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30/05/2020

«Appalti, 90 giorni per il sì e incentivi ai funzionari»

Il Messaggero - Alberto Gentili

Verso il decreto semplificazioni L'intervista Mario Turco
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: vanno rivisti l'abuso d'ufficio e il reato erariale «Il Codice può essere migliorato, patentino per le aziende costruttrici. Il Cipe deve restare»
C i vogliono circa 15 anni e sette mesi per realizzare le opere pubbliche del valore superiore a 100 milioni, 12,2 anni per quelle tra 50 e 100 milioni e quasi 8 anni per le infrastrutture che costano tra i 5 e i 10 milioni, perfino le opere piccolissime hanno tempi di realizzazione di 2,6 anni...». Mario Turco, sottosegretario grillino alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e agli investimenti, legge sconsolato il bollettino di guerra delle infrastrutture in Italia. «Ma ora si cambia», assicura, «nel decreto-semplificazioni che vareremo entro 15 giorni, introdurremo novità in grado di accelerare la costruzione di ponti, strade, viadotti e gallerie». Come? Finora nel miracolo non è riuscito nessun governo. «Se ci vuole tanto tempo a realizzare le opere pubbliche è perché ci sono criticità legate alla gestione degli investimenti e al processo autorizzatorio. Le nuove norme andranno a migliorare il sistema di governance attraverso una rivisitazione del modello secondo canoni di ottimizzazione e semplificazione delle decisioni. Perciò andremo ad accentrare e coordinare gli interventi perché c'è un'eccessiva frammentazione e parcellizzazione istituzionale sia verticale, con difetti della multilevel governance, sia orizzontale: eccessiva duplicazione di organismi decisori e para-decisori collaterali». E le regole? «Miglioreremo e riorganizzeremo i processi decisionali connessi alla spesa per investimenti, rimediando alla dispersione delle risorse e all'allungamento dei tempi procedurali. Affronteremo il tema della eccessiva mutevolezza del quadro normativo che ha generato l'effetto di una incertezza sistemica che non ha aiutato gli investimenti». Il problema sono però anche i funzionari pubblici che non si assumono la responsabilità di firmare gli atti. «E' vero. Vanno introdotti degli incentivi per i funzionari chiamati ad assumersi delle responsabilità. In più va rivisto e circoscritto il reato di abuso d'ufficio e la responsabilità erariale per dare certezze sul perimetro tra legalità e illegali` tà. Ora l'incertezza spinge i funzionari, come diceva lei, a non firmare». Conte parla, per far ripartire le opere pubbliche, di intervento a carattere temporaneo. Di che cosa si tratta? «Stiamo introducendo, pur salvaguardando i livelli di controllo e di legalità, una serie di semplificazioni anche in deroga rispetto alle norme attuali. Poi verificheremo se renderle permanenti». Adotterete il "modello Genova"? Il Pd è contrario e difende il codice degli appalti temendo infiltrazioni della criminalità? «Puntiamo a trovare il giusto equilibrio tra il mantenimento dei livelli alti di guardia, ma allo stesso tempo vogliamo semplificare. Tanto è vero che ridurremo i tempi autorizzativi delle delibere, nonché quelli di gestione, tagliando e sovrapponendo il sistema a staffetta di autorizzazioni conseguenziali, ma non le non elimineremo. Oggi l'assurdità è che, a causa del processo autorizzativo orizzontale, passano 90-120 giorni tra un via libera e l'altro. Ad esempio, in sede di delibere Cipe, diremo a tutte le amministrazioni: c'è questo progetto, serve l'autorizzazione complessiva entro 90 giorni. E nell'arco dei 90 giorni tutti i soggetti competenti dovranno esprimere i rispettivi pareri tecnici. Poi nell'ambito del Cipe si procederà al via libera. Riguardo al codice degli appalti si possono attuare semplificazioni senza attenuare il presidio di legalità. Ad esempio per le piccole opere si può prevedere un sistema di controlli più semplice: la tutela legale deve essere proporzionata all'interesse economico». Per il Pd il Cipe andrebbe abolito. Lei lo difende. «Il Cipe non è la causa dei ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche: impiega in media 87 giorni per autorizzare un investimento, rispetto ai 15 anni e 7 mesi per la costruzione dell'opera. Dunque assorbe appena l'1,6% del tempo complessivo. In altre parole se il tempo totale per realizzare un ponte fosse di un'ora, il Cipe assorbirebbe un minuto soltanto. Questo dimostra che il problema non è il Cipe, ma la gestione, il processo, il monitoraggio e le norme del codice degli appalti. La controprova: anche per le piccole opere in cui il Comitato non interviene, i tempi di realizzazione sono di 2,6 anni contro una media europea di 9 mesi». Come volete semplificare il codice degli appalti? «Attendiamo le proposte del ministero delle Infrastrutture. Ma personalmente ritengo che vada introdotto anche un certificato di qualità delle imprese affidatarie. Oggi il 35% delle opere pubbliche sono bloccate a causa della crisi dell'impresa che ha vinto l'appalto, perciò va verificata prima dell'assegnazione l'affidabilità economica-finanziaria dell'azienda costruttrice. Un'altra soluzione è l'appalto integrato per le piccole opere che eviterebbe la procedura ordinaria dell'avviso pubblico, sostituendola con una rotazione delle imprese».

Foto: Mario Turco