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10/04/2020

APPALTI,ILDOPOCOVID NONSARÀVELOCE CONQUESTA BUROCRAZIA

Corriere Fiorentino - Vincenzo Di Nardo*

LE INFRASTRUTTURE OLTRE L'EMERGENZA
Quella che stiamo vivendo è una stagione molto dolorosa, con la più grave emergenza sanitaria che la mia generazione ricordi e l'economia ferma al palo. Difficile fare previsioni, ancora più difficile coltivare l'ottimismo. Eppure, l'ottimismo è la sola strada possibile: guardare al domani con positività sfruttando questo periodo di blocco forzato per aguzzare l'ingegno e mettere mano alle misure indispensabili per la ripresa, in modo che siano subito operative. Misure straordinarie, lo premetto, perché straordinaria è la crisi che ci troviamo a fronteggiare. È da un grande piano di investimenti sulle infrastrutture che deve ripartire il Paese. E quando scrivo «infrastrutture» non mi riferisco solo a porti e autostrade, ma anche alle infrastrutture ospedaliere, di cui mai come oggi balza agli occhi l'obsolescenza; mi riferisco alle opere pubbliche in generale, alle carceri, alle scuole, ai termovalorizzatori, agli impianti per la manutenzione dei fiumi e per la produzione di energie rinnovabili. Ebbene, questo settore andrebbe letteralmente inondato del denaro, pensando fin da subito di attivare un grande piano di opere pubbliche e di sostegno alle opere private. E la burocrazia? Invochiamo da sempre procedure più snelle, quelle che a maggior ragione dovrebbero favorire la ripresa a guerra finita - ed è evidente che siamo in guerra, anche se per strada non ci sono le macerie... Burocrazia e ripresa post-Covid non possono coesistere. Penso alle procedure d'appalto e al nodo dei cosiddetti «tempi di attraversamento», per cui fatto 100 il tempo necessario per realizzare un'opera dal momento del suo concepimento, 66 è quello che serve oggi per progettarla, approvarla e mandarla a gara. Solo il 34% è impiegato per la pubblicazione della gara, l'aggiudicazione dei lavori e la loro esecuzione. Questi «tempi di attraversamento» vanno assolutamente ridotti e poi, nel rispetto del Codice degli Appalti, del libero mercato e della trasparenza dobbiamo procedere all'affidamento dei lavori. Un Commissario straordinario con più ampie prerogative anche per l'affidamento dei lavori è indicato da qualcuno come la chiave di volta. Lo snellimento delle procedure ne guadagnerebbe senz'altro, dubito il libero mercato. Ricordo, al riguardo, che le direttive comunitarie invitano l'Italia a suddividere i lavori per le grandi opere in lotti più piccoli alla cui realizzazione possano partecipare autonomamente anche le piccole e medie imprese anche associate in raggruppamenti temporanei o consorzi. Oggi, invece, sono sempre i colossi del settore ad aggiudicarsi i lavori, salvo spacchettarli a piacimento subappaltando i pezzi alle imprese più piccole a condizioni capestro e con tempi di pagamento scandalosi. Porto per tutti l'esempio delle imprese che hanno lavorato alla Tramvia di Firenze per la Concessionaria con sconti elevatissimi e pagamenti, quand'è andata bene, ad oltre 200 giorni. Quanto ai commissari e ai lavori affidati grazie a poteri straordinari, la storia è piena di pessimi precedenti. Le opere per i 150 anni dell'unità d'Italia, quelle per Italia '90, ma anche gli interventi di ricostruzione post sismica dovrebbero far riflettere. Il libero mercato e la libera concorrenza danno modo alle piccole e medie imprese di lavorare con le giuste garanzie e magari anche di crescere, senza piegarsi a raccogliere le briciole dei grandi. Una proposta ragionevole è la riduzione da 3 a 2 dei livelli per l'approvazione dei progetti, tale da garantire un'accelerazione a valle dei tempi di affidamento dei lavori. La condizione, però, è che nessuna opera venga assegnata senza l'asseverazione di un advisor indipendente che ne attesti la correttezza e l'effettiva realizzabilità. Se in fase di esecuzione dovessero emergere carenze progettuali, si aprirebbe infatti lo spazio per riserve, contenziosi, nuovi oneri e addirittura la sospensione dei cantieri. Bisognerebbe intervenire sul blocco di inizio lavori a causa di ricorsi perché, anche se la casistica non è percentualmente rilevante (solo il 3%), vale il principio. C'è dunque da augurarsi che i termini che regolano le attività dell'organo giudicante siano perentori e non ordinatori, come lo sono per le parti; che il ricorso non congeli l'aggiudicazione, la firma del contratto e l'inizio dei lavori, ma si limiti a riconoscere il mancato utile al ricorrente risultato vittorioso in giudizio; che vengano inasprite le condanne per lite temeraria, in modo da scoraggiare chi vi ricorre pretestuosamente perché il rischio è poco e tentare non nuoce. Bisognerebbe imporre anche la formula del silenzioassenso quando è richiesto il parere delle Sovrintendenze. Volendo chiudere con una nota positiva e un esempio virtuoso che superò il disposto del Codice degli Appalti di allora, cito qui il provvedimento applicato dal prefetto di Firenze, mi pare nel 1996 per la realizzazione delle opere per un vertice europeo. Fu redatto, allora, un elenco delle opere da eseguire con il loro costo effettivo, senza sconti. E questo per consentire alle imprese di aderire da sole o in Associazioni Temporanee a speciali albi suddivisi per scaglioni di importi. Attraverso una procedura pubblica, si proseguì dunque ad estrarre a sorte la prima opera da dare in affidamento e la prima impresa affidataria - che veniva con ciò esclusa dalle successive estrazioni - e via via così per tutte le opere. Sarà stato un caso, ma i lavori così affidati vennero completati nei tempi previsti e senza sollevazione di riserve. Modalità straordinarie, commissari straordinari... Non escludo nulla a priori, sono possibilista, se il fine è arrivare a una riduzione a monte dei tempi di gara e di solo quel 66% di tempo che si perde per indirla. L'essenziale è che sulle procedure di affidamento il faro resti il libero mercato ed il rispetto del Codice degli Appalti e delle direttive comunitarie. *Presidente Consorzio GST

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