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02/03/2021

Appalti, affari per 1,6 miliardi «Più tutele per i lavoratori»

Corriere dell'Alto Adige

Economia
Mayr (Ipl): attenzione alle condizioni. Costanzo: massimo ribasso, un rischio
«Buone condizioni di lavoro non devono rappresentare un elemento accessorio degli appalti pubblici. Sono condizione imprescindibile pe il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici». Questa la netta dichiarazione con cui Dieter Mayr, presidente dell'Istituto promozione lavoratori di Bolzano, ha aperto l'incontro sulle condizioni lavorative negli appalti pubblici in Alto Adige. Circa 65mila procedure pubblicate nel 2019 per un giro d'affari da quasi un miliardo e 600 milioni di euro, secondo i dati esposti da Alberto Violin dell'Agenzia contratti pubblici. Nonostante i lavori pubblici rappresentino una minoranza degli appalti, circa 7mila, assorbono la percentuale più alta di fondi, oltre 600 milioni di euro. Più di otto affidamenti su dieci vanno ad aziende altoatesine, che predominano il settore dei lavori pubblici, mentre per servizi e forniture ci si affida per la maggior parte ad aziende nazionali o estere. La presenza di aziende locali o esterne varia in base alla grandezza dell'appalto: sopra i 2 milioni di euro sono grandi attori nazionali, mentre dalla soglia dei 200mila euro in giù ci si affida a imprese del territorio. Un mercato importante che però sembra presentare criticità. «Gli appalti vanno al massimo ribasso, la concorrenza tra imprese è agguerrita e passa anche per la violazione delle norme sul lavoro» denuncia Antonella Costanzo, segretaria provinciale Filcams Lhfd /Cgil / Agb. «Nei settori multiservizi si è ricorso sempre più all'esternalizzazione, ma questo non è stato sempre sinonimo di qualità. Anzi, i lavoratori si sono trovati con salari esigui, orari ridotti e carichi pesanti. Purtroppo le associazioni datoriali hanno osteggiato il rinnovo dei Ccnl e contratti e salari sono bloccati da ben 7-8 anni». Il ricorso a contratti nazionali più aggiornati potrebbe però non essere comunque una soluzione ideale per chi si trova a lavorare in Alto Adige. Lo denuncia il giuslavorista Carlo Lanzinger: «La disciplina per gli appalti pubblici prevede l'applicazione del contratto territoriale quando disponibile, altrimenti di quello nazionale. Purtroppo però, dato il costo della vita in provincia di Bolzano assai superiore alla media italiana, il nazionale rischia di non consentire un'esistenza libera e dignitosa. È essenziale prevedere più varietà di contratti territoriali». Che il salario sia o meno abbastanza per vivere, sia esso deciso a livello territoriale o nazionale, l'importante è che arrivi puntuale ogni mese. Non sempre però è così, si denuncia all'incontro. «Il ritardo nei pagamenti ai dipendenti da parte dell'appaltatore è un problema ricorrente» continua Lanzinger. «E andrebbe combattuto alla radice, interrompendo il flusso di denaro pubblico alle imprese irregolari. Purtroppo i committenti non sono preparati o consapevoli di questi comportamenti» Secondo Sieghart Flader, direttore dell'Ispettorato del lavoro, le istituzioni avrebbero un'ulteriore arma a loro disposizione: «Il ministero indica i costi medi di ogni tipologia di appalto. Se l'offerta pervenuta è troppo bassa, specie in settori dove il costo principale è la manodopera, si può già pensare ad una irregolarità. Nel caso poi emergano, la legge prevede anche la facoltà di pagamento dei salari diretto ai lavoratori da parte del committente pubblico». Andrea Prandini

Foto: Lavori In Alto Adige 65mila procedure nel 2019 per un giro d'affari da 1 miliardo e 600 milioni di euro