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31/07/2021

Appalti, sale rischio corruzione

ItaliaOggi - DI ANDREA MASCOLINI

Documento di analisi della commissione europea sugli effetti del dl semplificazione 2020
Procedure rapide facilitano le infiltrazioni. P.a. inadeguata
Per la Ue le norme del decreto semplificazioni del 2020 rischiano di facilitare la corruzione in Italia. Inoltre, sono inadeguate le analisi interne alle pubbliche amministrazioni nell'87% dei casi. E' quanto si legge nel documento di lavoro del 20 luglio 2021 predisposto dai servizi della commissione europea che contiene la relazione sullo stato di diritto 2021 (capitolo sulla situazione dello stato di diritto in italia). Si tratta di un documento-base che dovrà essere discusso e approvato ma che mette in guardia sugli effetti che in quest'ultimo anno hanno determinato, in particolare, sul piano dei fenomeni corruttivi legati anche al settore dei contratti pubblici. Un primo dato che viene sottolineato è che la pandemia di Covid-19 ha aumentato significativamente il rischio che la criminalità si infiltri ulteriormente nell'economia legale dell'Italia tramite la corruzione e i reati ad essa connessi. L'affermazione della Commissione europea si basa sulle informazioni ricevute dalle autorità di polizia italiane secondo le quali «i criminali hanno approfittato in particolare dell'acquisto di piccole imprese private come mezzo per facilitare altri reati connessi alla corruzione, quale il riciclaggio di denaro». Il documento della Ue punta poi al settore degli appalti pubblici ove Il decreto-legge per la semplificazione e l'innovazione digitale adottato nel luglio 2020 (decreto 76/2020 convertito nella legge 120) ha introdotto un regime speciale per l'aggiudicazione dei contratti pubblici. Le misure si concentrano su procedure rapide e aggiudicazioni dirette senza gare ufficiali, su procedure di aggiudicazione semplificate e su sanzioni per coloro che sospendono o rallentano l'aggiudicazione e l'esecuzione di lavori pubblici: «tutti elementi, questi, che rischiano di facilitare la corruzione». Un monito che assume più valore proprio oggi che, con il decreto Recovery ormai approvato, innalza da 75 mila a 139 mila la soglia per gli affidamenti diretti di servizi e forniture. A tale proposito nel documento della Ue si richiamano espressamente le considerazioni svolte dall'Anac che ha sottolineato come la scelta di derogare «ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale» (il riferimento è alla deroga amplissima prevista per tutti i contratti sopra soglia Ue soggetti alle direttive europee) appare sproporzionata rispetto all'obiettivo di incentivare gli investimenti pubblici nonché fare fronte alle ricadute economiche negative a seguito del Covid-19. L'Unione europea nella sua analisi ha dato conto che, per affrontare l'emergenza causata dalla pandemia di Covid-19, nell'aprile 2020 l'Anac ha pubblicato un manuale con un quadro d'insieme sistematico delle disposizioni di legge nazionali rilevanti per accelerare e semplificare le procedure di gara e che ha anche ha aggiornato la propria banca dati dei contratti pubblici e ha elaborato nuovi indicatori del rischio di corruzione nel settore degli appalti pubblici nel dicembre 2020. Sul fronte anticorruzione, la Ue ha ricordato che l'Italia dispone di un piano nazionale anticorruzione per gli anni 2019-2021 e che i temi principali dell'aggiornamento del piano sono da un lato gli appalti pubblici, dall'altro il ruolo e i compiti dei responsabili anticorruzione locali, istituiti come figure centrali in ogni amministrazione locale. Secondo l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), saranno proprio queste due le principali tematiche del prossimo piano triennale per il periodo successivo al 2021 anche perché, si legge, «la maggior parte delle amministrazioni (circa l'87%) ha svolto analisi inadeguate per valutare il rischio corruttivo al loro interno. In particolare, il 27,1 % delle amministrazioni ha trascurato l'analisi del contesto socioeconomico».

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