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01/09/2020

Appalti da ripensare No a un Calatrava bis al post…

Il Gazzettino

Appalti da ripensare
No a un Calatrava bis
al posto del Bailey
Vigiliamo sul ponte sul Piave, non può diventare un Calatrava bis. Torniamo sul tema degli appalti per riaprire una delle grandi questioni che ci sono sempre state a cuore, portate avanti con tenacia anche nel mio ruolo di consigliere comunale. Gli appalti, il ruolo della politica nel favorire, per quanto possibile, la partecipazione alle gare delle imprese bellunesi. I grandi cantieri sono un'opportunità per la nostra terra, perché permettono alle imprese di lavorare, danno da vivere a intere famiglie che poi pagheranno le tasse qui. Troppo spesso è colpa delle stazioni appaltanti se alle gare partecipano solo imprese da fuori. Mi ero già espresso sul tema quando, circa due anni fa, alle prime gare per il progetto di rigenerazione finanziato dal Governo, non si erano visti nomi bellunesi tra i candidati. In quell'occasione ricordo che su 7 gare nemmeno una vedeva la presenza di ditte locali; allora ho chiesto, in sede di Consiglio comunale, di attingere alle liste depositate in provincia e infatti nella seconda tranche di gare ci sono state realtà provinciali che hanno potuto partecipare. Ora che da candidato per Belluno al Consiglio regionale, mi batto accanto a Zaia per l'autonomia del Veneto e per quella della provincia di Belluno, l'attenzione è tutta rivolta al ponte sul Piave, il manufatto che sostituirà il Bailey. Da Calatrava in poi possiamo dire che sui progettisti stranieri occorre vigilare, perché è sempre il progettista che redige il prezzario e la valutazione economica dell'opera. Se non vengono applicati i corretti prezzi di mercato, si rischia che le imprese nostrane davanti a esigenze di ribassi troppo alti decidano di rinunciare. La legge 25/14 prevede una graduatoria provinciale di fornitori e soggetti economici. Se il bando di gara viene espletato in ambito nazionale con gara aperta, senza rispettare l'elemento della territorialità, arrivano in provincia e in regione tanti soggetti da fuori. Ne sono un esempio le gare per la viabilità sulla strada statale per Cortina, gestite dall'Anas, dove sono presenti solo aziende meridionali che operano con ribassi d'asta impressionanti salvo dopo aver vinto la gara, chiedere una revisione prezzi. Serve quindi rafforzare le dinamiche territoriali con la modifica del codice degli appalti nazionale (in fase di nuova stesura) che nel programma delle 23 materie in discussione per l'autonomia da parte di Zaia, è inserito nella voce governo del territorio. Questo significherebbe maggiore autonomia nella gestione delle opere pubbliche.
Franco Roccon
candidato per Belluno
al Consiglio regionale
Lista Veneta Autonomia
Troppi rischi a Candaten
Più illuminazione
per le auto e i cervi
Abito a Caviola, lavoro a Sedico e vorrei farmi portavoce dei tantissimi che come me viaggiano ogni giorno e, soprattutto, ogni sera per recarsi al lavoro e ogni giorno si misurano con il pericolo ormai quotidiano degli animali selvatici (soprattutto cervi) sulla strada. Lavoro su 2 turni e, sia la mattina presto quando faccio il primo turno sia la sera quando stacco dal secondo, so che sarà un viaggio caratterizzato da ansia e paura per questa situazione. E di fatto ogni mattina e ogni sera ne incontro, ne vedo e fortunatamente ne evito dato che mantengo una velocità massima di 50 km e anche meno(con grande disappunto di chi mi segue!).
Alcune considerazioni: ci sono ovunque i cartelli stradali che ne segnalano la presenza; ci sono limiti di velocità; nonostante questi provvedimenti si sente sempre più spesso di cervi o caprioli investiti, purtroppo (amo profondamente gli animali e non vorrei mai trovarmi nella situazione di averne investito uno!). So che esistono soluzioni adottate in altri paesi; ricordo inoltre che tanti anni fa c'erano reti molto alte per limitare un po' il problema ma non voglio assolutamente fare polemiche né entrare in dinamiche di gestione amministrativa. Non ne ho la competenza.
Viaggiando ogni giorno mi accorgo che la zona più popolata è quella dei rettilinei di Candaten. È molto buia (mattina e sera) e con una difficoltà reale di visibilità sia a destra sia a sinistra perché quasi mai puoi tenere gli abbaglianti azionati per le macchine che procedono nella carreggiata opposta e proprio durante le ore della mattina presto e della sera, è popolatissima di animali che stanno mangiando l'erba e che - come mi è successo -, escono all'improvviso sulla strada per attraversare. Ma che fino a un secondo prima non vedi, Panico! Allora mi sono resa conto che se tutta quella zona fosse illuminata, noi conducenti riusciremmo a vederli anche da lontano e decidere come procedere, o saremmo più preparati per un eventuale attraversamento o presenza sulla strada.
Sarebbe davvero utilissimo per noi avere quel tratto di strada tutto illuminato: o con lampioni lungo la carreggiata o installando proiettori di luce tipo quelli dei campi di calcio posizionati in modo tale che illuminino le aree circostanti. Questo permetterebbe a chiunque sta passando su quel tratto, di avere la situazione ben chiara sulla presenza di quanti e quali animali ci sono e conseguentemente saremmo più preparati ad affrontare il percorso di Candaten senza sorprese improvvise. Non serve una luce forte (che immagino possa disturbare gli animali) ma un minimo di illuminazione ci aiuterebbe tantissimo.
Mi sembra una soluzione in grado di accontentare noi automobilisti e anche gli amanti della natura perché sarebbe un sistema non invasivo né per gli animali né per il paesaggio. Spero che questo mio appello vengo ascoltato e che qualcuno prenda in seria considerazione questo problema che ogni anno è sempre più rilevante. Grazie a tutti.
Barbara Decima
Grondaie a Belluno
Quei getti d'acqua
sotto l'Auditorium
Da emigrante, sono abitualmente a Belluno alcuni giorni nel periodo estivo. Domenica scorsa, mentre pioveva, sono passato sul marciapiede davanti all'Auditorium (a fianco della Prefettura), ma ho dovuto scansare due vistosi scrosci d'acqua dall'alto; presumevo provenissero da buchi sulla grondaia del palazzo, ma ho dovuto ricredermi; non erano difetti della grondaia, ma trattavasi di due appositi tronchi suborizzontali di pluviale derivati a sbalzo dalla grondaia, che dall'alto scaricavano direttamente a terra (e chi non volesse prendersi i getti in testa provveda a scansarsi, come ho fatto io).
Ma non sta in questo il problema.
Ho pensato che, dato il carattere storico del palazzo, non sia stato possibile addossare i pluviali alla parete, e ciò spiegherebbe perfettamente l'adozione dei tronchi a sbalzo.
Quello che non capisco è perché questi non siano stati realizzati in modo che i rispettivi getti non investano la parete del palazzo, che attualmente si presenta rovinata da due grandi chiazze di muffa, provocate dal bagnamento. Basterebbe, a modesto parer mio, modificare gli sbocchi. Troppo difficile? Occorre aspettare i lavori in progetto di cui si parla, nella speranza che contemplino il problema?
Claudio Funes Nova