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01/06/2019

Appalti pulizie, l’80 per cento partecipa allo sciopero

Il Gazzettino

PRESIDIO
PORDENONE Adesione intorno al 75-80 per cento, in provincia, secondo i sindacati, allo sciopero di ieri dei lavoratori degli appalti di pulizia e dei servizi integrati. In contemporanea con la manifestazione nazionale organizzata a Roma, su iniziativa di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti e Uiltucs, i lavoratori si sono ritrovati a partire dalle 9,30 davanti all'ospedale per un presidio con volantinaggio. Due le ragioni della protesta: da una parte il mancato rinnovo, da sei anni a questa parte, del contratto nazionale; dall'altra il no alle nuove politiche sugli appalti. La scelta del sito è simbolica, a indicare uno dei luoghi sensibili nei quali il ruolo di questa categoria di lavoratori è determinante. Ma sono diversi i servizi che si avvalgono di questa categoria di lavoratori. Fra i partecipanti al presidio, fra gli altri, un gruppo di lavoratori impiegati nell'appalto per le pulizie alla Base di Aviano, affidato alla società Dussmann: Circa un anno e mezzo fa - spiega la caposervizio Carmen Rigo -, la società che ha vinto l'appalto per le pulizie alla Base di Aviano ha ridotto l'orario contrattuale del 30 per cento, per poi chiedere già dal primo giorno ore supplementari, sulle quali non vengono però maturati tredicesima, quattordicesima e così via. Questa situazione va avanti da un anno e mezzo.
GLI APPALTI
L'appalto impega attualmente oltre una trentina di persone, per lo più donne. Chiediamo - continua Rigo - che queste ore vengano inserite nel contratto. A questo si aggiunge poi il fatto che i lavoratori devono spostarsi all'interno della Base con i loro mezzi, senza che sia previsto alcun rimborso. Fermi - sia pure entro i limiti previsti dalla legge 146 sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali - anche i lavoratori (una settantina) che all'Interporto si occupano della distribuzione dei farmaci a ospedali e case di riposo, con orario continuato, sette giorni su sette, su due-tre turni: Si tratta di un servizio fondamentale affidato a una cooperativa - spiega Maurizio De Poi -, con un appalto affidato due anni fa e che scadrà nel 2020. Per i lavoratori, a ogni cambio di appalto si prospetta il pericolo di perdere il posto.
IL CONTRATTO
Il primo motivo dello sciopero è appunto il mancato rinnovo di un contratto scaduto ormai da 72 mesi. A questo si aggiunge la questione delle possibili modifiche al Codice degli appalti, con il cosiddetto decreto sblocca cantieri, che ripristina il massimo ribasso per l'aggiudicazione e allarga il ricorso al subappalto, senza indicazione dei subappaltatori, con conseguenti tagli sugli orari di lavoro.
Lara Zani
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