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29/09/2019

Appalti pubblici, il fallimento della semplificazione

La Gazzetta Del Mezzogiorno

MARTEDÌ LA PRESENTAZIONE IL VOLUME «LA LEGGE SBLOCCA CANTIERI» DEI BARESI LEONARDO SPAGNOLETTI E EMILIO TOMA
l Semplificazione vò cercando ma mai trovando, scriverebbe Dante alle prese con gli innumerevoli continui e quasi sempre mai riusciti tentativi di Governo e Parlamento di semplificare la disciplina di settori di assoluto rilievo per l'eco nomia del paese. Ne è patente esempio la materia degli appalti pubblici interamente rinnovata nel 2016 con l'approvazione di un nuovo codice a soli 10 anni di distanza dall'en trata in vigore del precedente (2006) cui seguì nel 2010 il Regolamento di attuazione e che, per la prima volta, aveva unificato in un unico testo normativo le discipline afferenti gli affidamenti nei vari settori (lavori, servizi e forniture). Il codice del 2006, che unitamente al regolamento componeva un corpus normativo di ben 613 articoli, subì ben tre correttivi da parte del Governo e assai rilevanti successive modifiche. La complessità della materia, dove l'esigenza di assicurare speditezza ed efficienza all'azione della p.a. sovente pare contrapporsi a quella altrettanto rilevante di garantirne l'imparzialità, ed una tecnica di scrittura legislativa che, in virtù dei numerosissimi rinvii ad altre disposizioni di legge, è ancora assai lontana da quegli obiettivi di chiarezza e semplicità che pure dovrebbe caratterizzarla (il c.d. drafting) rende incerta la comprensione del comando legislativo e determina l'insor genza della volontà di semplificare. Sennonché il rinnovato intervento semplificatore quasi mai semplifica e se risolve alcuni dubbi ne innesta immediatamente altri così impedendo quella sedimentazione della disciplina che pure è presupposto essenziale alla sua comprensione. Accade così che l'attuazione delle nuove direttive eurounitarie del 2014 anziché innestarsi sull'impianto del vecchio codice del 2006 sia avvenuto in uno con l'approvazione di un nuovo codice (nel 2016) che, per la fretta con la quale è stata operata in imminenza della scadenza della delega, conteneva tantissimi errori e refusi da aver determinato la necessità di una circolare di chiarimenti del ministero competente. Il nuovo codice smanioso di semplificare ha disposto il pensionamento del Regolamento e non solo di quello del 2010 ma proprio della fonte regolamentare sostituita dalla soft law ovvero da sistemi di regolazione ritenuti più flessibili (e tra questi le linee guida Anac) rispetto al regolamento e quindi ritenuti più facilmente e rapidamente adattabili ad una realtà in evoluzione. Gli esiti appaiono essere stati disastrosi. La frammentazione della disciplina di dettaglio tra una moltitudine di decreti ministeriali e di linee guida (il Consiglio di Stato ha censito più di 50 singoli atti attuativi) e soprattutto il carattere discorsivo di queste ( a fronte della concisione della norma) ne ha reso più difficoltosa la comprensione. Come da consolidata tradizione è, quindi, riemersa la volontà di semplificare e il precedente Governo ha presentato nel febbraio di quest'anno un disegno di legge delega per l'appro vazione di un nuovo codice degli appalti. Per segnare comunque subito un colpo ha poi parzialmente anticipato alcune delle scelte indicate e tra queste il ritorno al regolamento con il pensionamento delle linee guida e la soppressione dell'ob bligo di impugnare immediatamente le ammissioni alle gare disponendo un profondo rimaneggiamento del Codice. Di questo si parlerà a Roma il 1° ottobre alle 17,30 nella Biblioteca della Camera dei deputati in via del Seminario 76 in occasione della presentazione del volume «La legge sblocca cantieri. Le novità del Codice dei contratti pubblici» curato dai baresi Leonardo Spagnoletti e Emilio Toma con Marco Mariani edizioni Giappicchelli. Prefazione del presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi e postfazione del presidente di Sezione dello stesso Consiglio il barese Giancarlo Montedoro. Interverranno, oltre ai curatori del volume e al presidente Montedoro: Domenico De Bartolomeo, vice presidente Ance nazionale e Monica Piovi, direttore generale Estar. All'avvocato Emilio Toma barese e curatore del volume insieme al consigliere Leonardo Spagnoletti anch'esso barese poniamo le seguenti domande. Solo un anno fa l'editore Cacucci ha pubblicato un volume con lei curatore dal titolo significativo «I nodi del codice dei contratti» e pochi mesi dopo il Governo è intervenuto con il decreto sblocca cantieri. Un scelta inevitabile? «Il codice del 2016 conteneva due novità di assoluto rilievo e per le quali avevamo, anche nel volume edito da Cacucci e in commenti a questo successivi proprio sul La Gazzetta del Mezzogiorno , profetizzato esiti disastrosi sui principi della certezza del diritto e della trasparenza e cioè la sostituzione, per la disciplina di dettaglio, della fonte regolamentare con strumenti di regolamentazione flessibile (linee guida) e l'obbligo di impugnare da subito e con assai rilevanti costi l'ammissione di concorrenti irregolari e prima ancora che risultassero vincitori. Tale norma impediva di fatto qualsiasi controllo in caso di ammissioni illecite favorendo corruzione e favoritismi. Lo sblocca cantieri ha eliminato tale obbligo e fortemente ridimensionato le linee guida. Un giudizio positivo, quindi? «Su tali temi assolutamente sì anche se, per altri aspetti occorre denunciare come intervenire sistematicamente e approfonditamente su di un testo normativo ne impedisca la sedimentazione ne rende più ardua la comprensione e conseguentemente l'applicazione. Ciò non è un bene per un settore il cui mercato ha un forte impatto nella dinamica dell'eco nomia e dello sviluppo del paese con un valore che si attesta mediamente tra l'8 e il 10% del Pil».

Foto: L'avv. Emilio Toma