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30/06/2020

Appalti da un miliardo all’ombra di tangenti e burocrati intoccabili

La Repubblica - Antonio Fraschilla

la regione e gli scandali
Inchieste aperte su sanità, strade, rifiuti, energia, fondi all'agricoltura Nessuna rotazione di funzionari. E adesso i rischi del silenzio-assenso
Sanità, strade, finanziamenti dell'agricoltura, rifiuti, energia, appalti del Genio civile. Negli ultimi dodici mesi la procure di mezza Sicilia hanno alzato il velo sull'uso disinvolto delle mazzette in una miriade di rami della Regione. Bustarelle e favori che hanno pilotato appalti e affari per un miliardo di euro, facendo della Sicilia il paradiso delle tangenti.
Una situazione allarmante, quella emersa nelle ultime indagini che hanno portato anche ad arresti eccellenti come quello del paladino antimafia Antonio Candela e dell'ex responsabile della Centrale unica degli appalti, promosso manager dell'Asp di Trapani, Fabio Damiani.
E, ancora, dell'ex sovrintendente e direttore di grandi parchi archeologici siciliani Vincenzo Caruso o del re dei rifiuti Nino Leonardi e dei faccendieri Arata. Tutti presunti corrotti e corruttori in attesa dei processi e delle sentenze, che potrebbero anche ribaltare le tesi delle procure.
Di certo c'è che da queste indagini emerge un grande allarme corruzione nelle stanze della Regione e dei suoi tanti rami. Ma la politica sembra guardare altrove: non una sola rotazione vera di dirigenti e funzionari e stata presa nei vari rami dell'amministrazione interessati dalle recenti indagini. Mentre all'Ars maggioranza e pezzi di opposizione sono concentrati a snellire le procedure burocratiche, senza varare una vera riforma della burocrazia: con il rischio non solo di far incrementare la corruzione ma anche di derogare facilmente a tutta una serie «di norme in materia di tutela ambientale e del paesaggio facendo saltare i controlli delle pratiche in itinere grazie al sistema delle autocertificazioni e del silenzio assenso», come denunciato dalla Fillea-Cgil. Eppure, mettendo in fila gli ultimi casi di corruzione, non c'è settore regionale che non sia stato interessato da indagini per mazzette.
L'ultima indagine ha riguardato il Consorzio autostrade, dove sono stati arrestati dirigenti che erano già sotto processo ma che continuavano a essere "responsabile unico del procedimento" per importanti appalti e funzionari che con grande «spirito di sacrificio», anche se in pensione, erano ritornati al lavoro gratuitamente. Nella sanità è stato scoperchiato un pentolone ribollente di appalti pilotati per circa 600 milioni, secondo la procura di Palermo: dalle gare per la pulizia delle Asp e delle aziende ospedaliere a quelle per l'alimentazione energetica, nel mirino dei pm sono finiti super-appalti. Sui rifiuti il caso Gianfranco Cannova, il funzionario condannato in primo grado per corruzione, non ha insegnato nulla: così si scopre, secondo la procura di Catania, che grazie a mazzette al dipartimento, all'Arpa e alla Città metropolitana di Siracusa il re dei rifiuti Nino Leonardi avrebbe ottenuto autorizzazioni e soffiate sui controlli nella più grande discarica del Sud Italia, un impero che ha fatturato quasi 100 milioni l'anno nell'ultimo quinquennio. E ancora, nei giorni scorsi, la procura di Caltanissetta ha avviato un'inchiesta su quella che ritiene una mazzetta al Genio civile, mentre a Palermo i pm hanno aperto un'indagine su un giro di favori all'ispettorato agricoltura.
Ma in questi rami dell'amministrazione sono state avviate ispezioni? Sono state avviate rotazioni di dirigenti e funzionari negli uffici più esposti al rischio corruzione, come prevedono le linee guida dell'Autorità nazionale anti-corruzione? Nulla, solo qualche comunicato di circostanza dell'assessore di turno e poco più. Così in alcuni dipartimenti, come quello al Lavoro e alla Famiglia, ci sono funzionari e dirigenti che non cambiano ufficio da dieci anni. In compenso, però, la politica è attivissima per togliere strumenti di controllo preventivo perché la burocrazia è lenta nel dare risposte agli imprenditori. Così all'Ars è appena stato approvato il disegno di legge sulla sburocratizzazione, con l'aggiunta di una norma, voluta dal governo, che dà pieni poteri a Musumeci in caso di emergenze. Il ddl prevede in sostanza la possibilità per imprese e cittadini di presentare solo autocertificazioni sul rispetto delle norme per realizzare impianti o ottenere finanziamenti. Inoltre sancisce il principio del silenzio-assenso: se l'amministrazione non risponde entro i termini di legge, l'autorizzazione si intende concessa con una semplice comunicazione del dirigente. E i controlli? Solo a posteriori. Ma la legge prevede aiuti per dirigenti e funzionari che devono fare i controlli in una macchina amministrativa già ingolfata? Certo che no.
E quindi chi farà i controlli? Così non si alimenta il rischio corruzione, come sostiene la Cgil, visto che basta avere un dipendente "amico" che non preleva la pratica, sul tavolo fra mille, per fare scattare il silenzio-assenso?

Foto: kL'allarme Un'immagine simbolo della corruzione: in un anno sono state aperte inchieste su appalti per un miliardo