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13/06/2020

Appalti pilotati, un «macigno» per Gardoni

Brescia Oggi

CONCESIO. Epilogo anche per il procedimento sulla «discarica abusiva» dell'oratorio. Condanne lievi per l'ex sindaco e il parroco. Assolti invece tutti gli assessori uscenti
Il rito abbreviato si chiude con un pesante verdetto: per l'ex capo dell'Ufficio tecnico dodici anni e mezzo Quattro mesi per il comandante della Polizia locale
La condanna che gli ha inflitto il gup è davvero pesante e supera anche la già severa richiesta formulata dal pubblico ministero al termine della sua requisitoria. Dodici anni e mezzo di carcere (il pm ne aveva chiesti «solo» otto) non sono pochi, e sono la pena con cui dovrà fare i conti Riccardo Gardoni, l'ex responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune di Concesio arrestato la scorsa primavera al termine di una lunga indagine della procura della Repubblica di Brescia su una serie di appalti pubblici che sarebbero stati «pilotati». Secondo gli inquirenti l'ex funzionario, a cui vengono contestati i reati di corruzione, omissione d'atti d'ufficio, turbativa d'asta e falso, avrebbe costruito un vero e proprio sistema per indirizzare gli incarichi pubblici verso le imprese «amiche». Gli appalti per cantieri al di sotto dei 40mila euro, che per legge potevano essere affidati dirittamente, a Concesio finivano nelle mani di poche e ricorrenti imprese, e solo successivamente, quando i lavori erano ultimati, venivano predisposte le procedure di gara. Sempre stando al castello accusatorio, l'intero sistema avrebbe ruotato attorno a una serie di regali che l'ex responsabile dell'Ufficio tecnico otteneva dagli imprenditori (una dozzina quelli finiti a processo, ma che hanno scelto la strada del dibattimento) che volevano lavorare. «Qualche regalo c'è stato», avrebbe ammesso Gardoni nella cui abitazione, durante la perquisizione scattata al momento dell'arresto, i carabinieri hanno trovato circa 900mila euro tra denaro e preziosi. La somma, sequestrata la scorsa primavera, è ora confiscata. Era finito nei guai anche il comandante della polizia locale di Concesio, per non aver denunciato alcune irregolarità di cui era a conoscenza. Il gup Alberto Pavan, al termine del processo celebrato col rito abbreviato e che si è concluso ieri con la lettura della sentenza, lo ha condannato a 4 mesi. L'INDAGINE aveva provocato un terremoto. Nel registro degli indagati, per una vicenda che non ha nulla a che fare con la corruzione, erano finiti anche l'allora sindaco del Pd Stefano Retali, la sua giunta, il parroco don Fabio Peli e due volontari che lo aiutavano. Le accuse nei loro confronti erano, a vario titolo, quelle di aver realizzato e gestito una discarica abusiva. Perché il Comune avrebbe versato contributi alla parrocchia di Sant'Antonino per raccogliere ferro e materiali non pericolosi senza permessi. Per questo Retali è stato condannato a due mesi e 20 giorni. Stessa pena per don Peli e per i due volontari, Eugenio Bertanza e Pierino Tognoli. Assolti invece gli esponenti della ex giunta: l'allora vicesindaca Domenica Troncatti e gli assessori Stefano Arrighini, Marco Beccalossi, Giampietro Belleri ed Enrica Rizzini.