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17/07/2018

Appalto del gas, la Procura non molla

Corriere Adriatico

IL CASO
ASCOLI La Procura di Ascoli Piceno ha presentato ricorso in appello per chiedere di ribaltare la sentenza con cui lo scorso dicembre il tribunale ha assolto i quattro imputati per il processo sull'appalto milionario del gas: lo stesso che, nel 2011, era stato aggiudicato dalla partecipata Sevizi Distribuzione per l'erogazione del gas metano in cinque comuni della vallata del Tronto.
Imputati assolti
Gli imputati erano Raniero Tosti, dipendente della Servizi Distribuzione, Giuseppe Morelli, responsabile unico del procedimento in forza al comune di Monteprandone, e due manager di una società di consulenza, la Gestir con sede a Modena, Gandolfi e Liguori. Tutti e quattro rispondevano alla sola accusa di turbativa d'asta. Ma nel dicembre scorso sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Il Pm Umberto Monti, però, ha fatto ricorso in appello e il caso sta per essere riaperto, anche se non è ancora stata fissata la data della prima udienza. Si tratta dell'appalto del valore di 18 milioni di euro finito per più di sei anni sotto i raggi x della Procura, per la concessione della distribuzione del gas metano in cinque comuni della vallata, aggiudicato dalla partecipata Servizi Distribuzione. Una vicenda giudiziaria che ha fatto tremare l'intero universo politico dell'epoca, a causa di alcune denunce arrivate ai finanzieri della Tributaria di Ascoli che sollevavano dubbi sulla corretta stesura del bando e sui comportamenti degli ex indagati, passati al setaccio dagli inquirenti attraverso centinaia di pagine di intercettazioni telefoniche. Al primo grado si erano costituiti parte civile, invitati a farlo dalla Procura, solo due dei cinque comuni coinvolti e componenti del consorzio per la gestione delle reti gas della vallata: Castorano e Colli del Tronto. Gli altri tre, Monsampolo, Spinetoli e il comune capofila del consorzio, Monteprandone, avevano deciso di rimanere in disparte. Chiaramente la vicenda, tornata alla ribalta dopo il ricorso in appello della Procura, ha scatenato le prime reazioni del mondo politico della Vallata. E a commentare la decisione del Pubblico Ministero di ricorrere in appello sono proprio i sindaci dei due paesi che si sono costituiti parte civile. «Il Pubblico ministero - dice Andrea Cardilli, sindaco di Colli del Tronto - ha avuto le sue motivazioni: è lui che ha indagato, è lui che ha condotto tutti gli accertamenti del caso ed è lui che ha portato avanti tutta l'indagine. E solo lui sa se ci sono i presupposti per appellare la sentenza del tribunale. Mi fido della giustizia e nessuno si dovrà preoccupare, se si ha la certezza di essere innocenti» Stessa posizione per Daniel Ficcadenti, sindaco di Castorano. «Il caso è stato riaperto : noi abbiamo fiducia nella giustizia e sono sicuro che verrà fatta ulteriore chiarezza sulla vicenda. Ci siamo costituiti parte civile, ma questo non significa accusare nessuno. La nostra è solo la volontà di tutelare l'ente qualora ci fosse una irregolarità».
Eduardo Parente
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