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24/11/2020

Appalti ed estorsioni, la sentenza

Il Mattino

L'accusa era di doppia estorsione in danno degli imprenditori che si erano aggiudicati l'appalto e nei confronti di chi era subentrato in sub appalto per la ristrutturazione del palazzo De Simone di Bracigliano. Il giudice ha assolto dall'accusa di estorsione Salvatore, Fiore Graziano e Ferdinando Damato per non aver commesso il fatto. Gli imputati sono stati difesi dall'avvocato Raffaele Bizzarro. Condannati il collaboratore di giustizia Felice Graziano di Nola a cinque anni di reclusione, Felice Graziano di Quindici a sei anni e 8 mesi di reclusione, Giovanni Scibelli a 7 anni di reclusione difesi dagli avvocati Sabato Moschiano, Giovanni De Lucia e Luigi Gargiulo. Quest'ultimi, inoltre, sono stati assolti con la formula «per non aver commesso il fatto» dalle accuse di estorsione nei confronti di alcune ditte per aver imposto la fornitura di calcestruzzo. Ad emettere la sentenza il tribunale di Avellino, in composizione collegiale, presieduto dal giudice Sonia Matarazzo, a latere Pierpaolo Calabrese e Michela Eligiato. A ricostruire gli episodi intimidatori compiuti nei confronti dei titolari delle aziende, il collaboratore di giustizia, Felice Graziano. Il pentito ha raccontato, nel corso del processo, come nel mirino dell'organizzazione criminale capeggiata dai Graziano, erano finiti diversi imprenditori. «L'appalto era stato vinto da una ditta di Afragola - ha raccontato il pentito ma con le nostre minacce l'azienda si ritirò». Dopo il primo episodio intimidatorio nell'appalto subentrò la ditta indicata dai Graziano. «Dopo il mio intervento subentrò la ditta di Costa che spesso mi veniva a chiedere dei piaceri per farli lavorare negli appalti sulla zona del salernitano e in cambio avevo il mio tornaconto. Per il mio intervento sul palazzo De Simone avrei dovuto ricevere circa 170mila euro. Ricevette subito un acconto di 30mila euro, con tre assegni da 10mila euro».
a.m.
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