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28/07/2020

«Appalti pilotati per i camici» Indagato il governatore Fontana

Il Messaggero

Milano, accuse per una fornitura alla ditta del cognato e della moglie
MILANO Il governatore lombardo Attilio Fontana risulta indagato dalla Procura di Milano nell'inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altro materiale (tra cui mascherine) da parte della società Dama spa gestita dal cognato Andrea Dini e di cui la moglie, Roberta Dini, detiene il 10%. Nell'inchiesta sono indagati anche Andrea Dini e Filippo Bongiovanni, il dg dimissionario di Aria spa, la centrale acquisti regionale, per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente. A pag. 11 ROMA Alla fine anche il nome del governatore Attilio Fontana finisce sul registro degli indagati della procura di Milano nell'inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altro materiale sanitario. Al centro degli accertamenti la società Dama spa, gestita dal cognato del presidente della Regione Lombardia, Andrea Dini, di cui la moglie, Roberta Dini, detiene il 10 per cento. Nel fascicolo, per turbata libertà degli incanti, è indagato, oltre ad Andrea Dini, anche Filippo Bongiovanni, il dg dimissionario di Aria spa, la centrale acquisti regionale. E proprio durante l'incontro di Bongiovanni con i pm (non è stato un vero e proprio interrogatorio), sarebbero emerse le responsabilità del governatore. Nelle tre ore di faccia a faccia coi pm, Bongiovanni avrebbe fornito la sua versione dei fatti, chiarendo che la Regione Lombardia e la sua centrale acquisti, nelle fasi più difficili dell'emergenza Covid, hanno operato in uno stato «quotidiano» di necessità, in un'emergenza fronteggiata dalle strutture regionali con sforzi ed impegno. L'ormai ex dg ha anche messo a verbale dettagli concreti sugli sforzi fatti, a suo dire, dalle strutture regionali nell'emergenza. Accertamenti erano in corso già da giorni anche su un presunto «ruolo attivo» di Fontana, mentre numerosi testimoni sono stati già sentiti dai pm nelle ultime settimane. È stato escluso, invece, subito dalle prime analisi un ruolo nella vicenda della moglie del governatore. Bongiovanni, dal canto suo, avrebbe chiarito che in quella fase di piena pandemia erano state sospese tutte le procedure di verifica sulle forniture, compresa quella sui conflitti di interesse, e che questo genere di verifiche, tra l'altro, non sarebbero nemmeno spettate a lui. Qualunque impresa, dunque, che poteva fornire dispositivi di protezione individuale e che si era riconvertita per farlo, veniva in presa in considerazione da Aria. Bongiovanni non avrebbe mai parlato con Fontana del "caso fornitura", ma, pare, lo avrebbe fatto con altri in Regione. Il legale di Fontana: «Ha saputo della fornitura solo a cose fatte». LA VICENDA Gli inquirenti avevano ravvisato «un interessamento diretto del governatore Attilio Fontana» nella fase in cui l'ordine di acquisto diretto si era trasformato in donazione. La dotazione di camici, copricapi e calzari sanitari per un valore di 513.000 euro alla fine non era mai stata liquidata, ma l'ipotesi dei pm riguarda la scelta del fornitore. Dei 75 mila camici della fornitura al centro delle indagini, 50 mila sarebbero stati messi a disposizione di Aria, come donazione da parte di Dama, ma dopo la trasformazione da fornitura in donazione, Dini, secondo la procura, avrebbe cercato di rivendere i restanti 25 mila per ottimizzare almeno in parte l'affare sfumato. Per i magistrati lo storno delle fatture, datato 22 maggio, sarebbe stato la conseguenza di un servizio mandato in onda il 15 maggio dalla trasmissione "Report".Nell'intervista a Fontana, in realtà, non si parlava della fornitura di camici, ma, secondo le verifiche degli inquirenti, nei giorni successivi, il governatore sarebbe intervenuto per mettere una toppa sull'anomalia della firma del contratto. Gli investigatori stanno verificando se sia stato corretto affidare quell'appalto, senza gara e con procedura di assegnazione diretta (come avvenuto durante l'emergenza Covid-19) alla società di Dini. Tra i temi di indagine, oltre al fatto che il numero dei dispositivi di protezione poi effettivamente donati sia stato minore rispetto a quello riportato nel contratto e che lo storno delle fatture abbia riguardato una cifra inferiore a quella pattuita, c'è anche un altro punto che tocca l'assessore Raffaele Cattaneo, responsabile dell'unità regionale per il reperimento dei dispositivi di protezione anti-Covid. Sarebbe stato lui a consigliare ad Aria di scegliere Dama, particolare non indifferente: fa ipotizzare che fosse stato al corrente che si trattasse una società legata alla famiglia Fontana.

Foto: Il governatore della Lombardia Attilio Fontana