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14/11/2019

Appalti facili ed evasione da 43 mln

La Sicilia

Siracusa
L ' INCHIESTA La Guardia di finanza ha fatto luce su una maxi frode ed ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare
Attraverso un consorzio riuscivano ad aggiudicarsi appalti per la manutenzione degli impianti delle principali committenti del polo petrochimico di Priolo e Melilli a prezzi ribassati. Un sistema che ha consentito a una coppia di coniugi imprenditori augustani di acquisire un consistente patrimonio e, di contro, provocare una gigantesca evasione a causa del mancato versamento dei tributi e dei contributi previdenziali a danno dei 220 dipendenti. Un sistema che andava avanti da 10 anni e che faceva leva sulla compiacenza di uno staff amministrativo, di faccendieri, di prestanomi e persino di indigenti " arruolati " alla Caritas di Augusta, promossi al ruolo di ignari consulenti dietro il corrispettivo di somme tra i 50 e i 200 euro. La guardia di finanza megarese ha scoperchiato un sistema di " scatole vuote " , che assorbiva il carico fiscale e contributivo lasciato in eredità dalle imprese decotte, fino ad arrivare ad un ' esposizione nei confronti dell ' erario per 43milioni 912 mila euro. Una maxi evasione fiscale della quale devono rispondere Stefano Bele e la moglie Isabella Armenia per i quali è scattata la misura cautelare in carcere. L ' ordinanza è stata emessa dal gip del tribunale, Carla Frau, e ha colpito anche Marilina Campisi, Paola Garofalo, Michele Fisicaro, posti agi arresti domiciliari. L ' obbligo di dimora è scattato per Daniele Parrino mentre a Massimo Camizzi, indicato dagli inquirenti come lo " spallone " , colui che curava gli interessi societari a Malta, è stato notificato il divieto di espatrio. Provvedimenti interdittivi hanno riguardato il commercialista Luigino Longo (divieto temporaneo dell ' esercizio della professione), Angelo Tringali, Giovanni Platania, Roberto Giardina e Gesualdo Buono. La guardia di finanza, con il coordinamento del pm Salvatore Grillo, ha posto sotto sequestro beni per oltre 43 milioni nei confronti di 12 indagati e delle società Nms, Gap, Cipis, Clai Siracusana, Mbf, Demetra e Oikos, a vario titolo coinvolte nell ' operazione, denominata Gap dalla prima azienda da cui è scattata l ' inchiesta giudiziaria. Le investigazioni delle fiamme gialle sono scattate nel 2017 a seguito di una verifica fiscale nella società che operava nell ' indotto delle gradi committenti Isab, Saipem, Priolo Servizi, Versalis, Erg e che versava in una situazione di totale dissesto. Dall ' attività di verifica, i militari hanno passato al setaccio le società subentranti alla Gap che improvvisamente aveva cessato di operare. E ' emerso che tutte le aziende, parte delle quali aderenti al consorzio Cipis, facevano capo alla coppia di imprenditori Armenia e Bele. La tecnica adottata dagli indagati ruotava attorno al consorzio Cipis, facente capo ai coniugi Bele che rappresentava la faccia pulita del sistema, che si aggiudicava gli appalti per la manutenzione degli impianti del comprensorio industriale. Il prezzo dell ' aggiudicazione risultava fin troppo competitivo perché non teneva conto dell ' importo dovuto per le imposte e per i contributi previdenziali. Il lavoro veniva svolto dalle consorziate che, una volta raggiunto debiti tributari di considerevole importo, erano sostituita da altre imprese di nuova costituzione ma con stessa maestranza e stessi mezzi. Dalle intercettazioni è emerso che nello studio di consulenza si faceva riferimento a operazioni di finanza creativa, mentre i due coniugi non comparivano ufficialmente nelle società e avrebbero impartito direttive utilizzando wathsapp e skype con un linguaggio criptico e facendosi chiamare signora e ingegnere per non essere riconosciuti. Dalle indagini è emerso che, per ingannare le committenti, sarebbero stati falsificati i Durc e gli Unilav di molte società commissionarie. Laddove comparivano in ruoli formali, i due congiunti incassavano compensi sproporzionati rispetto all ' incarico ricoperto. Il drenaggio delle risorse sarebbe avvenuto anche sfruttando lo schermo offerto dalla dimensione internazionale. E ' emerso, infatti, che a Malta era stata costituita la società di diritto locale Sofintex allo scopo di emettere dall ' estero fatture per operazioni inesistenti nei confronti di una delle società fallite che, pagando i falsi documenti, svuotava le proprie casse per circa 3 milioni di euro che andavano a finire nelle tasche dei due imprenditori. F RANCESCO NANIA

Foto: Il consorzio Cipis riusciva ad aggiudicarsi i lavori per la manutenzione di alcuni degli impianti del polo petrolchimico


Foto: Un momento della conferenza stampa di ieri mattina