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07/10/2021

Appalti truccati: 11 arresti, in carcere anche ex sindaco

Il Tirreno

un sistema di tangenti
PISTOIA. Un sistema di tangenti collaudato: si pagava per vincere gli appalti. La procura di Pistoia ha indagato 42 persone tra Toscana ed Emilia Romagna in un'inchiesta durata due anni. Sono state eseguite dalla polizia 19 misure a carico degli indagati: otto sono custodie cautelari in carcere, tre per arresti domiciliari con braccialetto elettronico e otto sono obblighi di dimora. Ieri nella conferenza stampa in questura il sostituto procuratore Leonardo De Gaudio ha spiegato insieme al procuratore Tommaso Coletta i contorni della vicenda, dando notizia di undici arresti (otto in carcere, tre ai domiciliari appunto) esito di un'inchiesta che ipotizza la creazione di un sistema per spartirsi gli appalti nei due comuni. In carcere è finito Renzo Giuntoli, sindaco di Pescia dal 1992 al 2001. Per gli uomini della squadra mobile di Pistoia, che hanno condotto le indagini su delega del procuratore Tommaso Coletta, era lui l'intermediario che metteva in contatto le imprese di costruzioni con due funzionari compiacenti dei Comuni di Pescia e Uzzano, rispettivamente Luciano Bianchi e Lorenzo Lenzi, che lunedì mattina sono andati a fare compagnia a Giuntoli in cella. Dietro le sbarre sono finiti anche dipendenti e titolari di quattro società: Luca Marchi di Montecarlo e Santo Savasta di Pistoia (Costruire srl), Valter Bianucci di Altopascio (Esmoter costruzioni srl), Roberto Rastelli di Massa e Cozzile (Euroedil snc) e Giuseppe Arascio di Altopascio (General Works). Ai domiciliari Daniele Biagioni di Minucciano (Lucca), Nicoletta Pieraccini di Pescia e Marco Colibazzi di Fucecchio. Il giudice per le indagini preliminari Patrizia Martucci ha firmato anche sei provvedimenti di obbligo di dimora per altrettanti indagati, che in totale sono 42, con 44 capi d'imputazione. Tra le società che secondo gli inquirenti avrebbero beneficiato del sistema di appalti pilotati ci sono anche la Coesco srl e la Diddi Dino e figli. L'inchiesta, iniziata due anni fa, l'hanno chiamata "Coffee break" perché gli indagati, temendo (a ragione) di essere intercettati, erano soliti invitarsi a prendere un caffè per concludere gli affari. A Uzzano le indagini hanno riguardato 14 appalti tra il 2018 e il 2020 per lavori cimiteriali, lavori stradali e di risistemazione delle scuole. A Pescia ci si è concentrati su 11 appalti tra il 2019 e il 2020 (lavori stradali e riduzione degli smottamenti in somma urgenza). I reati ipotizzati sono corruzione, istigazione alla corruzione, turbativa degli incanti, concussione e falso ideologico. In un caso anche la frode in commercio perché sarebbe stata utilizzata una quota insufficiente di bitume. Ma secondo gli inquirenti, che hanno preso in esame il periodo compreso tra il 2014 e il 2020, il sistema era in funzione anche prima. Chi veniva ammesso nel club dei vincenti era tenuto a pagare tangenti comprese tra il 3% e il 5% dell'importo dell'appalto. «Non possiamo negare la nostra amarezza per le accuse mosse nei confronti dei dipendenti comunali, prendiamo atto che anche durante la conferenza stampa in Procura è stato chiarito il nostro ruolo di amministratori del tutto estraneo alla vicenda e anche la nostra piena collaborazione alle indagini». Così la giunta municipale di Pescia.