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24/02/2021

Appalti del clan a Verazzo e Pagano 4 arresti, l’indagine tocca il Comune

Il Mattino

LE GARE SOSPETTE
«Per l'abbellimento di Largo Amico, i lavori mi vennero affidati dall'ingegnere Greco senza nessuna gara. Ammontavano a circa 30mila euro sui quali pagai una tangente a Marco Ricci di tremila euro». Questo è solo uno dei verbali di un pentito finito nell'ordinanza che ha spedito agli arresti 4 imprenditori che ottenevano appalti a Capua grazie a un giro di mazzette. Indagato anche l'ex sindaco Carmine Antropoli per il quale non è stato chiesto l'arresto dalla Dda di Napoli.
Nel calderone è finito, però, l'appalto per il recupero urbano della zona Porta Napoli e per la ristrutturazione del plesso scolastico «Ettore Fieramosca». Ma sarebbe la circostanza più lieve. Perché il figlio di Francesco Schiavone «Sandokan», Nicola, avrebbe messo 500mila euro nelle mani del costruttore Domenico Pagano di Trentola Ducenta per comprare il «Palazzo delle cento persone» a Capua. Un investimento non di poco. L'edificio doveva diventare residenza assistenziale per anziani e i profitti dovevano «tornare» nelle mani degli Schiavone. Gira e rigira, i soldi finivano sempre lì. Questo, almeno, è ciò che ipotizzano i magistrati di Napoli. E per questo, ieri, il Palazzo delle Cento Persone di Capua è stato sequestrato.
L'immobile, in passato pignorato ad Angela Iovene, moglie di Rodolfo Statuto (deceduto e già condannato con la sentenza Spartacus), era stato acquistato per poco meno di un milione e mezzo di euro. E di questo ne aveva approfittato il clan.
LA RETE
A ricostruire la tela dei rapporti fra funzionari pubblici, imprenditori e camorra sono stati i carabinieri di Caserta che ieri hanno arrestato i 4 imprenditori considerati vicini al clan Schiavone e Zagaria. Oltre a Pagano, in manette sono finiti i cugini imprenditori Giuseppe e Francesco Verazzo originari di Casal di Principe. E poi, Domenico Farina di San Prisco.
LE MISURE
Notificate due misure interdittive: al responsabile protempore dell'ufficio tecnico del Comune di Capua, Francesco Greco, indiziato di turbata libertà degli incanti e corruzione, e all'impiegato di banca Andrea D'Alessandro in servizio a Santa Maria Capua Vetere, accusato di avere consentito trasferimenti di denaro su conti del clan. Sequestrati beni per 15 milioni di euro da guardia di finanza di Caserta a Pagano e ai fratelli Verazzo. I reati contestati sono associazione mafiosa, turbativa d'asta, corruzione, abuso d'ufficio e riciclaggio. L'inchiesta però è nata da lui: Domenico Pagano - fratello dell'ex sindaco di Trentola Ducenta, Nicola, deceduto - titolare della società Immobiliare Generale (sequestrata), indagato per aver allacciato, fin dagli anni '90, rapporti con Michele Zagaria e Giacomo Capoluongo, divenendo imprenditore di riferimento. Farina di San Prisco è invece accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: amministratore unico della Prisma Costruzioni, gli inquirenti pensano che la società sia riconducibile al collaboratore di giustizia Francesco Zagaria Ciccio a Brezza, aggiudicataria di vari appalti pubblici. Indagati, oltre all'ex sindaco di Capua, anche Marco Ricci, maresciallo della Guardia di finanza già indagato nell'inchiesta Antropoli e Guido Taglialatela, imprenditore, Luca Diana di San Cipriano d'Aversa e Alfredo Maria Cenviti di Montecastrilli.
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