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16/01/2020

«Appalti e contratti, regole certe e legalità»

La Sicilia

Convegno Cgil sul terziario. Appello ai giovani: «C ' è ancora tempo per dire no a chi vi offre un lavoro malpagato»
«Catania ha cambiato volto nel giro di pochi anni: da città industriale è diventata città del terziario. In un primo momento i centri commerciali sono diventati il simbolo della nuova occupazione per intere generazioni di lavoratori. Ma alla prima avvisaglia di crisi hanno subito tirato i remi in barca spostandosi e chiudendo intere filiere. E poi ci sono gli appalti, la cui gestione ottocentesca, con intrecci tra politica e imprenditoria deviata, deve ancora essere debellata». La Filcams Cgil di Catania, per bocca del suo segretario generale, Davide Foti, assieme alla Camera del Lavoro, tenta una riflessione aperta alla città e soprattutto rivolta agli studenti universitari: «C ' è ancora tempo per non cadere nella trappola di chi vi coinvolgerà in scorciatoie clientelari in cambio di un lavoro malpagato che non vi assicurerà un futuro». Ieri mattina, nel corso del convegno "Terziario, appalti e legalità: la crisi che trasforma lavoro e diritti", tenutosi nell'aula magna di Scienze politiche, si è parlato di regole, leggi e trasformazione del lavoro da industriale a settore servizi, con una particolare attenzione sulla difficile questione della reale trasparenza negli appalti. I lavori sono stati coordinati dal giornalista de " La Sicilia " , Mario Barresi, che ha stimolato il dibattito tra i relatori.Dopo i saluti di Giuseppe Vecchio, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, il segretario generale della Filcams Cgil di Catania, Davide Foti, ha introdotto il tema. «Prima era Catania la " Milano del Sud " , una città con grandi industrie nazionali e internazionali, con grandi spazi occupazionali - ha spiegato - A poco a poco le nostre industrie hanno cambiato volto adattandosi velocemente a un modello di industria ridimensionata, con manodopera spostata verso Paesi dove tutto costa meno. Il volano produttivo è slittato verso un proliferare di centri commerciali che sono diventati il simbolo della nuova occupazione. Come Cgil, sin dal primo momento abbiamo espresso preoccupazione soprattutto perché il passaggio non veniva gestito con regole e leggi certe. Oggi, purtroppo, devono tutti darci ragione. Dal punto di vista occupazionale, questa nascita incontrollata di siti produttivi ad alta densità umana, se da un lato ha garantito il diritto e il salario, dall'altro ha anche creato un sottobosco incontrollato dove tutta la parte bassa della filiera è stata gestita totalmente senza regole o applicazione di contratti. Abbiamo assistito alla nascita di formule dove il cottimo va a braccetto con il lavoro nero, il tutto reso possibile dalla mancanza di controlli e in un clima dove si annida la malavita organizzata». La Filcams chiede dunque che venga rimessa al centro la normativa, che istituzioni, imprese, sindacato e lavoratori, elaborino modifiche che possano garantire l'applicazione dei contratti nazionali. Altro passaggio necessario: formalizzare nelle Prefetture la creazione di tavoli con tutte le parti sociali e istituzionali, ricercando protocolli di legalità. All ' incontro sono intervenuti la segretaria provinciale della Filcams Catania, Concetta La Rosa, che ha sottolineato come «molte delle opere e molti degli appalti siano fermi non per una norma ma perché ci sono inchieste giudiziarie». Per l'ordinario di Diritto amministrativo, Fabrizio Tigano, «la corretta osmosi tra legalità e trasparenza potrebbe arrivare solo grazie ad un cambio di mentalità», mentre per il Da sinistra, La Rosa, Gabrielli, Foti, Barresi e Rota segretario generale della Cgil di Catania, Giacomo Rota, «non abbassiamo la guardia sui diritti per ottenere più occupazione, per il semplice fatto che guardiamo ogni giorno negli occhi i lavoratori che chiedono rispetto e giustizia. Per noi legalità non vuol dire soltanto non avere rapporti con i mafiosi, ma non ricattare i lavoratori e accertare la sicurezza nei cantieri». Per la segretaria generale della Filcams Cgil Sicilia, Monja Caiolo, «le soluzioni risiedono ancora una volta solo nelle buone pratiche». A nome della presidenza di Confindustria Catania è intervenuto Antonio Perdichizzi, che ha subito dichiarato di «sentirsi parte e non controparte», aggiungendo che «se l ' impre sa sta bene, può e deve investire sul capitale umano». Ha concluso i lavori la segretaria della Filcams Cgil nazionale, Maria Grazia Gabrielli, che ha voluto sottolineare come «negli appalti la criminalità e mafiosi hanno preso il controllo. Ma è pure vero che oggi le criminalità si muovono dentro la finanza e non solo nella dinamica degli appalti, e non solo in Sicilia». l