scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
14/04/2021

Appalti in deroga O l’ospedale nuovo arriverà nel 2040″

La Stampa - MAURO FACCIOLO

PAOLO TOFANINI, EX DG DELL'AS0
"Appalti in deroga O l'ospedale nuovo arriverà nel 2040" - P.32 «Se non cambiano le regole, per fare il nuovo ospedale ci vorranno vent'anni. Se invece si seguirà l'esempio dell'ex ponte Morandi, ne basteranno 3». Lo dice Paolo Tofanini, classe 1950, senese di nascita, trapiantato in Monferrato e una vita trascorsa nella sanità. Da direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Alessandria, nel 2003 è stato lui lanciare la proposta di realizzate un nuovo ospedale. [/CAP2-3SUL] Come commenta l'annuncio che l'Inail investirà 300 milioni proprio per il nuovo ospedale? «È una bella notizia, dopo anni di dormitorio». Sarà la volta buona? «Credo di sì, perché ora ci sono i soldi, mentre prima i soldi non c'erano se non a particolari condizioni». Una lunga attesa, vero? «Nel 2003 da direttore generale dell'Azienda ospedaliera proposi un ospedale nuovo ad Alessandria. Già all'epoca era stata trovata la soluzione Inail. Con l'allora sindaco Mara Scagni andammo a Roma e vennero messi a disposizione 300 milioni a condizioni molto favorevoli. L'Inail ha per statuto il compito di investire parte dei suoi utili nell'edilizia sanitaria, scolastica e militare. Fummo messi in lista. Nel 2006 eravamo in prima posizione. Nel frattempo era cambiata la giunta regionale, dalla presidenza Ghigo si era passati a quella Bresso. Fu lei a dire che dell'Inail non si faceva nulla: i soldi per l'ospedale li avrebbero messi i piemontesi. Non è stato così. A quest'ora il nuovo ospedale ci sarebbe. Ora faccio i complimenti all'assessore Icardi per il risultato ottenuto: è stata una trattativa impegnativa, difficile e unica. Rifare il patrimonio ospedaliero piemontese è una necessità. Sono ospedali vetusti, come quello di Alessandria, dove ci sono ancora reparti in padiglioni del Settecento». Che tempi ci saranno per il nuovo ospedale? «L'esempio viene dall'ex ponte Morandi di Genova: la normativa sugli appalti è stata stralciata, così l'opera si è fatta in tempi celeri. Allora, applichiamola per tutto. Se restano le attuali regole, avremo il nuovo ospedale fra vent'anni. Forse. Il nostro è un Paese perfetto, non può non prevedere che se uno perde un appalto faccia ricorso. Anche la Giustizia è perfetta, ma leggermente lunga. Così, si va all'infinito e tutti hanno ragione. Se si semplificano le norme del Codice degli appalti, in 3 anni si potrà vedere un nuovo ospedale. Cosa che accade in Francia. Io l'ho visto fare». Questa emergenza che cosa ci insegna? «Il tasso di utilizzo degli ospedali stabilito al 90% è troppo alto. Quando i reparti si riempiono, come accade in questo periodo, non si sa dove mettere i pazienti. In Italia, ci sono 3,5 posti letto per mille abitanti, in Francia sono 7 e in Germania 8. Mentre quel 90% ci strozzava nell'emergenza, loro erano al 60-70-80% al massimo per i ricoveri ordinari e le terapie intensive. I nostri sono parametri sbagliati, tagliati per motivi economici. Non dico che andasse salvato un ospedalino come quello di Valenza, con 80 letti, e neppure che fossero da mantenere reparti di ostetricia con meno di 300 parti all'anno, perché non è un numero di casi che consenta di fare esperienza a un'équipe di 6 medici per essere in grado di affrontare in sicurezza tutte le emergenze. Ma con un numero limitato di ospedali, ci devono essere posti letto superiori agli attuali e, soprattutto, occorre flessibilità». Che cosa significa? «Tecnicamente, significa ospedali costruiti senza barriere tra un reparto e l'altro, per poter adattare la struttura alle esigenze che si presentano». Quello nuovo sarà davvero un ospedale flessibile? «Mi auguro che la progettazione venga affidata a gente capace, cioè ad architetti specializzati nel fare ospedali, non ville. L'ospedale di Casale fu realizzato negli Anni Trenta da Giulio Marcovigi, lo stesso che costruì le Molinette di Torino, il Sant'Orsola di Bologna e il Niguarda di Milano. Il Santo Spirito è stato concepito nel segno della flessibilità, con padiglioni autonomi, dove si può tranquillamente lavorare e ristrutturare, come abbiamo fatto, senza disturbare gli altri pazienti. Se si ristruttura nel monoblocco di Alessandria invece si reca disturbo all'intero complesso». - © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: ALBINO NERI L'ospedale di Alessandria è ormai vetusto