbani in grado di accogliere i servizi complementari e fornire un supporto residenziale. Elaborando parallelamente gli aspetti edilizi e urbanistici si sarebbe potuto ottenere un quadro integrato di una parte di città (ampia quasi la metà della città storica) da presentare ai cittadini. Nulla fu fatto. Circa dieci anni fa, la Provincia decise di saltare progettazione e pianificazione, affidando in concessione (project financing) progetti, piani, finanziamento, costruzione e gestione. Illudendosi che un unico soggetto privato avrebbe ridotto tempi, costi e contenziosi. Fu un salto nel buio in un campo sconosciuto. Per questo la Provincia incaricò un legale (compenso orario 250 euro) per l'assistenza nella stesura del bando e nella gestione della gara, controversie incluse. Ma un appalto di queste dimensioni richiede ben altre competenze ed esperienze. Che qualcosa fosse andato storto fu subito evidente: alla gara europea parteciparono solo quattro imprese, tutte italiane e nessuna specializzata nel campo della progettazione, costruzione e gestione di ospedali. Le aziende del settore avevano preferito rinunciare. Infatti, appena scelto il (brutto) progetto vincitore, viene alla luce il primo pasticcio: la presenza nella giuria di persone che - per norma e opportunità - non potevano farne parte. Supportata dai suoi consulenti legali, la Provincia fece spallucce, ma il Tar e poi il Consiglio di Stato annullarono la gara. Nel frattempo, però, la Provincia aveva cambiato idea: il project financing non era più di moda e tornava in auge il concorso di progettazione per scegliere il progetto, l'appalto per scegliere l'impresa con l'offerta più vantaggiosa, il finanziamento diretto dell'opera. Ma come annullare la prima gara senza indennizzare i partecipanti? Una nuova prestigiosa consulenza legale suggerì: s'invochi la «forza maggiore», scegliendo un altro luogo per costruirlo e sostenendo che nel quadro della nuova finanza globale non c'è più spazio per la finanza di progetto. Nacque così l'ipotesi assurda - poi fortunatamente caduta - di realizzare l'ospedale tra Trento e Mattarello, sacrificando l'ultima campagna rimasta. Intanto il concorso di progettazione era partito, con una decina di gruppi nazionali di professionisti al lavoro su un tema particolarmente complesso e impegnativo, dopo aver firmato una clausola, evidentemente vessatoria, in cui rinunciavano a ogni indennizzo nel caso in cui il Consiglio di Stato avesse riesumato la prima gara. Proprio ciò che avvenne. Sia chiaro: non era un obbligo ma una possibilità. Sarebbe stato meglio annullare definitivamente la prima gara, indennizzare - com'era giusto - i concorrenti che vi avevano partecipato, e proseguire sulla strada del concorso, sperando che tra la decina di progetti attesi ce ne fosse almeno uno che meritasse d'essere costruito. Invece, la prima gara è stata ripetuta, questa volta con una giuria legittima. Ma i partecipanti si erano dimezzati e quindi la più importante opera pubblica mai costruita dalla Provincia dovrà necessariamente essere uno dei due progetti presentati. Insomma, in vent'anni la Provincia ha costruito un enorme pasticcio. Questa situazione potrebbe però essere l'occasione per rimettere a posto le cose. Infatti: a) la Provincia ha riproposto la gara in project financing, e ai concorrenti che non hanno partecipato non spettano evidentemente indennizzi; b) dei due partecipanti, uno è stato giudicato privo dei requisiti finanziari e l'altro pare privo di quelli progettuali, quindi nessuno dei due può pretendere alcunché. La gara in project financing potrebbe quindi essere annullata senza costi, e il concorso di progettazione potrebbe essere regolarment e concluso e aggiudicato, risparmiando anche il costo dei prevedibili indennizzi. Si obietterà che questo allontanerà ulteriormente la data dell'inaugurazione. Non è detto, vista la possibilità dell'impresa exvincitrice di contestare (pare con elementi oggettivi) l'assegnazione: se le due imprese si escludono a vicenda, chi costruirà l'ospedale? Inoltre, dopo ventidue anni d'attesa, uno in più o in meno pare un battito di ciglia. In compenso, potremmo certamente risparmiare un bel po' d'interessi sul capitale, sperare in un progetto migliore, affidare le forniture sanitarie a chi è davvero qualificato e magari approfittare per pianificare quel pezzo di città di cui il nuovo ospedale sarà inevitabilmente il fulcro. Infine, ricordiamoci che l'ospedale appartiene ai cittadini, è costruito per loro e finanziato con le loro tasse. I cittadini hanno non solo il diritto di trovare cure efficaci in un edificio accogliente e comodamente accessibile, hanno anche il diritto di riconoscere nella sua architettura e negli spazi urbani in cui è inserito i segni eloquenti (fin qui assenti) della pretesa «specificità» su cui si fonda l'autonomia trentina. * Presidente Italia Nostra del Trentino