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05/06/2019

Antonella Coppari ROMA DOPO settimane di liti pubb…

QN - Il Resto del Carlino

Antonella Coppari ROMA DOPO settimane di liti pubbliche, fino a sfiorare la crisi di governo e nuove elezioni, uno spiraglio si è riaperto tra Lega e M5S. Il pallido raggio di sole che buca i nuvoloni arriva proprio sul decreto della discordia: lo 'Sblocca cantieri'. Ognuno rinuncia a qualcosa e il nuovo testo - formalmente contenuto in un subemendamento che il capogruppo 5 Stelle Patuanelli presenterà oggi - verrà votato domani. In sostanza l'intesa aggiorna quanto già sottoscritto prima delle Europee. La Lega ferma 4 norme su 6 del Codice degli appalti fino al 31 dicembre 2020: ottiene che i Comuni non capoluogo possano diventare stazioni appaltanti autonome (ad oggi dovevano far riferimento altre stazioni qualificate) e l'innalzamento della soglia del valore dei progetti per cui non sarà necessario il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Per le opere fino a 150mila euro è previsto l'affidamento diretto senza gara, e per i lavori fino a un valore massimo di un milione sono previste procedure negoziate con la consultazione di più operatori. Le due norme che restano, però, permettono ai 5 Stelle di segnare un punto pesante sulla questione dei subappalti, per cui resta il limite del 40%, mentre per le offerte «economicamente vantaggiose» rimane il 30% del limite del prezzo. E vengono salvaguardati gli obblighi di sicurezza sul lavoro per le imprese. Ma sul piano dell'immagine, che in politica è molto importante, a uscirne rafforzato è ancora una volta il capo leghista. Non sarà subappalto libero - come previsto nell'emendamento della senatrice Pergreffi - però la sospensione resta. PROPRIO lo sblocca cantieri sembrava destinato a diventare un casus belli forse fatale: «L'emendamento della Lega è un pretesto per far cadere il governo», tuonava il ministro Toninelli. In realtà, il capo dei senatori del Carroccio Romeo e il collega Patuanelli si erano già sentiti e avevano concordato nel week end la mediazione chiusa con successo. Dopo l'altolà dell'altra sera, a complicare la situazione la richiesta del premier Conte a Salvini di «ritirare subito la sua proposta» che «rischia di creare il caos». Grande scompiglio a Palazzo Madama dove - al contrario - negli stessi minuti arrivavano folate di ottimismo: di qui la scelta di far slittare ad oggi l'approdo in aula del testo. Ma per l'intesa - caldeggiata dagli industriali - era solo questione di tempo: a sbloccarla definitivamente una telefonata tra Salvini e Di Maio, appena dopo le 10 che toglieva di mezzo gli ultimi intoppi politici sul provvedimento, preparando anche la strada all'approvazione del decreto crescita. Il colloquio tra i due leader - preparato dai sottosegretari Giorgetti e Spadafora - ci sarebbe stato comunque dicono nella maggioranza: «Era necessario che chiarissero cosa fare». In attesa dell'incontro (che potrebbe cadere tra oggi e venerdì) entrambi giurano di voler andare avanti, anche avviando una riflessione sull'identikit del commissario europeo per l'Italia e sul rimpasto, ovvero sui cambiamenti alla squadra di governo. Detto questo, la coincidenza ha un peso notevole: la ripresa di dialogo non si limita alle parole ma è accompagnata da uno sblocco concreto: il disgelo arriva fino al Quirinale. Dopo il confronto con Di Maio, dal Colle filtra la sensazione di un clima meno teso. Accompagnato dalla consapevolezza che restano ancora ostacoli da superare e l'incidente - specie al Senato dove la maggioranza è esigua - è dietro l'angolo. © RIPRODUZIONE RISERVATA