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13/02/2021

Appalti, indietro tutta: decade la norma regionale

La Sicilia

Per la Consulta è incostituzionale, torna ad applicarsi il Codice nazionale
PALERMO. Anche in Sicilia, come nel resto d ' Italia, per le norme sugli appalti si torna all ' anno zero: la Consulta, decidendone l ' incostituzionalità, ha fatto decadere la norma regionale del 2019 e torna ad applicarsi, per gli appalti sotto soglia comunitaria di un milione di euro, il Codice nazionale degli appalti, che impone la direttiva europea del criterio di aggiudicazione all ' offerta col massimo ribasso. La norma regionale era stata introdotta nel tentativo di rimediare alle carenze del Codice degli appalti, col quale sono assai frequenti casi di offerte anomale, ribassi anche superiori al 60% della base d ' asta (con rischi di infiltrazioni, bassa qualità e lavoro nero), nonchè di numerosi contenziosi. La Regione, avvalendosi della competenza statutaria concorrente in materia, ci ha provato per ben due volte a riportare equilibrio nel mercato dei contratti pubblici, varando proprie leggi: la prima, impugnata con successo dal governo Renzi, e la seconda, con tre articoli inseriti nella legge 13 del 19 luglio 2019 " Collegato alla Finanziaria " , portata al giudizio della Corte costituzionale dal governo Conte. Ieri sono state rese note le motivazioni con le quali nell ' udienza della Consulta dello scorso 26 gennaio, presieduta da Giancarlo Coraggio, sono stati respinti i rilievi della Regione. Tre i concetti espressi dalla Corte: quanto all ' articolo 4 comma 1 che introduceva il criterio del minor prezzo nelle gare di importo inferiore alla soglia comunitaria, per i giudici viola l ' articolo 117 della Costituzione (potestà legislativa dello Stato) e, in particolare, è in contrasto col il Codice nazionale degli appalti che lascia libere le stazioni appaltanti di scegliere il criterio che ritengono più opportuno; quanto al comma 2, che introduceva un sistema per individuare le offerte anomale, anche questo viola l ' articolo 117 della Costituzione ed è in contrasto con i criteri di calcolo stabiliti dal Codice degli appaltiappalti. Invece si è limitata a riaffermare la competenza statale. Sul piano politico, l ' assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, commenta: «Valeva la pena avviare il contenzioso per il merito della questione, nonché nel rispetto dello spirito dello Statuto siciliano. In questo anno e mezzo, la norma voluta da tutte le associazioni datoriali ha sortito il positivo effetto di comprimere i ribassi. Questo ha portato al beneficio di lavori aggiudicati con un ragionevole utile di impresa, scongiurando il rischio che offerte troppo al limite potessero incidere sulla qualità delle opere. E sono state espletate circa 200 gare con un contenzioso a zero». Esulta, invece, l ' opposizione che aveva dato aspra battaglia all ' Ars sollevando proprio il problema dell ' inco stituzionalità della norma. «In Aula spiega il deputato regionale del Pd, Antonello Cracolici - avevo sottolineato che sul sistema di aggiudicazione degli appalti la Regione non aveva alcuna competenza, perché riguardava la materia della concorrenza, e per questo doveva attenersi alla legislazione statale. Mi auguro che colui che dai banchi del governo regionale ha gettato nel caos la Sicilia, creando un grave danno alle imprese ed al funzionamento della P.a., rassegni le dimissioni». E per il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, «la pronuncia della Corte non ci sorprende. La solita leggina in salsa siciliana è stata bocciata dal giudice del leggi. È l ' enne simo flop del governo Musumeci che, senza scrupoli, pensava di lucrare il voto di qualche piccolo imprenditore. Insomma, un governo che, anziché risolvere i problemi, genera confusione, contenziosi e risarcimenti. Mandando in tilt il sistema, le stazioni appaltanti, i Comuni e le imprese». l