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11/08/2021

Appalti stradali: condannato un imprenditore

Il Tirreno

istigazione alla corruzione
Pisa. Fine della corsa giudiziaria per un imprenditore romano, vincitore di appalti in passato anche a Pisa, che in Cassazione si vede dichiarare inammissibile il ricorso contro la condanna confermata in appello a tre anni e quattro mesi per istigazione alla corruzione.Dionisio Sebastianelli, 61 anni e all'epoca dei fatti amministratore della Ipomagi, aveva vinto l'appalto per dei lavori di manutenzione su diverse strade statali nelle province di Pistoia, Firenze, Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara. Avvicinando alcuni tecnici aveva chiesto loro di chiudere un occhio, o tutti e due, su alcuni controlli sul contratto di appalto vinto, mentre in un'altra occasione aveva messo 2.000 euro dentro il borsello di un geometra dell'Anas perché non si "accorgesse" della sua intenzione di fare eseguire i lavori a ditte diverse dalla sua per risparmiare sulle spese visto che i suoi mezzi erano tutti a Roma. La stessa cifra offerta ad altri due dipendenti Anas. Il tecnico però lo denunciò e le indagini dei carabinieri portarono al processo. In abbreviato a Massa e in appello a Genova, Sebastianelli si è visto riconoscere la piena colpevolezza. L'imprenditore, dopo varie insistenze, aveva organizzato un pranzo a Marina di Massa invitando alcuni dipendenti Anas e i titolari delle imprese che avrebbero dovuto prendere i subappalti. L'antifona era chiara dal momento che Sebastianelli negli uffici Anas si lasciava andare a frasi del seguente tenore: «Cerchiamo di aggiustarsi come di solito si fa a Roma con altri vostri colleghi». Del pranzo vengono avvertiti i carabinieri. Prima di mettersi a tavola l'imprenditore invitò a fare un giro in auto il geometra da corrompere infilandogli 2.000 euro in una borsa, con tanto di biglietto con la scritta cinque per cento. Per l'accusa la tangente per consentire i subappalti. «Era un regalo, non una mazzetta», si era difeso l'imprenditore sia al momento dell'arresto che in aula. Scrivono i giudici: «La prova del reato e della intenzione perseguita dall'imputato emergono dal contenuto delle conversazioni intercettate e dalle stesse dichiarazioni rese dal ricorrente che, da una parte, aveva "tutti i mezzi impiegati a Roma" e, dall'altra, l'obiettivo di farsi sostituire dallo stesso (omissis, ndr) nella gestione dei lavori che intendeva subappaltare».P.b.