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20/11/2019

Appalti truccati e assunti, coinvolto l’ex assessore

La Repubblica - ch.sp.

Il caso
Aiutava imprenditori a ottenere appalti milionari in cambio del loro impegno elettorale e prometteva posti di lavoro e promozioni alla Regione Puglia: Filippo Caracciolo, l'ex assessore regionale all'Ambiente, secondo la Procura di Bari sarebbe stato il dominus di un sistema di gare pubbliche dirottate. Un sistema ricostruito dalla Guardia di finanza. servizio ● a pagina 3 Aiutava imprenditori a ottenere appalti milionari in cambio del loro impegno elettorale e prometteva posti di lavoro e promozioni alla Regione Puglia: Filippo Caracciolo, l'ex assessore regionale all'Ambiente, secondo la Procura di Bari sarebbe stato il dominus di un sistema di gare pubbliche dirottate. Un sistema ricostruito dalla guardia di finanza e sintetizzato nell'avviso di conclusione delle indagini firmato dalla pm Savina Toscani. Oltre a Caracciolo sono indagati per turbativa d'asta anche l'ex direttore Arca Puglia (l'agenzia regionale per la casa) Sabino Lupelli; l'ex direttore generale Amiu Puglia (che si occupa dello smaltimento rifiuti) Antonio Di Biase; gli imprenditori Massimo e Amedeo Manchisi, Alessandro Ermini e Rossano Degl'Innocenti; Donato Lamacchia, dirigente dell'ufficio Lavori pubblici del Comune di Barletta; Antonio Di Bari, dirigente dell'Aro 2 Bat. Caracciolo, Lupelli, Lamacchia e i due Manchisi devono rispondere anche di corruzione e Lamacchia anche di falso, materiale e ideologico.
Due le presunte gare truccate sulle quali la Procura ha acceso i riflettori, dopo che nel dicembre 2017 erano finiti agli arresti domiciliari Lupelli (all'epoca numero uno di Arca), l'avvocato Fabio Mesto, la cancelliera Teresa Antonicelli e gli imprenditori Massimo Manchisi e Antonio Lecce. Si tratta dell'appalto da 5,8 milioni di euro per la costruzione della nuova sede della scuola media Giovanni XIII a Corato e di quello per la realizzazione dell'impianto per di compostaggio ad Andria, per un valore di quasi 27 milioni di euro.
Il primo appalto fu aggiudicato a un'associazione temporanea di imprese di cui era capofila la Cementarius dei fratelli Manchisi e il secondo alla Green Project.
Entrambe le società nell'autunno 2017 avrebbero avuto contatti diretti con Caracciolo, che all'epoca era assessore regionale e candidato del Pd alla Camera nel collegio di Andria e che nel febbraio successivo si dimise dopo che fu reso noto il suo coinvolgimento nell'inchiesta Arca. A farlo finire nei guai fu la partecipazione a un pranzo presso un noto ristorante di Poggiofranco, insieme con Manchisi, Lupelli e Lamacchia, che fu osservato in diretta dai finanzieri in borghese seduti al tavolo accanto a quello dell'assessore. In quella circostanza, secondo la ricostruzione della Procura, Caracciolo avrebbe messo in contatto gli imprenditori che dovevano aggiudicarsi la gara con Lamacchia, che presiedeva la commissione aggiudicatrice. L'obiettivo conclamato era dirottare l'appalto. E per farlo, il politico avrebbe consegnato al commissario un foglietto con le indicazioni di cosa avrebbe dovuto modificare per alzare il punteggio dei Manchisi e fargli superare gli altri concorrenti. Dopo aver alterato i giudizi sulle imprese, Lamacchia avrebbe inviato un messaggio a Caracciolo per rassicurarlo, spiegando che i suoi amici avevano avuto 4,5 punti in più rispetto alla seconda classificata.
Successivamente sarebbero stati modificati anche i verbali di seduta della commissione. E visto che erano presenti anche altri componenti, pure loro sono finiti sotto inchiesta. Per correre un tale rischio, Lamacchia (che all'epoca lavorava al Comune di Barletta) avrebbe ottenuto da Caracciolo la promessa di essere assunto come dirigente alla Regione.
Storia simile per l'altro appalto.
Che sarebbe stato dirottato grazie all'aiuto di Antonio Di Biase e Antonio Di Bari, ai quali Caracciolo avrebbe assicurato l'inserimento nel suo gruppo di lavoro in assessorato. Anche nel caso della gara per l'impianto rifiuti di Andria è stato documentato il legame fra l'esponente della giunta regionale e un imprenditore che partecipava al bando. Sarebbe stato proprio Caracciolo a metterlo in contatto con Di Biase, che all'epoca era componente della commissione esaminatrice. Grazie agli accordi presi preventivamente, secondo la Procura, la gara sarebbe stata turbata con aggiudicazione alla Green Project. - ch.sp.
Verso il processo
L'ex assessore Filippo Caracciolo si dimise dalla giunta nel febbraio 2018

Foto: kIn azione L'inchiesta è stata fatta dalla Finanza