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10/08/2021

Appalti truccati e case popolari ai mafiosi così Foggia è finita nelle mani dei clan

La Stampa - VALERIA D'AUTILIA

IL CASO
Il Comune sciolto per mafia: "Quadro inquietante". Attentati e minacce contro chi provava a ribellarsi
FOGGIA «Collegamenti tra amministratori locali e criminalità organizzata» e il comune di Foggia viene sciolto per mafia. Le mani dei clan su appalti e case popolari, ma anche legami con ambienti criminali da parte di istituzioni e dipendenti comunali: «un quadro inquietante» che ha portato al provvedimento delle ultime ore. Ed è la seconda volta nella storia della Repubblica, dopo Reggio Calabria nel 2012, che tocca un capoluogo di provincia. La decisione del governo è arrivata dopo le verifiche della Commissione per l'accesso inviata a marzo scorso dal Viminale per accertare eventuali infiltrazioni mafiose nell'attività amministrativa. Ma la bufera era già scoppiata il 4 maggio con le dimissioni del sindaco Franco Landella, arrestato qualche giorno dopo con l'accusa di tentata concussione e corruzione e poi rimesso in libertà, mentre sua moglie Daniela Di Donna- dipendente comunale- era stata interdetta per dieci mesi dai pubblici uffici. Nell'inchiesta erano finiti anche due consiglieri, Antonio Capotosto e Dario Iacovangelo, e l'imprenditore Paolo Tonti. L'ex sindaco è accusato di aver intascato una tangente di 32mila euro per una proroga della concessione urbanistica. Soldi distribuiti tra alcuni banchi di Palazzo di Città in cambio di voti a favore sulla delibera. Nelle inchieste c'è anche il nome dell'ex presidente del consiglio comunale, Leonardo Iaccarino, finito ai domiciliari il 30 aprile scorso per corruzione e peculato e sfiduciato dopo il video degli spari dal balcone la notte di San Silvestro con accanto il figlio minorenne. Un intreccio tra politica e malaffare che ha spinto il Consiglio dei ministri ad affidare la gestione del comune a una commissione straordinaria. «Uno sviamento della cosa pubblica in favore degli interessi della criminalità organizzata», quella spietata Società foggiana ritenuta la quarta mafia d'Italia. Pressioni e intimidazioni. E così Foggia si aggiunge agli altri comuni della provincia già caduti per lo stesso motivo e commissariati in pochi anni: Monte Sant'Angelo, Mattinata, Manfredonia e Cerignola. Dagli appalti per il sistema di videosorveglianza al servizio di pulizia bagni, dal verde pubblico alla riscossione tributi, sino alle case popolari affidate senza criterio, o verifiche sulle autocertificazioni, ad affiliati ai clan: stando alle indagini, numerose «anomalie e irregolarità». E ancora l'assenza dei certificati antimafia per alcune imprese che hanno gestito servizi pubblici con un'ingerenza agevolata dalla «colpevole inosservanza delle norme da parte degli apparati amministrativi nelle procedure seguite per gli affidamenti». Mentre negli ultimi mesi, vari provvedimenti di interdizione da parte del prefetto avevano colpito alcune imprese contrattualmente legate al comune. La Società foggiana, con la sua organizzazione in «batterie», si muove nel tessuto politico, economico e sociale. Attentati e violenze contro chi prova ad alzare la testa. Le storiche famiglie criminali puntano al controllo del territorio e riescono ad «infiltrarsi nelle attività economiche della pubblica amministrazione». Ecco allora i legami tra un consigliere e un pregiudicato «costantemente tenuto informato di questioni che interessano l'ente locale potendole influenzare nel loro iter decisionale». Come nel caso del progetto per la videosorveglianza cittadina mal visto dalla criminalità. E nelle carte spunta anche il consigliere comunale ai domiciliari che risultava residente in un'abitazione in realtà occupata da un boss. Oppure il dipendente comunale che divulgava dati riservati sui decessi e le prestazioni delle onoranze funebri, in modo che la malavita potesse chiedere il pizzo. Infiltrazioni mafiose dentro e fuori le stanze di palazzo di Città, intrecci e rapporti con affiliati della Società foggiana già messi in luce nelle numerose indagini negli degli ultimi anni di procura di Foggia e Dda di Bari. Una mafia «moderna, camaleontica, dai connotati imprenditoriali e con interessi nella cosa pubblica e nel commercio» così è stata definita dagli investigatori. Gli stessi che, da tempo, lanciano appelli a quella parte di città sana: «Abbiate il coraggio di denunciare». Ma a parlare sono ancora in pochi. - Le tappe della vicenda 1 IL PRECEDENTE A inizio maggio il Comune viene sciolto in via ordinaria dal prefetto dopo le dimissioni del sindaco Franco Landella 2 L'ARRESTO Poco dopo l'ex primo cittadino leghista viene arrestato per tentata concussione e corruzione 3 IL COMMISSARIAMENTO Dal 25 maggio il Comune è amministrato dal commissario Magno e inizia il lavoro della commissione di accesso del Viminale

Foto: Leo Iaccarino, presidente del Consiglio comunale di Foggia, fu costretto a dimettersi dopo aver condiviso sui social network le immagini delle "pistolettate" sparate dal balcone a Capodanno