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04/08/2020

Appalto dei kit per analisi Resta l’ultima imputata

La Stampa - M. BEN.

forniture AL MAGGIORE: IL PROCESSO
Avrebbe realizzato dei falsi nella fase istruttoria di una gara per la fornitura di reagenti e kit di analisi: questa l'accusa per cui Ivana Patrizia Bellora, 64 anni, direttore della Struttura complessa Provveditorato del Maggiore, è comparsa l'altra mattina in tribunale a Novara. È l'ultima posizione a giudizio dell'inchiesta sui concorsi e gli appalti «truccati» all'ospedale Maggiore di Novara, in cui medici, commissari e candidati sono già usciti di scena in udienza preliminare con riti alternativi (fra loro anche il personaggio chiave, l'ex preside della Scuola di Medicina, Giorgio Bellomo) oppure con la messa alla prova ai servizi di pubblica utilità. Difesa dall'avvocato Umberto Caldarera, in udienza sono stati prodotti gli atti di indagine. Si eviterà così una lunga istruttoria e l'ascolto di numerosi testimoni. Anche perché la difesa contesta il reato dal punto di vista tecnico-giuridico: in pratica l'azienda che forniva i reagenti era comunque l'unica in Italia che poteva farlo e quindi si tratterebbe di una mera irregolarità, non di un abuso d'ufficio con falso. A novembre la sentenza. Il troncone sulle forniture dei kit era emerso durante le intercettazioni sui concorsi con l'aiutino per le assunzioni del Dipartimento laboratori. Grazie ad accertamenti e verifiche si era scoperto che c'erano delle irregolarità anche su altre gare pubbliche riguardanti l'ospedale. Come quella del novembre 2015, in cui, secondo la Procura, furono realizzati dei falsi nella fase istruttoria di una gara per la fornitura di reagenti e kit di analisi. Bellora avrebbe agito in concorso con Bellomo e altri dipendenti del settore amministrativo. A fine novembre, poi, sarebbe stato approvato il verbale definitivo di affidamento nei confronti della ditta che avrebbe dovuto essere invece esclusa. - © RIPRODUZIONE RISERVATA