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20/12/2018

Appalti senza gara, compromesso gialloverde su due soglie

La Repubblica

Le opere pubbliche
È battaglia tra M5S e Lega sulla soglia di affidamento diretto degli appalti per i Comuni, che il Carroccio voleva alzare, proponendo un emendamento alla manovra per fissarla a 200 mila euro, dai 40mila che erano. È bastato però che il presidente dell'Anac Raffaele Cantone esprimesse su Repubblica forti perplessità («Questo meccanismo è oggettivamente pericolosissimo, non solo per i rischi corruttivi, ma anche per le potenziali infiltrazioni mafiose») per far scatttare l'allarme nel M5S.
Tant'è che ieri già a mezzogiorno il Guardasigilli Alfonso Bonafede annunciava che «la norma potrebbe cambiare» e un'ora dopo l'ala grillina di palazzo Chigi faceva trapelare lo stop al tetto dei 200mila euro. Proprio mentre i sindacati degli edili urlavano al «colpo di spugna alla legalità» assestato da un governo che «favorisce lavoro nero, caporalato, sfruttamento di immigrati clandestini e infiltrazioni criminali». Da qui il nuovo braccio di ferro fra alleati per abbassare la soglia e limitare nel tempo l'efficacia della misura: per l'anno 2019, «nelle more di una complessiva revisione del codice degli appalti» - recita il testo dell'emendamento alla manovra - la pubblica amministrazione potrà affidare lavori senza gara fino a 150mila euro (con uno sconto di 50mila rispetto all'ipotesi iniziale), mentre tra i 150mila e i 350mila euro sarà possibile procedere «previa consultazione di tre o più operatori economici».

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