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07/12/2018

Appalti, accolto il ricorso di Grigolin

Il Gazzettino

I FRATELLI E LA FIGLIA SONO INDAGATI PER TURBATIVA D'ASTA PUBBLICA NELL'OPERAZIONE TAGLIAMENTO
SUSEGANA
Accogliendo l'istanza presentata dal legale del gruppo, l'avvocato pordenonese Bruno Malattia, il Tribunale di Gorizia ha disposto ieri la restituzione di tutto il materiale sequestrato dalla Guardia di finanza alla Grigolin lo scorso 21 novembre. L'operazione della Fiamme Gialle era scattata nell'ambito dell'indagine Tagliamento su presunti aggiustamenti di appalti pubblici condotta dalla Procura della Repubblica di Gorizia, che ha indagato per turbativa d'asta pubblica i fratelli Renato e Roberto Grigolin, così come la figlia di Roberto Camilla Grigolin, che nel 2015 era l'amministratrice della controllata Brussi srl. Per i giudici del Riesame sono stati infatti sottoposti a sequestro documenti cartacei e informatici senza che però il decreto contenesse alcuna motivazione che desse conto della finalità perseguita per l'accertamento dei fatti. Inoltre non era stato specificato ciò che si stava ricercando, tanto da far dire al legale dei Grigolin che l'operazione era stata una «pesca a strascico». Ma soprattutto il pubblico ministero goriziano non aveva provveduto a emettere il provvedimento di convalida delle carte effettivamente sequestrate. E così il tribunale ha richiamato il sostituto procuratore Valentina Bossi alla restituzione di tutti i beni e della documentazione finita sotto sequestro. «È una decisione di cui prendiamo atto con soddisfazione - ha commentato l'avvocato Malattia - rispetto ad una indagine di cui conosciamo solo il reato per il quale sono stati indagati i miei assistititi e poco più».
L'INDAGINE
Secondo i magistrati goriziani il gruppo Grigolin sarebbe coinvolto in tre delle 150 gare pubbliche in Veneto e Friuli che sarebbero state aggiustate fra il 2015 e il 2017 da un cartello di imprese che agiva di concerto per condizionare le assegnazioni degli appalti. Tre episodi in cui i nomi della Superbeton e della Brussi, società di proprietà dei Grigolin, compaiono nelle associazioni temporanee di impresa che si presentarono alle gare. Due delle assegnazioni sospette avrebbero riguardato lavori per Autovie Venete, uno in particolare era quello relativo ad opere di manutenzione e il cui bando risale al 2017, assegnato poi nel 2018 per un valore di quasi 9 milioni di euro.
L'IPOTESI AL VAGLIO
Le indagini avrebbero portato a individuare la Brussi e la Superbeton come parte del sistema costituito da un network di imprese che si presentavano ai bandi con offerte confezionate tra loro in maniera tale da permettere di volta in volta a qualcuno dei partecipanti al cartello di mettere le mani su contratti milionari. Per chi veniva escluso ci sarebbero poi state le camere di compensazione rappresentante dai sub-appalti, che in più circostanze avrebbero violato le regole sulle percentuali di commessa che possono in effetti essere subappaltate. Ad esempio nel caso dei lavori per Autovie Venete, da cui la Brussi venne esclusa. Riuscendo però lo stesso ad avere una maxi commessa di lavoro per il medesimo progetto attraverso una cessione di contratto che gli investigatori considerano irregolare, realizzata attraverso una società che alla gara si era presentata insieme con l'altra controllata dei Grigolin, la Superbeton spa.
Denis Barea