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07/07/2021

Appalti poco trasparenti per l’Expo il padiglione Italia nel mirino di Anac

La Stampa - PAOLO BARONI

Faro dell'Anticorruzione sull'evento di Dubai: troppi lavori assegnati con affidamenti diretti
ROMA L'Autorità nazionale anticorruzione tira le orecchie al Commissario straordinario dell'Italia per l'Expo di Dubai. Quando mancano tre mesi all'inaugurazione dell'esposizione, per realizzare l'iper tecnologico «Padiglione Italia» sono stati spesi in tutto 50 milioni di euro. E l'Anac, in virtù del protocollo di collaborazione siglato nel 2018, finora ha visionato appalti per 35 milioni ed emesso 60 pareri, di cui 43 con rilievi. Diciotto di questi pareri riguardavano i contratti relativi alla progettazione e costruzione del nostro padiglione, inaugurato a fine aprile dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, di gran lunga l'intervento più significativo visto che il lavoro complessivo superava i 28 milioni. Ma non tutto però è passato dal filtro dell'Anticorruzione. Stando alla lettera di «richiamo e sollecitazione» che il presidente dell'Anac Giuseppe Busia ha inviato il 30 giugno al Commissario generale Paolo Glisenti, risulta che una rilevante parte dei lavori è stata assegnata attraverso affidamenti diretti (sotto la soglia dei 40 mila euro) di cui l'Anac è stata finora tenuta all'oscuro. La lettera a Glisenti In particolare, nella sua lettera Busia sollecita Glisenti a fornire la documentazione richiesta, cosa che in base agli accordi andava fatta già man mano che gli affidamenti venivano fatti, in modo da garantire controlli e attività di prevenzione. «Occorrerà inoltre - scrive il presidente dell'Anac nel suo richiamo - conoscere se la struttura commissariale ha previsto ulteriori affidamenti o ricalendarizzazioni, con particolare riferimento alle iniziative che per importo sono da sottoporre a verifica ai sensi dell'accordo di vigilanza». Richiesto di un commento l'ufficio comunicazione del Commissariato per la partecipazione dell'Italia a Expo 2020 Dubai ha fatto sapere a la Stampa che «nessuna lettera di richiamo in merito è pervenuta al Commissariato». Dunque, nulla da dichiarare. Stando a quanto risulta a la Stampa delle 10 procedure concluse, in un caso Anac ha rilevato un conflitto d'interesse in un affidamento di lavori, subito segnalato in via preventiva e quindi successivamente sanato dal Commissariato. Ha rilevato inoltre che la richiesta di favorire un'ampia concorrenza di società partecipanti per la realizzazione del padiglione è stata disattesa, col risultato che vi ha partecipato una sola società (quella che ha realizzato il padiglione), che ha effettuato un minimo ribasso (4%). Il commissariato Expo Dubai, secondo fonti dell'Autorità, avrebbe motivato la mancanza di ditte concorrenti, col fatto che solo una disponeva delle autorizzazioni richieste dal governo locale. Anomalie e silenzi Su molti altri appalti, nonostante gli impegni presi con Anac, il Commissariato Expo Dubai non ha dato i riscontri richiesti. Per esempio, sull'affidamento marketing, su cui Anac è intervenuta nel novembre 2019 inviando una serie di rilievi, le sponsorizzazioni (partnership tecnica realizzazione Padiglione Italia), l'Addendum piattaforma interoperabilità, i servizi legali, il servizio produzione eventi come pure per la somministrazione del personale. Tutto questo nonostante il protocollo del 2018, stilato sulla scorta dell'esperienza di «Milano 2015», prevedesse esplicitamente da parte dell'Anac una azione di supporto e verifica degli appalti, una «vigilanza collaborativa», una sorta di presidio rafforzato a tutela della correttezza, trasparenza delle procedure e per la prevenzione di turbative e infiltrazioni negli appalti realizzata attraverso l'istituzione di un Presidio speciale «di alta sorveglianza». Che ora però presenta il conto. - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Il progetto del padiglione dell'Italia all'Expo di Dubai