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07/10/2021

Appalti e tangenti Quarantadue indagati Anche due pisani

QN - La Nazione

PISA «Quanto c'è da pagare e a chi?» Non c'è sorpresa nella voce degli imprenditori, solo l'interesse spiccio di capire a quanto ammonta la tangente da versare per ottenere quel lavoro. Non si parla di maxi appalti, non gare da far strabuzzare gli occhi, ma di un meccanismo consolidato che ha governato per anni l'affidamento dei lavori pubblici come il rifacimento delle strade, gli interventi nei cimiteri, nelle scuole e poi quelli indetti in somma urgenza (poi risultata insussistente) per la riduzione degli smottamenti. Il terremoto dell'indagine «Coffee break», che ha portato all'esecuzione, lunedì 4 ottobre, di 19 misure cautelari (otto in carcere, tre ai domiciliari con il braccialetto elettronico e altri otto all'obbligo di dimora), ha scosso i due comuni di Pescia e Uzzano: indagati anche due pisani. La «cupola» sarebbe stata formata dall'ex sindaco di Pescia, Renzo Giuntoli., 74 anni (all'epoca non più in carica), che avrebbe avuto il ruolo di intermediario tra gli imprenditori delle aziende edili e due funzionari dei comuni, L.L., 51 anni, all'epoca dei fatti responsabile dell'area tecnica del comune di Uzzano, e L. B., 65 anni, allora responsabile dell'area opere pubbliche e protezione civile di Pescia, che sono finiti in carcere, insieme ad altre cinque persone, tra imprenditori e tecnici di varie province. Un giro di affari che che avrebbe coinvolto decine di persone, soprattutto imprenditori edili (sono 42 in tutto gli indagati): le accuse vanno dalla corruzione e istigazione alla corruzione, alla turbativa d'asta, concussione e falso ideologico. Le imprese che beneficiavano degli accordi sono: la Costruire Srl, Coesco srl, Esmoter Costruzioni srl, Euroedil snc, General Works e la Diddi Dino e figli. Sono stati disposti sequestri preventivi per 202mila euro, e durante le perquisizioni domiciliari, nella cassaforte di uno degli indagati, sono stati trovati 266mila euro in contanti. Ma come funzionava questo sistema? Attraverso aziende compiacenti, che negli appalti sotto soglia venivano invitate a partecipare alle assegnazioni ma poi non presentavano offerte, mentre negli appalti sopra la soglia le imprese presentavano le offerte ma si accordavano per favorire quella che avrebbe poi avuto l'appalto. Indagati anche due pisani: C. G. del '59 e F. T. del '59. Red.Pit.