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17/03/2020

Antonio decaro «ai cittadini chiedo seguite le regole»

Corriere del Mezzogiorno Economia - Rosanna Lampugnani

In questa fase noi sindaci abbiamo ceduto al governo una porzione delle nostre prerogative perché la questione è nazionale
Le immagini del sindaco Antonio Decaro che piange percorrendo via Sparano deserta resteranno nella memoria dei baresi. Ma in questo momento di gravissima emergenza, di guerra, come l'ha chiamato qualcuno, al presidente dell'Anci si pongono diversi problemi.

Sindaco, in questa situazione come si gestiscono le regole? Come si convincono i cittadini a rispettarle?


«Le regole vanno sempre rispettate e i sindaci devono accompagnare i cittadini lungo questo tragitto. Ognuno può avere la propria posizione in merito ad un determinato provvedimento, ma in questa fase abbiamo ceduto al governo una porzione delle nostre prerogative in materia di sanità riconosciute dall'articolo 50 del testo unico degli enti locali, proprio perché la questione é nazionale e va affrontata omogeneamente. La cabina di regia, formata dal governo, dai presidenti delle Regioni, dall'Istituto superiore di sanità, è il soggetto che deve adottare le diverse misure, a noi tocca farle rispettare e convincere i cittadini a seguirle. Per capirci, al Sud fino a 8 giorni fa (l'intervista è dell'11 marzo, ndr) si andava allo stadio, si seguiva la messa, ora é tutto diverso e l'esperienza di Codogno ci dice che dove il virus si tiene sotto controllo si riesce ad uscire dall'emergenza, ma questo non è il momento di sindacare le decisioni nazionali, non siamo in un talk show».


Voi volete adottare il modello Codogno, cioè della chiusura di tutti gli esercizi commerciali, con esclusione delle farmacie e dei supermercati?


«Si sta valutando il peso delle restrizioni rispetto alla limitazione del contagio e rispetto all'impatto economico e ovviamente il primo è quello prioritario. In Lombardia la richiesta di totale chiusura arrivata dal presidente e dai sindaci è motivata dalla situazione critica dei posti letto negli ospedali e la Lombardia è la stessa Regione che dieci giorni fa pensava alla ripresa».


Il sindaco di Roma Virgina Raggi, guardando al futuro, ha chiesto al governo sostanzialmente due cose: concedere ai sindaci poteri sul modello Genova, con deroghe rispetto al codice degli appalti

«Chiediamo da tempo più poteri, perché non è normale che per combattere la corruzione si mettano vincoli e paletti che rallentano gli investimenti. I sindaci non sono malfattori, semmai si facciano controlli severi e si aumentino le pene per coloro che violano le leggi. Quanto all'abuso d'ufficio: non chiediamo uno scudo, ma una seria valutazione dei nostri atti che non ci metta alla gogna. I sindaci firmano migliaia di atti, molti sono interpretati in modi diversi e così ci si ritrova a barcamenarsi tra il rischio di abuso d'ufficio oppure omissione di atto d'ufficio. Un esempio: siamo obbligati a rispettare le graduatorie nell'assegnare le case popolari, ma nel patrimonio comunale vi sono altri alloggi, per esempio quelli confiscati alla mafia, quelli dei custodi delle scuole; contemporaneamente devo assistere famiglie che si ritrovano per strada: cosa faccio? Mi muovo con il buon senso, ma a mio rischio».


Questo ragionamento vale anche al Sud, più esposto sul fronte del rispetto delle regole?


«C'è un Sud diverso da quello che siamo abituati a raccontare, ci sono tanti giovani amministratori capaci di cambiare le proprie città; ciò detto ribadisco che chi approfitta del proprio ruolo deve pagare più dei semplici cittadini».


I quali, nelle città meridionali, come si stanno comportando in questa emergenza?


«In 24 ore è cambiato tutto. A Bari si è passati dal volantino che pubblicizzava lo skypass di 1 euro all'Abetone, con foto di centinaia di giovani in coda sulla neve al deserto della nostra strada principale, via Sparano. Tutto questo per dire che purtroppo per giorni si è sottovalutato il problema, ma ora le città sono vuote, la gente é finalmente a casa».


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