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24/11/2020

Appalti e usura: 10 anni di ndrangheta

Il Messaggero

I tentativi di infiltrazione dei clan della provincia di Crotone tra traffico di droga e imprenditori presi per il collo, ma non solo
IL CASO
Droga e attività lecite, soldi sporchi da ripulire, attività commerciali e imprenditoriali in cui re investire i giganteschi proventi del narcotraffico e altre attività illecite. La storia giudiziaria dei clan legati alla cosca Grande Aracri negli ultimi anni si è incrociata spesso con Perugia e testimonia dunque le mire continue in particolare della criminalità calabrese della provincia di Crotone (tra Cirò, Cutro e San Leonardo di Cutro) verso il territorio perugino.
APPALTI E TERRENI
Un vitigno, terreni per impiantare una coltivazione d'olio, lavori edili ma anche appalti e fotovoltaico: almeno dal 2013 personaggi residenti da tempo a Perugia ma risultati dalle indagini in collegamento con le casa madre o arrivati direttamente dalla Calabria hanno tentato di mettere le mani su attività lecite con l'intento evidentemente di ripulire i soldi sporchi accumulati con traffici illeciti. Centinaia di migliaia di euro, in alcuni casi (come gli appalti e il regime dei subappalti) anche milioni: le persone finite nel mirino degli investigatori avrebbero cercato o di imporre metodi mafiosi o comunque operato in collegamento e su nullaosta dei clan in Calabria. Un occhio ovviamente sempre molto interessato ad attività ricettive e del mondo della ristorazione. Droga, armi e tassi di usura al 30% a fare da completamento al tutto.
Nel 2017 ecco di nuovo le mani del clan Grande Aracri anche su attività umbre. In particolare il centro di gravità è rappresentato dai videopoker: macchinette illegali installate dal clan in tutta Italia e anche nei bar perugini e umbri, con guadagni di decine di milioni di euro. Il sistema era protetto però da una sofisticatissima rete di server e cloud stranieri, e con un meccanismo di accesso realizzato da hacker, italiani ed europei, di altissimo livello con un guadagno per ogni macchinetta stimato in duecentomila euro all'anno e un'attività criminale nel settore che andava avanti almeno dal 2012.
E arriviamo agli ultimi mesi. Agli immobili sequestrati lo scorso dicembre dai finanzieri sempre a Perugia a un altro affiliato e all'incrocio continuo di affari puliti e non con la locale di San Leonardo di Cutro, che agisce in una specie di cartello con il clan Grande Aracri, messa in atto da personaggi riuniti intorno alla figura di Antonio Ribecco (morto in carcere per coronavirus) tra truffe bancarie, traffico di droga e tentativi poco leciti di ottenere appalti e lavori.
E poi agli ultimi giorni, all'indagine che ha portato agli arresti tra gli altri il presidente del consiglio regionale calabrese, Domenico Tallini: dall'ordinanza e dalle parole del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, un business dei farmaci che tocca anche Perugia.
Michele Milletti