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23/10/2020

Appalti alle ditte del boss arrestati 7 imprenditori

La Repubblica - Raffaele Sardo

l'inchiesta
Indagine della Dda Il clan di Michele Zagaria, capo dei Casalesi, gestiva i lavori idrici attraverso aziende controllate
Lavori di somma urgenza per 40 milioni alla rete idrica regionale, affidati a ditte legate al boss dei casalesi, Michele Zagaria. Per questo sono finiti in carcere sette imprenditori edili. L'operazione è stata condotta all'alba dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caserta su ordine del Gip del Tribunale di Napoli, Gabriella Bonavolontà. Tra i destinatari delle misure cautelari anche l'imprenditore Antonio Fontana, ex sindaco negli anni '90 di Casapesenna. I carabinieri hanno eseguito anche un provvedimento di sequestro preventivo di 10 imprese edili riconducibili agli indagati, per un valore di circa un milione.
L'indagine coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Giordano della Dda di Napoli, è uno dei filoni dell'inchiesta Medea, che aveva fatto luce su un sistema gestito da Francesco "Francuccio" Zagaria, cognato del boss dei casalesi, Michele Zagaria, deceduto qualche anno fa.
"Francuccio", marito di Elvira Zagaria, sorella di Michele, controllava non solo gli appalti regionali, ma anche quelli dell'azienda ospedaliera di Caserta e dell'Istituto autonomo case popolari di Caserta. In pratica era lui, con la complicità dell'ex funzionario regionale, Tommaso Barbato, (anche ex senatore dell'Udeur) a decidere a quali ditte assegnare i lavori di somma urgenza riguardanti la rete idrica regionale. Barbato, nel corso del tempo, avrebbe garantito numerosi lavori alle ditte, assicurando rilevanti introiti al clan. Una parte dell'utile di azienda, infatti, era destinato agli Zagaria ed una parte alle attività corruttive.
Barbato, già arrestato e condannato in secondo grado di giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, era responsabile del settore Ciclo integrato delle acque della Regione fino al 2005. Parecchi lavori, tra il 2001 e il 2015, sarebbero andati - secondo la Procura antimafia e i carabinieri - sempre ad aziende vicine a Michele Zagaria e al cognato Francesco Zagaria con lo stratagemma della sostituzione delle buste con le offerte di gara. «L'accesso alle buste - ha rivelato proprio un imprenditore che partecipava al sistema degli appalti truccati - era consentito dalla complicità di un impiegato regionale». Gli imprenditori arrestati erano soci di fatto del boss e non pagavano il "pizzo".
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Foto: kArresto La cattura del boss dei Casalesi Michele Zagaria