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27/02/2020

Appalti Arsenale tra molti silenzi e qualche prima ammissione

La Gazzetta Del Mezzogiorno

INTERROGATORI DEL GIP
l Tra silenzi, qualche parziale ammissione e indagati che respingono le accuse, sono proseguiti ieri gli interrogatori di garanzia per l'inchiesta su tangenti e appalti per i lavori nell'Arsenale militare di Taranto che ha portato all'arresto di 12 persone, tra cui il direttore dello stabilimento militare, contrammiraglio Cristiano Nervi, l'ufficia le del servizio «efficienza navi» Antonio Di Molfetta, due dipendenti civili dell'arsenale e otto imprenditori. Tre di questi hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, Nicola Pletto, Giona Guardascione e Fabio Greco, difesi rispettivamente dagli avvocati Gianluca Mongelli, Egidio Albanese, Antonio Mancaniello e Gaetano Melucci. Stessa scelta per l'ufficiale Antonio Di Molfetta, (difeso dagli avvocato Antonio Raffo e Gaetano Vitale). L'ufficiale è accusato di aver ricevuto regali per favorire alcuni imprenditori negli appalti. Hanno invece risposto alle domande del giudice Benedetto Ruberto e respinto le accuse Angelo Raffaele Ruggiero e Giacinto Pernisco, assistiti dagli avvocati Adelaide Uva, Edmondo Ruggiero e Egidio Albanese. Pernisco ha precisato di avere partecipato a poche gare, in quanto buona parte delle sue attività si svolge al di fuori dell'arsenale. Ruggiero ha chiarito gli episodi e le intercettazioni che gli vengono contestate. Alessandro Di Persio, assistito dall'avvocato Luigi Esposito, da quanto trapelato ha invece ammesso di aver pagato una cucina componibile donata all'ufficiale Di Molfetta. Il piano di finanziamento, secondo i finanzieri, è stato fittiziamente intestato a un dipendente dell'impernditore indagato. Venerdì verranno ascoltati il direttore dell'arsenale Nervi, difeso dall'avvocato Fausto Soggia e l'imprenditore Armando De Comite (il presunto promotore dell'as sociazione a delinquere), difeso dall'avvocato Uva. Secondo il procuratore aggiunto Maurizio Carbone, un cartello di imprese teneva in pugno e si spartiva gli appalti milionari (è stato accertato un giro di affari illeciti da 14,5 milioni) dell'arsenale con la complicità del direttore e anche attraverso la corruzione di un ufficiale e due dipendenti. [V.Ric.]