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22/06/2021

ANTICORRUZIONE, PER FORTUNA È FINITA LA CACCIA ALLE STREGHE

Il Riformista - Aldo Torchiaro

LA RELAZIONE ANNUALE
Il nuovo presidente Giuseppe Busia non parla più come il suo predecessore Cantone e al "Riformista" dice: «La discrezionalità amministrativa deve essere una componente essenziale»
La re l a z i o n e a n n u a l e dell'Anac, presentata alla Camera dal presidente, Giuseppe Busia, trova in ascolto parlamentari ben diversi da quelli che la avevano accolta un anno fa. I nomi degli eletti sono gli stessi, certo; ma sono cambiate le collocazioni, i posizionamenti, le strategie. L'ampia maggioranza si ammanta oggi del vestito liberale e europeo tornato di gran moda con Draghi. Ed ecco che i toni dell'Autority si fanno sfumati, le ragioni dell'impresa più sonore, più accomodanti le risposte della politica. Si ribalta il modello dell'epoca che fu. "Archiviano Cantone", titola un'agenzia. Andiamoci piano. Però la nuova Anac vuole rimangiarsi un po' la storia da "mani di forbice", da grande censore contabile, quando non etico, di appalti e subappalti, accordi e disaccordi. Si parte dall'assunto con cui viene presentata la mission di Anac per il futuro: assistere la Pubblica amministrazione nello spendere meglio, indica gli standard di spesa, le condizioni ottimali. Indica, tutela, non vieta e non condanna. Il presidente Busia vuole chiudere la stagione della caccia alle streghe e accompagnare quella del Recovery senza porsi ad ostacolo. Lo scandisce in aula: «Lungi dall'essere un freno all'attività amministrativa, l'Anac, al contrario, fornisce supporto e assistenza, aiuta le stazioni appaltanti ad utilizzare correttamente le risorse pubbliche e a risparmiare, acquisendo beni e servizi migliori per la stessa amministrazione e i cittadini». La nuova linea riceve applausi da tutti, o quasi. Vanno semplificate le procedure, accelerate le assegnazioni, incentivati gli affidamenti diretti quando le opere sono urgenti, come insegna il modello Genova. Si immagini il parere di Cantone o quello di Davigo su questo punto. E si paragoni con Busia, ieri in aula: Si deve guardare con favore l'indicatore in termini di incremento degli affidamenti». Il dato c'è. Spicca l'aumento del 242% dell'affidamento diretto di lavori fino a 150 mila euro registrato nel secondo semestre del 2020. Tale tendenza potrebbe essere addirittura accentuata a seguito dell'emanazione del decreto legge Semplificazioni-governance, che ne estende la portata per i servizi e le forniture entro la soglia di 139 mila euro fino al 30 giugno del 2023». E risuona: Guardiamo con favore». Applausi. I più riottosi sono seduti al centro, sui banchi a Cinque Stelle. Eletti per fare i corsari antisistema, si trovano Conte e Di Maio a imboccare l'inatteso tornante della storia che li proietta sulla strada incognita dei "liberali moderati e garantisti". Roberto Fico, padrone di casa, deve togliersi dall'incomodo: La necessità di una semplificazione del quadro normativo, relativo ai controlli e alle procedure per gli appalti, è innegabile. L'eccessiva complessità degli strumenti esistenti genera infatti oneri per imprese e cittadini e ritardi nella realizzazione di opere pubbliche. Tuttavia ciò non implica affatto la cancellazione dei controlli preventivi di legalità; essi vanno piuttosto snelliti, resi più rapidi, anche utilizzando le potenzialità della digitalizzazione, ed adattati ai diversi contesti, ad esempio alla dimensione dell'ente vigilato». Poi Fico lancia un numero: Mi ha impressionato sapere che nel 2020 ci sono stati 1700 richieste di parere rivolte ad Anac». Troppe, ne conviene. E via alle reazioni dell'aula che risponde consonante, distesa, positiva, mai tanto collaborativa con il mondo dell'impresa e della pubblica amministrazione che la grande muraglia dell'anticorruzione teneva a distanza di sicurezza. Giuseppe Busia dice al Riformista : «La discrezionalità amministrativa è, e deve rimanere, una componente essenziale dell'attività contrattuale pubblica. Perché possa essere esercitata correttamente, richiede, però, stazioni appaltanti adeguatamente strutturate e dotate di elevate competenze specialistiche. La perdurante assenza delle stesse è invece fonte di ritardi e di sprechi, anche quando non sfocia in fenomeni corruttivi». Gli chiediamo conto di quanti temono di approvare un provvedimento che forse costerà loro una bella indagine per abuso d'ufficio, quando non di più. In tempi di emergenza - ci risponde Busia - si è inteso ovviare alla cosiddetta "paura della firma" circoscrivendo eccezionalmente il perimetro del danno erariale. Il perpetuarsi di tale scelta normativa è il risultato di un doppio fallimento: da un lato, l'assenza di disposizioni sufficientemente chiare per definire correttamente l'ambito nel quale può e deve esercitarsi la discrezionalità amministrativa. E, dall'altro, ancora una volta, l'assenza di competenze adeguate nella pubblica amministrazione, indispensabili per esercitare in modo responsabile tale discrezionalità». Come uscirne, dunque? L'Autorità ha formulato alcune proposte per bilanciare opportunamente qualità, trasparenza e rapidità di azione, concentrandosi soprattutto su digitalizzazione dei contratti pubblici e qualificazione di stazioni appaltanti e imprese». I dati sul whistleblowing parlano chiaro: il provvedimento su cui M5S aveva tanto insistito si è rivelato un flop totale. Le segnalazioni sono in calo del 28,7% rispetto all'anno scorso, oltre il 90% di quelle processate sono archiviate o ritenute "prive di affidabilità". Gli ex giacobini si guardano smarriti. Poi, timidamente, qualcuno ritrova l'iniziativa: Beh, potremmo candidare l'Italia a ospitare l'autorità Antiriciclaggio», dice in aula la grillina Francesca Galizia, capogruppo in commissione politiche Europee. Ottima idea, Beppe Sala però aveva già offerto gli spazi a Milano due settimane fa.