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13/10/2021

Appalti truccati a Salerno, anche il sindaco sotto inchiesta nel feudo di De Luca

Corriere della Sera - Fulvio Bufi

Il caso
Ai domiciliari un consigliere eletto nella lista del governatore Le coop Secondo la Procura c'era un patto per favorire un consorzio di cooperative
SALERNO Appalti truccati, incarichi pubblici affidati in violazione di regole e procedure e in cambio di voti. L'inchiesta della Procura della Repubblica di Salerno che ieri ha portato a dieci misure cautelari e che conta in totale ventinove indagati, copre con un'ombra non soltanto l'amministrazione comunale della seconda città campana ma uno dei più antichi e consolidati sistemi di potere dell'intero Paese, quello che ruota intorno a un'unica persona: Vincenzo De Luca.

Il presidente della Regione non è tra gli indagati e tantomeno ci sono provvedimenti emessi nei suoi confronti. Ma tra gli arrestati (ai domiciliari) c'è Giovanni Savastano, che in passato fu pure assessore comunale a Salerno e oggi è consigliere regionale grazie agli oltre 16.000 voti di preferenza raccolti poco più di un anno fa, quando risultò il più votato di una lista civica espressione del presidente. E nell'elenco degli indagati compare il nome di Vincenzo Napoli, sindaco appena rieletto, l'uomo che De Luca scelse come proprio erede quando decise che il suo futuro sarebbe stato alla guida del governo regionale.


E quanto questa inchiesta entri nel mondo del governatore lo raccontano le quasi trecento pagine dell'ordinanza firmata dal giudice delle indagini preliminari Gerardina Romaniello. Le accuse nei confronti di Napoli e di Savastano sono chiare sin dal capo di imputazione. Il sindaco, accogliendo le richieste di un suo collaboratore, sarebbe intervenuto sull'amministratore della partecipata Salerno Pulita affinché venisse stipulato un contratto di due mesi con una cooperativa in grado di fornire un automezzo attrezzato per il lavaggio delle strade cittadine. A proporre l'operazione era stato direttamente l'amministratore della coop Terza Dimensione, Fiorenzo Zoccola al quale, poi, sempre grazie al collaboratore di Napoli, sarebbero stati comunicati i dettagli dell'offerta presentata da un'altra società, in modo da consentirgli di proporsi con un prezzo più basso e aggiudicarsi quindi la gara.


Savastano, invece, quando era assessore comunale alle Politiche sociali, avrebbe stretto un patto con Zoccola, garantendo alle cooperative di quest'ultimo la proroga dell'appalto per la gestione del patrimonio comunale, e ottenendo in cambio la promessa di sostegno elettorale in vista delle elezioni regionali. A garanzia di quest'accordo, l'ex assessore avrebbe predisposto due delibere di giunta - una nel settembre e l'altra nel dicembre del 2020 - che avevano come oggetto proprio la prosecuzione dell'affidamento alle cooperative che facevano capo a Zoccola.


Dalle ricostruzioni degli inquirenti, anche relativamente ad altre vicende sui rapporti tra l'amministrazione comunale e le cooperative che facevano capo all'amministratore di Terza Dimensione, risulta centrale in gran parte dei reati contestati nell'ordinanza il ruolo di Fiorenzo Zoccola. Persona che a Vincenzo De Luca era tutt'altro che sconosciuta.


Con lui, e con i rappresentanti di altre coop aderenti al consorzio presieduto dallo stesso Zoccola, il presidente della Regione si siede a tavola il 16 febbraio del 2020 in occasione di una cena organizzata proprio dall'amministratore di Terza Dimensione. E a De Luca sembrano «essere destinati», come scrive il gip, «appunti dattiloscritti e manoscritti» sequestrati durante le indagini. «Si tratta - si legge ancora nell'ordinanza - di una lunga serie di richieste dell'imprenditore (Zoccola, ndr ) che coprono un importante arco temporale. Si avanzano nuove proposte imprenditoriali e si chiedono interventi sull'operato della Pubblica amministrazione».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chi sono

In alto, Giovanni Savastano, consigliere regionale campano, finito ai domiciliari. Sotto, Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno appena rieletto, che risulta tra i 29 indagati

La parola

Corruzione elettorale

È un reato previsto dall'articolo 86 del D.p.r. n. 570/1960 e punisce chi, per dare
o negare il voto, ha accettato offerte, promesse, ha ricevuto denaro o altra utilità. Per la Cassazione per configurare
il reato non è dunque neanche necessario l'effettivo conseguimento delle promesse corruttive