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23/06/2020

Appalti, xylella, rifiuti e pagamenti Pa: Italia al top per condanne europee

Il Sole 24 Ore - Marina Castellaneta

PANORAMA / Rapporto della corte di giustizia
Il rapporto 2019 della Corte di Giustizia Ue non fa sconti al nostro Paese, colpito da 6 condanne (su un totale di 35) per infrazione delle regole comunitarie. E su temi pesanti come appalti, dazi, rifiuti, xylella a cui - a inizio 2020 - si è aggiunta la bocciatura per i ritardi nei pagamenti della Pa alle imprese. Siamo tristemente primi davanti a Polonia e Germania (3 condanne a testa) e abbiamo altre 83 procedure aperte. -a pag. 8

Un anno eccezionale per la Corte di giustizia dell'Unione europea, con 1.739 casi decisi a fronte di ben 1.905 nuovi arrivi nelle aule di Lussemburgo. Non solo. Nel 2019 sono stati 641 i rinvii pregiudiziali, segno della crescente fiducia dei giudici interni nel sistema giudiziario Ue e dell'utilità del dialogo con Lussemburgo. Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto annuale sull'attività della Corte di giustizia, che include Corte Ue e Tribunale, da cui emerge anche il poco lusinghiero primato italiano sulle procedure di infrazione arrivate a sentenza per inadempimento.

Il rapporto 2019

Il primo elemento che emerge riguarda il miglioramento costante dei tempi medi di decisione: sono stati 15,6 mesi nel 2019 a fronte dei 18 mesi del 2018. E questo malgrado la sempre più alta complessità delle cause: dai migranti all'ambiente, dagli appalti ai marchi, dalla cooperazione giudiziaria civile a quella penale, dal rispetto della rule of law ai diritti di consumatori e passeggeri. Con sentenze che sempre di più incidono sulla vita dei cittadini.

Vediamo gli altri dati. L'ingresso di nuovi procedimenti è stato compensato da un numero record di chiusura di casi, con la Corte Ue (non è incluso il Tribunale) che arriva a 865 casi chiusi (+14% rispetto al 2018) con 760 procedimenti definiti (per il Tribunale, i nuovi procedimenti sono stati 939, 874 quelli chiusi e 1.398 quelli pendenti).

Nell'esame dell'attività della Corte, per i rinvii pregiudiziali, presentati dai giudici nazionali degli Stati membri per ottenere l'interpretazione del diritto Ue o un accertamento di validità degli atti, sono Italia, Germania e Spagna a rivolgersi con sempre più frequenza a Lussemburgo: nel 2019 i rinvii sono stati 749, mentre nel 2018 erano 709.

È la Germania in testa con 114 rinvii, seguita da Italia con 70 (68 nel 2018) e Spagna con 64. Un trend - si osserva - che è un segno della vitalità del dialogo tra corti. Al top dei rinvii le questioni relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (105 nuovi casi), le tasse (74 casi) e la proprietà intellettuale e industriale (sempre 74 casi). Per l'Italia, dal 1952 al 2019, il Consiglio di Stato si è rivolto alla Corte Ue in 204 casi, seguito dalla Cassazione con 170 rinvii, mentre 4 sono arrivati dalla Corte costituzionale e 1.205 da altri organi giurisdizionali. Inoltre, la Corte, a seguito di un rinvio pregiudiziale della Consulta italiana (ordinanza n. 117/2019), dovrà pronunciarsi, nel 2020, su una questione di fondamentale importanza in materia di market abuse e cioè se il diritto al silenzio che spetta agli accusati di un reato valga anche per i procedimenti Consob.

I record italiani

Sui ricorsi per inadempimento la Corte ha adottato 35 sentenze (57 nel 2018): l'Italia ha avuto il numero più alto di condanne a seguito di procedure di infrazione (6), seguita dalla Polonia e dalla Germania a 3. Tra le sentenze di condanna, la violazione per le regole sulle discariche dei rifiuti (causa C-498/17), la violazione di norme sugli appalti pubblici (C-526/17), il mancato rispetto delle prescrizioni per gli esami su tessuti e cellule umani (C-481/18), la sentenza di condanna per non aver attuato in modo effettivo le misure di contenimento decise dalla Commissione europea per combattere la Xylella fastidiosa (C-443/18), l'inadempimento per la mancata trasmissione dei programmi sullo smaltimento di rifiuti radioattivi (C-434/18) e un caso sui dazi doganali (C-304/18). L'Italia ha poi aperto il 2020 con una nuova condanna per i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali nei casi in cui il debitore sia una Pa (sentenza del 28 gennaio 2020, causa C-122/18). La Corte Ue, infatti, ha stabilito che l'Italia non ha assicurato che le sue pubbliche amministrazioni procedano a versare gli importi dovuti entro termini di pagamento non superiori a 30 o 60 giorni secondo quanto previsto dalla direttiva 2011/7 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

Inoltre, dall'attività complessiva della Corte nei procedimenti per inadempimento, dal 1952 al 2019, l'Italia è al top per il numero di casi (656), seguita, ma a molta distanza, dalla Francia (419). Per quanto riguarda lo stato delle procedure di infrazione a carico dell'Italia, al 14 maggio 2020, sono 83, di cui 68 per violazione del diritto dell'Unione e 15 per mancato recepimento di direttive.

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Marina Castellaneta La Corte di giustizia Ue accorcia i tempi medi di decisione: da 18 mesi del 2018 si passa a 15,6 mesi nel 2019. Nonostante la sempre maggiore complessità delle cause: dai migranti all'ambiente, dagli appalti ai marchi, dalla cooperazione giudiziaria civile a quella penale, dal rule of law ai diritti di consumatori e passeggeri.

il rapporto 2019 della corte ue

I dati

Si accorcia la durata dei processi

Inapplicate le regole comunitarie anche nel 2020, che si è aperto con una nuova bocciatura per i ritardi di pagamento della Pa alle imprese

LE PRONUNCE AD AMPIO RAGGIO

B

facebook

Ingiunzione a livello mondiale

Sentenza del 3 ottobre 2019, C-18/18,

Il giudice di uno Stato membro può ordinare a Facebook di rimuovere le informazioni memorizzate con un contenuto equivalente ad altre dichiarate in precedenza illecite e estendere gli effetti dell'ingiunzione
a livello mondiale.
Tuttavia, Facebook o altri prestatori
di servizi di hosting non sono destinatari di un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano, così come non hanno un obbligo generale di ricercare attivamente commenti illeciti.

C

airbnb

Non valgono le norme alberghiere

Sentenza del 19 dicembre 2019, C-390/18,

Airbnb non è un'agenzia immobiliare, ma è un servizio della società dell'informazione, regolato dalla direttiva 2000/31 sul commercio elettronico.
Pertanto, non vanno applicate le norme
che regolano i servizi forniti da
agenzie immobiliari o albergatori. La presenza di un legame tra il servizio di mediazione e la prestazione dell'alloggio non incide sull'applicazione della direttiva e questo anche se sono fornite prestazioni accessorie rispetto al servizio
di mediazione.

D

code sharing

L'emittente risponde dei ritardi

Sentenza 11 luglio 2019, C-502/18

I passeggeri che subiscono ritardi
per voli operati da più vettori in code-sharing hanno il diritto di rivolgersi alla compagnia aerea dalla quale
hanno effettuato la prenotazione
o acquistato il biglietto per ottenere
la compensazione dovuta dal vettore
a causa del ritardo subito,
anche se quel vettore ha coperto
la tratta in orario e il ritardo è
della seconda compagnia.