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12/01/2021

Appalto e somministrazione, doppio percorso per la diffida

ItaliaOggi Sette - DANIELE CIRIOLI

Le indicazioni dell'Ispettorato sull'iter per la soddisfazione dei crediti da lavoro
Doppia diffida accertativa nei contratti di appalto e in quelli di somministrazione di lavoro: la prima a carico del datore di lavoro, la seconda a carico dell'utilizzatore fi nale delle prestazioni di lavoro (il committente). Doppio provvedimento perché gli importi possono essere diversi e perché la responsabilità solidale (tra datore di lavoro e committente) è limitata nel caso degli appalti e piena nel caso di somministrazione di lavoro. A precisarlo, tra l'altro, è l'ispettorato nazionale del lavoro (Inl) con la nota prot. 1107/2020, chiarendo alcuni aspetti operativi del provvedimento che gli ispettori possono adottare per facilitare la soddisfazione dei crediti di lavoro ai lavoratori (paghe, indennità ecc.). La nuova diffida accertativa. La «diffi da accertativa per crediti patrimoniali» ha lo scopo di mirare a facilitare la soddisfazione dei crediti di lavoro dei lavoratori. Con essa, in pratica, qualora nel corso della vigilanza emergano inosservanze da cui derivano crediti di natura patrimoniale a favore dei lavoratori, l'ispettore intima al datore di lavoro di corrispondere quanto accertato. La legge n. 120/2020, in vigore dal 15 settembre 2020, ha riformato la disciplina con nuove regole che si applicano alle diffi de notifi cate a partire da tale data, mentre alle diffi de notifi cate prima trova applicazione la previgente disciplina, anche per quanto riguarda in particolare i ricorsi (da presentare al «Comitato per i rapporti di lavoro» e non al direttore dell'Itl). Campo applicativo più esteso. La prima novità sta nell'estensione della platea di destinatari. Fino al 14 settembre, l'ispettore poteva adottare la diffi da la solo nei confronti dei datori di lavoro omissivi. Dal 15 settembre «trova applicazione anche nei confronti dei soggetti che utilizzano le prestazioni di lavoro, da ritenersi solidalmente responsabili dei crediti accertati». Secondo l'Inl, ciò comporta che, negli appalti o nelle somministrazioni di manodopera, la diffida avrà sempre come destinatari sia il datore di lavoro sia il responsabile in solido, cui il lavoratore può rivolgersi, indifferentemente, per dare esecuzione al titolo esecutivo. La notifi ca della diffi da anche in capo al responsabile in solido resta ferma anche in tutte le ipotesi in cui sia in corso un accertamento in ordine alla liceità o meno della fattispecie di esternalizzazione, accertamento che non può «interferire» con il provvedimento di diffida se non in merito a profi li concernenti l'effettiva quantifi cazione dei crediti del lavoratore. Destinatari, obbligati solidali e filiera appalti. Riguardo ai casi in cui, oltre al datore di lavoro, siano presenti anche uno o più obbligati (cioè nelle ipotesi di appalto), l'Inl ricorda, prima di tutto, che, con circolare n. 5/2011, il ministero del lavoro ha chiesto di «comunicare» la diffi da accertativa a tutti i responsabili in solido (ossia a committente, appaltatore e subappaltatore), perché la tempestiva comunicazione del debito, nel contesto normativo previgente, risultava funzionale all'attivazione di meccanismi di autotutela a disposizione dell'obbligato solidale (esempi: blocco pagamenti relativi ai lavori eseguiti). Tale orientamento è stato confermato con nota n. 13325/2014, che ha evidenziato come tale comunicazione fosse fi nalizzata a «notiziare gli eventuali responsabili in solido delle conseguenze pregiudizievoli, in termini di eventuale chiamate in solidarietà per mezzo di atti successivi, che sarebbero potute derivare loro dall'adozione di siffatti provvedimenti». Pertanto, precisa adesso l'Inl, la possibilità di adottare un provvedimento «coercitivo» nei confronti del responsabile solidale è una novità introdotta dalla citata legge n. 120/2020; tuttavia, la nuova formulazione della norma (che è l'art. 12 del dlgs n. 124/2004), nel consentire l'adozione della diffi da anche «nei confronti dei soggetti che utilizzano le prestazioni di lavoro, da ritenersi solidalmente responsabili dei crediti accertati», limita gli effetti coercitivi al solo soggetto che «direttamente» utilizza la prestazione lavorativa, con la conseguenza di escludere da tale coinvolgimento tutti gli altri soggetti responsabili solidali ai sensi dell'art. 29, comma 2, del dlgs n. 276/2003 (la norma che detta, appunto, la disciplina sulla «responsabilità solidale») interessati nella filiera dell'appalto. Per l'Inl, nonostante ciò, rimane salva la possibilità di dare comunicazione del debito accertato a tutti gli ulteriori soggetti coinvolti nella fi liera, una volta che la diffi da abbia acquistato natura di titolo esecutivo. Limiti del regime di solidarietà. Ai fi ni dell'emanazione della diffi da nei confronti dell'utilizzatore/obbligato solidale, aggiunge l'Inl, si deve tener conto dei limiti di operatività del regime di solidarietà (ex art. 29 citato), il che vuole dire che: • i trattamenti retributivi dovuti sono individuati in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appaltoappalto per esigere i crediti nei confronti del responsabile solidale; • il regime di solidarietà non trova applicazione in relazione al committente persona fi sica che non esercita attività di impresa o professionale Relativamente al primo aspetto, pertanto, la diffi da nei confronti dell'obbligato solidale può avere a oggetto esclusivamente i crediti maturati nel periodo di esecuzione dell'appalto e in relazione allo stesso. Pertanto, appare possibile che la diffi da notifi cata al datore di lavoro contempli importi diversi da quelli oggetto della diffi da notifi cata al responsabile solidale in qualità di utilizzatore fi nale, atteso che il vincolo di solidarietà è limitato solo alle retribuzioni maturate in ragione dell'appalto. Per quanto concerne il termine decadenziale di due anni dalla fi ne dell'appalto, inoltre, l'Inl fa notare che una diffi da emanata successivamente sarebbe «inutiliter data» e in contrasto con la normativa, perché il credito perderebbe, per effetto dello spirare del termine, il requisito della esigibilità. Tali limiti, riguardando esclusivamente le ipotesi di appalto, non trovano applicazione nei casi di somministrazione. Infine, l'Inl precisa che non è possibile adottare la diffi da nei confronti di utilizzatori persone fi siche che non esercitano attività di impresa o professionale. Pluralità di soggetti utilizzatori. In caso di pluralità di soggetti utilizzatori, che si siano succeduti nel tempo o siano contestuali (si pensi, ad esempio, agli appalti di pulizie), l'Inl spiega che si deve avere cura di defi nire con esattezza il periodo di riferimento di ciascun appalto. In caso di utilizzatori contestuali, infi ne, l'ammontare complessivo del credito maturato nel periodo di esecuzione va riproporzionato in base al numero di ore d'impegno del lavoratore nei rispettivi appalti. Qualora ciò dovesse risultare impossibile, difettando i requisiti di liquidità e certezza del credito nei confronti del committente, la diffi da andrà adottata nei confronti del solo datore di lavoro. I rimedi contro la diffida. Ricevuta notifica della diffi da, il datore di lavoro può promuovere, entro 30 giorni, un tentativo di conciliazione presso l'Itl. Secondo l'Inl, anche se la norma si rivolge al «datore di lavoro», la facoltà di conciliare spetta pure all'obbligato solidale. Se c'è accordo la diffi da decade. Se passa inutilmente il termine (30 giorni) e/o se l'accordo non è raggiunto, la diffi da acquista effi cacia di titolo esecutivo previa adozione di decreto da parte del direttore dell'Itl. Qui cominciano le altre novità. Dal 15 settembre, entro 30 giorni, in alternativa al tentativo di conciliazione, il datore di lavoro può fare ricorso al direttore dell'uffi cio territoriale dell'ispettorato del lavoro (Itl) che, notifi cato anche al lavoratore, sospende l'esecutività della diffi da per 60 giorni entro cui il ricorso va deciso. Pertanto, il ricorso non va più presentato ai «Comitati per i rapporti di lavoro», ma all'Itl. Il termine di decisione è ridotto di un mese (da 90 a 60 giorni) e, cosa più rilevante, non è più necessario il decreto del direttore dell'Itl per conferire esecutività alla diffi da che l'acquisisce automaticamente. Inoltre, benché la norma rimetta la possibilità di conciliare al «datore di lavoro» l'Inl ha ritenuto che, nelle ipotesi di esternalizzazioni, la facoltà vada estesa anche all'obbligato solidale. In tal caso, l'Inl ritiene opportuno convocare per il tentativo di conciliazione (conciliazione monocratica) anche il soggetto obbligato che non ne abbia fatto formalmente istanza, alfi ne di consentirgli di partecipare e di siglare l'eventuale accordo che, in tal modo, dispiegherà effetti nei confronti di tutte le parti. © Riproduzione riservata Conciliazione monocratica e ricorso (In presenza di due obbligati) I due strumenti sono alternativi in relazione a ciascun obbligato. Pertanto, dove i soggetti obbligati sono due, è possibile che scelgano rimedi diversi. In tal caso, gli Uffi ci hanno cura di dar corso, in via prioritaria, al tentativo di conciliazione esclusivamente tra lavoratore e soggetto istante In caso di esito positivo della conciliazione, l'accordo fa venir meno la diffi da nei confronti del soggetto che la sottoscrive. Tale soggetto, pertanto, resta indifferente al successivo esito del ricorso presentato dal secondo coobbligato In caso di esito negativo della conciliazione, la diffi da non potrà automaticamente acquistare valore di titolo esecutivo nei confronti dell'obbligato che ha promosso la conciliazione. Infatti, la pendenza del ricorso presentato dal secondo coobbligato sospende l'effi cacia del provvedimento (della diffi da) anche nei confronti del primo coobbligato e occorrerà attenderne gli esiti Solo una volta defi nita la conciliazione si potrà procedere alla istruttoria del ricorso amministrativo, ferma restando la necessità di assicurare, se possibile, il rispetto del termine di 60 giorni per la sua decisione. In tal caso: se il ricorso viene rigettato, la diffi da acquista valore di titolo esecutivo • nei confronti del ricorrente e del secondo responsabile che non abbia sottoscritto la conciliazione se il ricorso viene accolto, la diffi da non acquista effi cacia di titolo esecutivo • nei confronti di alcuno dei coobbligati