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20/04/2021

Appalti nel mirino, si scava nei documenti

QN - La Nazione

PRATO Si scava ancora nelle carte per cercare di capire quali interessi e su quali affari avrebbe messo le mani la cosca calabrese Gallace tramite alcune aziende toscane affiliate al potente clan della 'indrangheta. La maxi inchiesta dei carabinieri del Ros e del Noe, coordinata dalla Dda di Firenze, ha portato in carcere 23 persone, considerate a capo di una organizzazione criminale di stampo mafioso dedita al traffico di cocaina, al controllo di lavori stradali e appalti pubblici in genere, allo smaltimento illecito di rifiuti soprattutto nelle concerie della zona del cuoio. L'inchiesta è sterminata ed è stata divisa in quattro filoni che hanno portato a emettere altrettante ordinanze di custodia cautelare. Una mare magnum nel quale è finito anche un imprenditore edile pratese per alcuni appalti e collaborazioni con una delle aziende toscane, la Idrogeo di Montevarchi, gestita dai figli di un noto appartenente alla cosca Gallace, ucciso in Calabria. E' una posizione marginale quella dell'imprenditore pratese che al momento non ha ricevuto nessun avviso di garanzia. A lui sarebbero contestate alcune irregolarità nei subappalti ma nessun reato di stampo mafioso. Nel mirino degli investigatori sono finiti alcuni lavori eseguiti dalla ditta pratese nel pistoiese che aveva utilizzato, attraverso la pratica (lecita) del «distacco» di personale, gli operai della Idrogeo. Fra questi lavori ci sono la costruzione della tangenziale fra Prato e Montale, e tre appalti ricevuti dal Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno per interventi sul torrente Bure, al fosso Ombrocello e alla cassa di espansione al fosso alla Badia, tutti nel pistoiese. Secondo quanto emerge nell'ordinanza, il sospetto è che la ditta pratese possa aver subappaltato i lavori alla Idrogeo senza dichiararlo all'ente appaltatore, come è obbligo di legge, per favorire in qualche modo l'azienda del Valdarno. Sono state trovate alcune fatture che la Idrogeo ha emesso all'azienda pratese ma che in realtà si riferirebbero solo al distacco degli operai. Fra l'altro l'azienda di Montevarchi aveva ricevuto appalti e subappalti e fino a ieri era nella white list, cioè nell'elenco delle aziende «pulite» e ammesse a partecipare a bandi pubblici. Ieri è arrivata una nota del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno che ha precisato «di aver appreso dalla stampa delle indagini in relazione a propri interventi su corsi d'acqua del territorio pistoiese». L'ente, che non è coinvolto, si è detto «a completa disposizione delle autorità inquirenti». Infine è intervenuto anche l'imprenditore pratese Giovanni Nigro che sta realizzando il Viola Park a Bagno a Ripoli e che non è coinvolto in alcun modo nell'inchiesta. Il riferimento alla cittadella viola nelle carte appare solo perché alcuni indagati avrebbero pensato di entrare nell'affare. In realtà non ci sarebbe mai stato nessun tentativo simile. «Ho appreso dalla stampa dell'operazione dei carabinieri e della Dda di Firenze - dice Nigro -. Una vicenda che non conosco assolutamente e che, come si evince dai mezzi di informazione, nulla ha a che fare con l'appalto del Viola Park». Laura Natoli