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01/10/2020

Appalti, la semplificazione non rilancia l’economia

Il Trentino

I dati. Anche in Trentino, come a livello nazionale, le nuove norme sulle soglie non hanno prodotto benefici. Misconel (Ance): «Situazione preoccupante, servono risorse pubbliche»
LUCA PETERMAIER TRENTO. «La situazione in Trentino non è diversa dal resto d'Italia. Le nuove norme che prevedono soglie più alte per bandire gare pubbliche non stanno producendo i risultati sperati. Siamo molto preoccupati». A dirlo è il presidente della sezione trentina dell'Ance Giulio Misconel , a commento di alcuni dati pubblicati nei giorni scorsi da Affari e Finanza, inserto economico de La Repubblica. Nel servizio si dava conto di come la semplificazione normativa in tema di appalti pubblici (in sostanza il venir meno dell'obbligo di indire una gara con tutti i crismi per tutte quelle opere con un valore sotto la soglia comunitaria di 5,3 milioni di euro) non abbia prodotto i risultati sperati sull'economia, con un crollo dei bandi nei mesi luglio e agosto, quelli immediatamente successivi all'approvazione del Dl Semplificazione. I motivi vengono individuati nel venir meno dell'obbligo di pubblicazione dei bandi sulla Gazzetta Ufficiale, il che secondo Edoardo Bianchi , vicepresidente nazionale Ance comporterebbe una sorta di mancanza di trasparenza che danneggia le imprese meno strutturate. E così i bandi non camminano perché le aziende non sanno che ci sono. Un paradosso? Forse. In Trentino il numero di gare non è così elevato da produrre un effetto simile eppure i numeri parlano anche per la nostra provincia di un calo sostenuto delle aggiudicazioni nei mesi estivi. Partiamo dalle gare per lavori pubblici : nel bimestre luglio-agosto 2019, quelle aggiudicate dalla Provincia sono state 34, mentre nel 2020 sono state 24. Ancora peggio per le gare di servizi e forniture. Per i servizi a fronte delle 13 gare del 2019, nel 2020 abbiamo un dimezzamento (6). Per le forniture è un tracollo: da 26 del 2019 si è passati a 4 del 2020. Gli addetti ai lavori hanno delle spiegazioni. Che attengono sostanzialmente alla frenata che la pubblica amministrazione provinciale ha dato alle spese. In attesa di capire come evolverà la situazione sanitaria, i vari Dipartimenti restano fermi o quantomeno più cauti. Ipotesi che il presidente Giulio Misconel condivide solo in parte: «Questa linea di prudenza può avere un fondamento, ma non credo che riguardi gli appalti medio piccoli, che sono poi quelli che più interessano le aziende trentine. Qui i bandi non ci sono proprio. Io credo, invece, sia più plausibile che i bandi siano diminuiti per colpa della ristrettezza dei fondi pubblici. Inoltre - continua Misconel con le nuove norme sugli appalti introdotte anche in Trentino si voleva, giustamente, premiare la territorialità. Ma la mia impressione oggi è che i bandi pubblicati siano più orientati a privilegiare il maggior ribasso. Forse è una falla del nuovo sistema di aggiudicazione che andrà ritarato con l'andare del tempo».

Foto: • Le nuove norme di semplificazione degli appalti non stanno producendo i risultati sperati