scarica l'app
MENU
Chiudi
18/07/2020

Appalti, l’anticipo del prezzo è un acconto

ItaliaOggi - Gennaro Cascone Eugenio Piscino

Il decreto Rilancio (dl n. 34/2020) all'art. 207 ha innalzato dal 20 al 30 per cento la somma che le imprese possono richiedere come anticipazione del prezzo dell'appalto, già prevista dall'art. 35, comma 18, del dlgs n. 50/2016, non risolvendo però i connessi problemi di contabilizzazione dell'operazione. La norma stabilisce che sul valore del contratto di appalto viene calcolato l'importo dell'anticipazione del prezzo pari al 30 per cento da corrispondere all'appaltatore entro quindici giorni dall'effettivo inizio della prestazione e che l'erogazione dell'anticipazione è subordinata alla costituzione di una garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa di importo pari all'anticipazione maggiorato del tasso di interesse legale applicato al periodo necessario al recupero dell'anticipazione stessa secondo il cronoprogramma della prestazione. L'anticipo sul prezzo del 30% (così come quello del 20%), invero, rappresenta una facoltà (non un obbligo) esercitabile, dal 19/05/2020, su istanza dell'appaltatore, nei limiti delle risorse disponibili (per competenza e per cassa) dell'ente, il cui esperimento genera però complesse problematiche di trattamento contabile, oltremodo complicate, d'altro canto, dalla duplicità della sua natura di «anticipazione finanziaria del prezzo dei lavori» e di «acconto in conto lavori». Al riguardo, per dirimere la questione, nella incertezza (dottrinale e interpretativa) generale, in Commissione Arconet (nelle riunioni del 15/1/2020 e del 12/2/2020), sono state considerate le varie ipotesi di contabilizzazione derivanti dalla doppia natura della operazione in parola, ponendosi il seguente quesito: «L'anticipo del prezzo del 30% è un'anticipazione finanziaria, da contabilizzare con imputazione alle partite finanziarie del bilancio o è un acconto su lavori, da contabilizzare con imputazione agli stanziamenti riguardanti la spesa ad essi relativa?». Sebbene entrambe le opzioni appaiano legittime e razionali, la soluzione è stata trovata applicando i principi della competenza finanziaria potenziata, della competenza economica e della normativa fiscale (Iva) in materia di acconti, per cui, essendo l'erogazione dell'anticipo strettamente legata all'esecuzione del contratto di appalto, essa non può essere considerata un prestito all'appaltatore da contabilizzare come una partita finanziaria (o come una partita di giro), ma deve essere ritenuta un vero e proprio acconto su lavori, da trattare in contabilità finanziaria imputandola agli stanziamenti riguardanti la spesa a cui si riferisce l'appalto. Di tal ché, l'anticipazione contrattuale viene a configurarsi come una somma di denaro versata a titolo di anticipo sul prezzo di acquisto di un bene/ servizio e non, invece, come importo di denaro slegato da una qualsiasi prestazione dell'appaltatore. Ciò consente di affermare, parafrasando la recente Faq di Arconet n. 37/2020, che l'anticipo del 30% deve essere trattato contabilmente come un acconto e, per ciò stesso, imputato agli stessi stanziamenti di spesa (corrente o di investimento) su cui sono impegnate le somme necessarie per l'esecuzione dell'appalto.