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09/06/2021

Appalti pubblici La semplificazione è fondamentale

Gazzetta di Mantova

Era il febbraio 1994, quindi in pieno periodo di giustiziopoli post tangentopoli, che l'allora governo centrale promulgò una legge, all'epoca ritenuta rivoluzionaria (legge Merloni), che avrebbe dovuto rigidamente ri-disciplinare e modernizzare il sistema degli appalti pubblici in Italia. Settore, allora come adesso, oggetto delle brame e delle scorribande di un sistema che andava sotto il nome di magna - magna. Quella legge fu poi modificata, integrata, interpretata (non si contano le sentenze di Tar e Consiglio di Stato sul tema) ma la sostanza non è cambiata nemmeno dopo la promulgazione di leggi successive in materia, negli anni 2006 e 2016, nonché l'istituzione dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. Non parlo di impressioni ma di fatti, dato che almeno una volta alla settimana i notiziari radio-televisivi ci danno tuttora notizia di rinvii a giudizio e / o arresti domiciliari di sindaci, assessori, pubblici funzionari e imprenditori che entrano in contatto col settore degli appalti pubblici. A chi ha un minimo di esperienza in materia viene quindi da sorridere quando qualcuno (che per lo più si dimostra impreparato sull'argomento) si scaglia contro decreti semplificazione (secondo me necessari come l'ossigeno), ritenuti troppo allegri e, quindi, potenziale causa di tutti i mali e alimentatori di recrudescenza della corruzione. Nonché metterebbero a repentaglio la sicurezza sui cantieri di lavoro. Secondo diversi esperti del ramo è proprio perché le norme in materia, in Italia, sono troppe, farraginose, complesse, fra loro contraddittorie, di mai semplice applicazione, che chi vuol fare il furbo può trovare margini. È pure opinione di altri che un decreto semplificazione troppo morbido agevolerebbe la malavita. Io invece sto dalla parte di chi sostiene che al giorno d'oggi 'ndrangheta e mafia non rinvengono più i loro adepti fra i pastori (con 200 capre e il cane) là sui monti, ma per meglio inserirsi nel tessuto sociale, già da anni mandano i loro figli a studiare nelle più prestigiose università estere. Per cui, a loro, coltissimi in materia, le alchimie del codice appalti fanno, per così dire, un baffo, mentre tante sono le autorevoli voci nel settore che vedono proprio nella farraginosità delle leggi uno scivolo in discesa che agevola l'intrufolarsi nel sistema appalti dei malavitosi e dei disonesti. Se ci sono un progetto e un piano della sicurezza predisposti con acume, non occorrono leggi complicate per vedere un'opera pubblica realizzata bene, correttamente e nei tempi previsti. Servono, piuttosto, un direttore dei lavori e un responsabile della sicurezza in fase di esecuzione spesso presenti in cantiere, corretti, onesti e diligenti. In questo modo verrebbe superato anche il problemone tutto italiano del massimo ribasso d'asta. Facciamo un esempio: se un progetto di riasfaltatura di una strada contempla un nuovo tappeto da 5 centimetri di spessore e l'impresa appaltatrice, invece, lo realizza di soli 3 centimetri (perché deve fronteggiare un ribasso sui prezzi del tutto anomalo, offerto in sede di gara d'appalto), basta che il direttore dei lavori non disponga per i relativi pagamenti e quell'impresa mai più si avventurerà ad azzardare offerte economiche fuori mercato. Per non parlare, poi, dell'assurda applicazione, per tutte le tipologie di servizi, del sistema di aggiudicazione secondo il criterio della valutazione tecnica dell'offerta: se si tratta del restauro di un edificio (storico o non) il criterio calza al caso di specie, ma se si tratta di appaltare le pulizie degli immobili pubblici adibiti a uffici, scuole, ecc., mi si vuole spiegare qual è il quadro tecnologico che viene proposto (anziché il prezzo più basso proposto) che farà preferire un'offerta a un'altra? Con procedure che quadruplicano i tempi di aggiudicazione? Quindi un sistema efficace per la lotta alla corruzione nel settore degli appalti pubblici, a mio parere non sta tanto nell'assurda complessità delle leggi, bensì nella crescita e nella maturazione culturale di tutti i vari soggetti in campo, improntate a buon senso, onestà, correttezza e diligenza professionale. L'U.c.a.s. (ufficio complicazioni affari semplici), diffusissimo in Italia, rappresenta, invece, pane per i denti di furbi e potenziali corruttori e corrotti. Si creano le premesse per risultati opposti a quelli dai cittadini onesti auspicati. Alberto Bernardi