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10/07/2021

Appalti, sui requisiti valutazione ragionevole

ItaliaOggi - DI ANDREA MASCOLINI

Va valutata secondo principi di ragionevolezza e proporzionalità l'incidenza di elementi che minano il possesso continuativo dei requisiti. Lo ha affermato il Consiglio di Stato, sezione terza, con la sentenza del 24 giugno 2021 n. 4844. La vicenda riguardava una procedura da aggiudicare secondo il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa in cui l'aggiudicataria della gara che aveva partecipato con altra impresa mandataria, successivamente alla presentazione dell'offerta era stata attinta dall'informativa interdittiva antimafia emessa dal Prefetto. La questione interpretativa nasceva essenzialmente dal fatto che, con riferimento ai procedimenti di gara sottoposti al precedente codice (dlgs n. 163/2006), non vige una norma analoga a quella introdotta dall'art. 80, comma 2, del vigente dlgs n. 50/2016, ai sensi del quale «costituisce altresì motivo di esclusione la sussistenza, con riferimento ai soggetti indicati al comma 3, di cause di decadenza, di sospensione o di divieto previste dall'articolo 67 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 o di un tentativo di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84, comma 4, del medesimo decreto». Il Consiglio di Stato risolve la questione affermando che il principio di continuità del possesso dei requisiti di partecipazione, in quanto principio generale del procedimento di gara, «deve essere inteso ed applicato in coerenza con i concorrenti principi di ragionevolezza e proporzionalità, aventi rango non subordinato ai fini della disciplina (per gli aspetti non compiutamente regolamentati in via legislativa) del procedimento selettivo». Da ciò deriva che la pur accertata discontinuità nel possesso del requisito, tanto più laddove esso non appartenga all'ambito dei presupposti soggettivi di partecipazione legislativamente tipizzati, non è suscettibile di determinare l'esclusione del partecipante alla gara, quando (per la durata dell'interruzione, o per altre ragioni), essa non abbia concretamente determinato alcun vulnus all'esigenza dell'amministrazione di instaurare rapporti contrattuali con soggetti affidabili e qualificati. Dal momento che l'interdittiva ha avuto una durata poco più che mensile non rileva alcun vulnus per l'amministrazione e l'esclusione va annullata.