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22/11/2019

Appalti in Tribunale: 15 arresti

Corriere della Sera - Sacchettoni

Mazzetta Capitale L'inchiesta: favorivano le imprese degli «amici». In cambio ottenevano doni e assunzioni per i parenti
Gare pilotate anche per rifare i bagni del ministero. Coinvolti funzionari e imprenditori
Quindici arresti (fra carcere e domiciliari) e cinque obblighi di firma consegnano alla cronaca un nuovo capitolo di ordinaria corruzione capitolina. Alcuni funzionari pubblici pilotano le gare d'appalto in favore di imprenditori amici. Questi ultimi, per ricompensarli, dispensano piccoli favori e grandi vantaggi, secondo i casi. Tra i fermati il dirigente pro tempore del Provveditorato per le opere pubbliche del Lazio, Luigi Fazzone: era ospite di un convento nelle trasferte romane. Con lui arrestato il collega Stefano Bravi, geometra dello stesso ente.

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Funzionari pubblici che pilotano le gare d'appalto in favore di imprenditori amici. Imprenditori che, per ricompensarli, dispensano piccoli favori e grandi vantaggi, secondo i casi. Un mondo schiacciato sui capricci del singolo più che sulle esigenze della comunità.


Quindici arresti (fra carcere e domiciliari) e cinque obblighi di firma consegnano alla cronaca un nuovo capitolo di ordinaria corruzione cittadina. Uscito da un convento, dov'era ospite durante le trasferte romane, il dirigente pro tempore del Provveditorato per le opere pubbliche del Lazio, Luigi Fazzone, è stato arrestato assieme al collega Stefano Bravi, geometra presso lo stesso ente e agli imprenditori Franco De Angelis e Maurizio Di Buono. Altri provvedimenti di misure cautelari ai domiciliari sono state eseguite dai finanzieri del nucleo anticorruzione nei confronti di undici persone fra pubblici ufficiali e costruttori. Tra gli appalti pilotati alcune gare per lavori di ristrutturazione/ammodernamento del Tribunale di Roma, altri per il rifacimento dei servizi igienici del ministero della Giustizia, interventi per l'istituto centrale di formazione per il personale della giustizia minorile e alcuni per l'Ater provinciale. In cambio i singoli funzionari avrebbero ricevuto una variopinta gamma di regali che andava dallo smartphone al tartufo, passando per l'assunzione del figlio del funzionario amico. «Siamo in presenza di un vero e proprio atlante della corruzione, secondo uno schema ormai conosciuto» dice in conferenza stampa il procuratore aggiunto Paolo Ielo che assieme al pubblico ministero Erminio Amelio ha coordinato l'inchiesta. L'indagine, nella quale le intercettazioni hanno giocato un ruolo importante, è la costola di un'altra che, negli anni scorsi, aveva fotografato la corruzione (diffusa) in alcuni municipi romani (operazione Vitruvio). «Se c'abbiamo i telefoni sotto controllo ci arrestano» dice, con qualche consapevolezza della situazione, il funzionario Stefano Bravi all'imprenditrice (ai domiciliari) Alessandra Di Nicola. Sta di fatto che la gip Anna Maria Gavoni (la stessa dell'operazione Vitruvio) sottolinea l'estrema spregiudicatezza dei comportamenti dei singoli. «In tal senso - scrive - (si veda, ndr ) la disinvoltura con cui agiscono, quali soggetti ormai privi di inibizioni e richiamando quanto evidenziato dal pubblico ministero, la assoluta naturalezza con la quale gli indagati hanno piegato la funzione pubblica degli uffici del provveditorato e degli altri pubblici uffici a una sorta di cosa privata in virtù della quale hanno disposto a loro piacimento di una serie indeterminata di lavori conferiti sempre alle stesse ditte rappresentate o comunque riferibili ai soggetti dai quali hanno ricevuto remunerazioni illecite di vario tipo o natura».


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«Assoluta naturalezza con la quale gli indagati piegano

la funzione pubblica

a una cosa privata»

Dai soggetti aiutati hanno ricevuto remunera-zioni illecite di vario tipo o natura»

Anna Maria Gavoni

Gip

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Foto:

In caserma Gli investigatori al lavoro durante il blitz