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04/02/2020

«Appalti frazionati e alle stesse ditte» l’Anac bacchetta la Napoli 2 Nord

Il Mattino

SOTTO OSSERVAZIONE IL TRIENNIO 2017-19 L'AZIENDA ASSICURA: «SIAMO INTERVENUTI PER LE NECESSARIE VERIFICHE»
IL CASO
Paolo Mainiero
L'Autorità anticorruzione bacchetta la Asl Napoli 2 Nord. «Artificioso frazionamento degli appalti» e «violazione del principio di rotazione» sono le «non conformità» contestate dall'Anac che, «in merito alle illegittimità rilevate», richiama l'azienda al rispetto delle norme.
Sotto la lente di ingrandimento dell'Authority è finito il triennio 2017-2019. Dagli accertamenti, è emerso che nell'assegnazione degli appalti la Asl avrebbe fatto un ricorso eccessivo agli affidamenti diretti, eludendo le procedure di gare, che non sono obbligatorie per i lavori di importi inferiori ai 40mila euro. «I rilievi dell'Anac, effettuati già alcuni mesi fa, sono diretti alla stazione appaltante, organismo con autonomia tecnica che la Direzione sta già provvedendo a sottoporre a verifica, anche avvalendosi di competenze esterne», fa intanto sapere la direzione generale dell'Asl.
LE CONTESTAZIONI
Nel triennio preso in esame, l'Asl ha commissionato 3.383 appalti per un importo complessivo che supera i 40 milioni. Ebbene, l'Anac rivela che la maggior parte degli appalti è stata affidata in via diretta. In particolare, nella delibera dello scorso 11 dicembre l'Authority sottolinea che nel triennio sono state «esperite solo 43 procedure negoziate e aperte», motivo per cui l'Asl avrebbe affidato «in via diretta senza il ricorso ad alcuna procedura più di 3.600 commesse» per un valore complessivo superiore a 20 milioni. Per la maggior parte, si tratta di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e di riparazioni e interventi tecnici urgenti effettuati tra i cinque presidi ospedalieri e i distretti sanitari. In sostanza, sostiene l'Anac, la Asl Napoli 2, ricorrendo a continui affidamenti diretti di importi inferiori ai 40mila euro «ha frazionato in maniera artificiosa vari appalti al fine di evitare il ricorso a procedure ad evidenza pubblica maggiormente concorrenziali».
Ma c'è di più. L'Anac rivela che gli appalti sono stati affidati «con grande frequenza» alle medesime ditte, violando così il principio di rotazione degli incarichi «con il conseguente consolidarsi di posizioni di potere». Scendendo nei dettagli, l'Authority scrive che in tre anni a un'azienda sono state affidate 232 commesse (94 nel solo 2018 per una media di circa sette affidamenti al mese), un'altra risulta aggiudicataria di circa 150 appalti, un'altra ancora di 120. E così via per un altro congruo numero di ditte. Sempre le stesse, tanto che l'Anac parla di «rapporto clientelare» laddove, si osserva, per gli affidamenti diretti andrebbe «garantita l'effettiva partecipazione alle micro, piccole e medie imprese ed evitare lo stabilizzarsi di rendite di posizione in capo ad alcuni operatori».
LA DIFESA
La Asl contesta i rilievi. Nelle sue controdeduzione spiega in premessa che gestisce «76 strutture e di variegata consistenza, tra cui cinque presidi ospedalieri», e che le stesse «sono disseminate» tra 32 comuni con un'utenza di un milione e mezzo di abitanti. Motivo per cui c'è «la necessità di far fronte con immediatezza» alle numerose richieste che ogni giorno pervengono agli uffici per interventi molto spesso non procrastinabili dovendosi «evitare gravi disservizi nell'erogazione delle prestazioni sanitarie».
Da qui l'esigenza, si difende la Asl, di ricorrere a interventi mirati. «Le richieste - replica l'azienda - non sono mai oggetto di frazionamento, tantomeno artificioso, data la loro natura specifica, così come gli importi che derivano esclusivamente da una quantificazione applicando le tariffe vigenti». Quanto alla violazione del principio di rotazione, la Asl ritiene il rilievo «infondato» perché «ogni scelta è avvenuta nel rispetto del principio di concorrenzialità e della massima partecipazione». Inoltre, la Asl sostiene l'importanza (visto il contesto in cui si opera, quasi sempre a contatto con le attività sanitarie) di affidarsi a ditte esperte e professionali che «siano a conoscenza, in modo approfondito, delle dinamiche dei reparti, degli impianti in dotazione al luogo in cui intervenire» e abbiano una «formazione professionale tale da non creare interferenze e disagi» alle attività sanitarie. Ma evidentemente le giustificazioni non hanno convinto l'Anac.
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