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02/04/2021

Appalti pilotati a Reggio chiesto il rinvio a giudizio per dirigenti e politici

La Repubblica - Giuseppe Baldessarro

La Procura vuole il processo per 24 persone, tra cui l'ex assessore Tutino L'accusa è di aver agevolato ditte amiche nella gestione dei bandi comunali
Appalti cuciti su misura per far vincere le ditte amiche, falsi sia in fase di gara che di assegnazione, turbativa di pubblico incanto, rivelazione di segreto d'ufficio e corruzione. Sono queste le accuse che la procura di Reggio Emilia ha rivolto a 24 persone per le quali i magistrati hanno chiesto ieri il rinvio a giudizio. Le ipotesi di reato vengono contestate, a vario titolo, a dirigenti comunali, politici, dipendenti e imprenditori. Tra gli indagati l'ex assessore alle Infrastrutture Mirko Tutino, e ben sei tra dirigenti e funzionari oltre ad alcuni impiegati. Persone che in molti casi sono state poi trasferite, o che comunque hanno lasciato il lavoro, accusate di essere intervenuti illecitamente rispetto a gare per un valore complessivo di 27 milioni di euro. Tra queste i bandi falsati quelli per la gestione dei parcheggio a pagamento, di alcuni settori del servizio di trasporto pubblico (scuolabus), del controllo della Ztl e del bike-sharing. L'ex assessore Tutino è accusato di aver rivelato, prima dell'apertura delle buste, che a una gara aveva partecipato un solo concorrente, cosa che formalmente, secondo l'accusa, non è comunque consentita dalla legge.
L'indagine, coordinata dalle pm Valentina Salvi e Giulia Stignani e condotta dalla Guardia di finanza, era stata chiusa il 22 luglio scorso con l'emissione a carico di 26 indagati dell'avviso di conclusione delle indagini. Due di questi vanno verso la richiesta di archiviazione, mentre per i restanti 24 il gip deciderà se mandarli a processo. Ancora aperto un secondo filone d'inchiesta con una ventina di indagati sempre sugli appalti, nel quale è indagato anche il sindaco di Reggio, Luca Vecchi. Secondo la Procura, all'interno dell'amministrazione esisteva «una radicata prassi che coinvolgeva diversi soggetti, apicali e non», messa in piedi per «indicare nei bandi requisiti che erano in possesso soltanto di alcune persone (fisiche o giuridiche) e che in tal modo si volevano favorire». Le stesse gare erano «gestite in modo da far vincere chi fin dal principio era stato individuato come aggiudicatario».

Foto: Il Municipio di Reggio Emilia