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04/02/2020

Antichi borghi e paesi fantasma «Così potranno riprendere vita» La Regione stanzia 420 mila euro: «Frazioni abbandonate, via ai recuperi». L’Anci: «Servono incentivi ad abitarli»

Il Secolo XIX - Daniele Grillo

Daniele GrilloPentole e mobili cristallizzati sotto polvere e abbandono, muri a secco realizzati con perizia certosina più di due secoli fa ma oggi a un passo dall'implosione, usci chiusi da serrature antiche e altri sfondati dalla vegetazione. Che si riprende tutto, quando i luoghi perdono l'alleato uomo e si abbandonano alle lusinghe del tempo. Di borghi abbandonati è piena la Liguria, terra difficile e particolarmente colpita dal fenomeno dell'abbandono delle campagne. Si tratta per lo più di frazioni scarsamente raggiungibili, magari ricadenti in Comuni senza più tecnici né soldi per fermarsi anche solo a pensare a un programma di recupero e ripopolamento. Eppure il pressing della memoria e, perché no, del fascino di posti semidimenticati, non è mai venuto meno. E oggi sembra armarsi di una nuova piccola speranza. La legge regionale 23 del 2018 sulla rigenerazione urbana ha introdotto la possibilità di inserire nuove misure di sostegno a operazioni di recupero di contesti come questi. Per farli tornare abitabili, oppure per rilanciarli in funzione turistica. Negli scorsi mesi, in virtù di questa norma, è partito anche il primo bando operativo: si tratta di 420 mila euro di fondi, destinati in prevalenza a Comuni medio-piccoli. La scadenza per avanzare proposte concrete era stata fissata al 31 gennaio, ma visto l'interesse e la complessità dell'argomento, la Regione ha deciso di posticipare i termini al 14 febbraio.trekking e rilancioGli esempi sono diversi, e negli ultimi anni i paesi fantasma hanno iniziato a diventare anche catalizzatori di interesse turistico: sempre più appassionati di fotografia e trekking, infatti, li visitano per respirarne il fascino e immaginarne l'antica bellezza. Esiste un portale web di appassionati (www.paesifantasma.it) che pubblica diverse immagini e cita i 19 più noti esempi di paesi abbandonati in Liguria («In Italia in tutto sono circa 6000 secondo l'Istat», ha dichiarato Fabio Di Bitonto, geologo e fondatore del sito). Ma il tema viene affrontato come argomento di interesse turistico anche sul sito istituzionale della Regione www.lamialiguria.it. Da Canate di Marsiglia, sopra a Davagna, a Costa di Soglio, nel territorio di Orero. Da Osiglia, in parte sommersa dalle acque del lago, a Casoni di Lomà in Valbrevenna e al borgo medievale di Senarega. C'è il piccolo centro rurale del Collo, a Favale di Malvaro, e il suggestivo Balestrino, nel Savonese. «Nello Spezzino merita una visita Filettino, in Val di Vara, uno dei più antichi paesi di Calice al Cornoviglio, testimonia l'architettura rurale ligure e lunigianese - recita il sito www.lamialiguria.it - Dall'altro capo della Liguria, in provincia di Imperia, annesso nel 1800 a Prelà, c'è ancora il villaggio di Stonzo, di origine molto antica».le nuove opportunità«La nostra è la terza regione d'Italia ad adottare una misura di questo genere - sottolinea l'assessore regionale all'Urbanistica Marco Scajola - a mio parere dovrebbe essere lo Stato direttamente, a creare opportunità di recupero per contesti rurali abbandonati». Trattasi di un primo passo, perché - e Scajola lo conferma anche se non si dice in grado di quantificare - «successivamente miriamo a finanziare i restyling oggetto delle progettazioni che ora lanciamo attingendo a risorse del Fondo strategico». In questa prima fase, ai Comuni spetterà il compito di proporre il proprio borgo fantasma, al fine di ottenere un massimo di 30 mila euro (ma i sindaci dovranno trovare un ulteriore 20 per cento di risorse). «È un lavoro complesso - sostiene il capogruppo di Forza Italia in Regione Claudio Muzio, tra i più entusiasti di questa norma e del bando - si tratta di rintracciare tutti i proprietari degli immobili coinvolti nel contesto da recuperare, ma spesso non è semplice trovarli». «Se si riesce a metterli insieme, però - continua Muzio - un proprietario può arrivare a un risultato prima impensabile: trovarsi tra le mani, e gratis, un progetto in grado di far rivivere un bene che altrimenti rimarrebbe lì dov'è, senza troppe speranze».Il bando "rigenerazione urbana e recupero del territorio agricolo" inserisce un meccanismo di premialità per i centri sotto i 5000 abitanti, non precludendo la possibilità ai grandi Comuni di partecipare. Medio piccoli ma non piccoli, perché difficilmente un paese sotto i mille abitanti avrà la possibilità di occuparsi di un recupero che richiede competenze, ricerche d'archivio e tempo per coinvolgere tutti i soggetti in ballo. «Le proposte che per questi motivi non verranno finanziate- sottolinea Scajola - riceveranno da noi una chiamata: sarà la Regione stessa a supportarli nella creazione di un progetto, con altre risorse rispetto a quelle dell'attuale bando e attingendo da risorse interne all'ente per elaborare un piano di azione».convinti e scetticiNon tutti, però, sono convinti dell'efficacia di questo tentativo. «Non credo che nella seconda fase le risorse a disposizione saranno molte - è l'opinione di Enrico Piccardo, sindaco di Masone e coordinatore piccoli Comuni di Anci Liguria - noi per esempio avremmo intenzione di recuperare l'area ex Cerusa, al centro del paese, ma da un esame del bando non sembra ci siano i presupposti per farcela».Meglio sarebbe, secondo Piccardo, puntare su meccanismi di contrasto all'ulteriore spopolamento. «Si parla molto della defiscalizzazione del costo del metano: il riscaldamento rappresenta un deterrente importante per chi decide di vivere in campagna. Ma bisognerebbe anche avviare ragionamenti seri su scuola e trasporti. Senza contare che qualsiasi iniziativa che richieda contributi dallo Stato, ci sottopone a esposizioni finanziarie difficilmente sostenibili. Viene concesso un contributo? Bene, ma i rimborsi per anni non arrivano». --© RIPRODUZIONE RISERVATA