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26/09/2018

«Appalti infiniti? �? vero Ma i sindaci non studiano»

Unione Sarda - Piera Serusi

L'assessore Balzarini: negli enti locali non si conoscono le procedure
Nei quindici mesi dacché è assessore ai Lavori pubblici, l'ingegnere Edoardo Balzarini ha imparato a fare il politico. Nell'ora e più di questa intervista è riuscito a dissimulare egregiamente le frustrazioni del tecnico nato al Genio civile rassegnato a fare i conti coi tempi mostruosi della burocrazia che frena l'iter delle opere pubbliche, pure di quelle strategiche seguite a un'alluvione. Così, se va detto che dopo i nubifragi del 2004, 2008 e 2013 tanti interventi di messa in sicurezza del territorio sono stati fatti e che una quarantina di piccole infrastrutture di mitigazione del rischio sono state realizzate, il grosso dei cantieri è ancora sulla carta, con l'iter spesso bloccato alle fasi autorizzative o di definizione del progetto preliminare. È la burocrazia, bellezza. Ma all'assessore Balzarini, già direttore generale del medesimo assessorato, è quell'inciso «sulla carta» che non piace. «Perché sembra dire che non si sta lavorando e così non è. Ai cittadini va spiegato bene che un'opera pubblica inizia quando si individua un finanziamento e termina col collaudo...». Va detto pure che tra l'inizio e la fine passano anni e anni. E che il grosso del tempo viene divorato dalle fasi pre-gara, soprattutto quelle autorizzative. «Sì, ma non la si può liquidare come burocrazia negativa. È invece una procedura utile e necessaria a garanzia di un interesse collettivo. I colleghi dell'Ambiente si prenderanno anche del tempo per la valutazione di impatto ambientale, ma fanno un lavoro previsto dalle norme, utile e pregevole». Intanto la procedura dura almeno un anno e mezzo... «Richiede il suo tempo, e di questo dobbiamo averne coscienza, noi ce l'abbiamo. Ci fa soffrire, ma ce l'abbiamo. Sono i tempi richiesti dall'importanza di opere come quelle di Uras, Olbia, Capoterra, Villagrande. Ci è voluto tanto per il ponte sulla 195, ma oggi siamo in condizioni di appaltare il secondo lotto di 14 milioni di euro». Vede che ammette le lungaggini di questa parte dell'iter di un appalto? «Non la nego, ma voglio che questa fase venga compresa dai cittadini e pure dagli amministratori. Non possiamo comprimere tempi necessari ad altri uffici per fare il loro lavoro su temi delicati come ambiente e paesaggio dove peraltro c'è anche una competenza statale». Perché dice che lo devono capire anche gli amministratori locali? «Perché spesso, sia gli amministratori che i tecnici, nascondono la mancata conoscenza delle procedure attribuendo i problemi alla burocrazia. Ma che cos'è questa burocrazia? Sono le procedure stesse. Insomma, il nemico oggi lo devi conoscere e invece non si conosce. Faccio l'esempio di Uras...». La sindaca dice che l'iter di messa in sicurezza dei corsi d'acqua del territorio è fermo alla procedura di Via. «A me risulta che l'Unione dei Comuni non abbia ancora presentato tutta la documentazione necessaria e abbia perso tempo prezioso nei mesi scorsi». I Comuni hanno uffici tecnici ridotti all'osso. «È innegabile, gli enti locali sono in forte sofferenza, ma le difficoltà non si risolvono spostando tutto sull'incapacità burocratica generale. Devono essere più attivi. Poi, magari devono avere risorse adeguate e la Regione deve fare non solo erogazione di finanziamenti ma anche assistenza, ad esempio sulla normativa ambientale. Sto pensando a una convenzione con l'Università». A Capoterra la cooperativa di Poggio dei Pini denuncia la mancata manutenzione dei corsi d'acqua... «A Capoterra tre delle quattro vittime dell'alluvione morirono sui ponti: due a valle della diga, una sulla 195. Ebbene, sembra che questo venga dimenticato. La messa in sicurezza del rio San Girolamo è fondamentale: è stato approvato un piano di 60 milioni dall'Autorità di Bacino per opere importanti: alcune fatte, altre in esecuzione; altre contrastate dalla comunità locale come il ponte a monte della diga: si è opposta la cooperativa e siamo davanti al Consiglio di Stato. Ecco, quell'iter era partito cinque anni fa con una pianificazione attenta che non è giusto liquidare come inattività di chi se ne interessa, cioè noi come ufficio commissariale». E la mancata manutenzione dei corsi d'acqua? «Sono interventi che spettano ai Comuni, alle Province e alle Unioni. Poi, siccome non hanno le risorse, interviene la Regione con l'assistenza finanziaria. Abbiamo messo a correre 31 milioni di euro attraverso i due programmi triennali 2015-2017 e 2017-2019. Per il primo hanno fatto domanda 157 Comuni, per il secondo 225. I soldi li abbiamo dati a tutti, ma tanti non li hanno chiesti. Capoterra è uno di questi, ha bucato la scadenza del termine per la domanda». Il governo ha impugnato la legge regionale sugli appalti negli articoli che forse potevano accelerare davvero l'iter di un'opera pubblica. «Ma al 95% la legge è salva. C'è anche la norma sulla società di ingegneria in house: una squadra snella per la progettazione di opere strategiche che oggi trovano obiettive difficoltà. Una squadra di dodici fra ingegneri, geologi e architetti che potrà essere raddoppiata in futuro». Spesa dei fondi comunitari. Il professor Alessandro Spano, economista dell'Università di Cagliari, dice che la Regione arranca a causa dell'inefficienza degli uffici. «I fondi comunitari sono in capo a un altro assessorato». Ma, ad esempio, dei 347 milioni dei fondi strutturali europei 2014-2020 assegnati alla Sardegna per il settore delle costruzioni, la Regione ha speso solo il 6,7%. «Spesso la difficoltà è quella di rendere compatibile la disponibilità dei fondi comunitari con i tempi delle opere pubbliche. L'iter funziona se ci sono progetti pronti». Piera Serusi

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