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11/06/2019

«Ancora ditte e operai fantasma»

QN - Il Resto del Carlino

di CHIARA GABRIELLI SPUNTA un altro clandestino che stava lavorando al cantiere per la ricostruzione del Campus dell'Università di Camerino. Si tratta in questo caso di un operaio marocchino, che si è rivolto alla Cgil e poi è andato a sporgere denuncia: «Quando ci sono state le ispezioni, l'anno scorso, era riuscito a scappare - spiegano Daniel Taddei, segretario provinciale Cgil, e Massimo De Luca, Fillea Cgil -, ma tre mesi fa ha trovato il coraggio di autodenunciarsi. Non è stato semplice». E così sale a due il conto dei clandestini in quel cantiere (l'altro era un egiziano), dove Unicam può considerarsi «vittima di quanto stava accadendo, considerando che l'appalto era della provincia di Trento. Ma in quel cantiere lavorava una serie di ditte prestanome, una del foggiano che addirittura aveva come ragione sociale un ortofrutta». Due le ditte del Campus (una di Verona e una di Mogliano), spiega de Luca, che lavoravano in associazione temporanea di imprese: «Venivano presi dei ragazzi, soprattutto della zona di Porto Sant'Elpidio, ragazzi che prima e dopo il cantiere risultano essere sempre impiegati come operai agricoli. La ditta ha riconosciuto loro tutto, ma questi 18 ancora aspettano di essere pagati, per un totale di circa 130mila euro. Tra loro ci sono italiani, tunisini, marocchini e macedoni». E sul fronte ricostruzione privata la situazione è altrettanto grave. «A Tolentino, nel cantiere di un condominio - proseguono Taddei e De Luca - sono saltati fuori lavoratori completamente in nero, e irregolari. C'è stata un'ispezione del Cpt, comitato paritetico territoriale per la sicurezza e la formazione in edilizia. Quando gli addetti sono entrati nel cantiere, gli operai sono scappati. I due che sono rimasti, di nazionalità romena, sollecitati dalle domande degli ispettori hanno detto di non sapere per chi stessero lavorando, e parlavano a stento italiano. Hanno mostrato un documento, che avevano nel telefonino, che in teoria era il loro contratto di lavoro. Ma della verifiche è emerso che non avevano nemmeno il codice fiscale, e non risultavano al centro per l'impiego. Ufficialmente, questi lavoratori non esistevano. Nell'arco di una settimana comunque entrambi hanno avuto il verbale di conciliazione. L'appalto era della ditta Edil Moter, con sede legale a Roma, che a sua volta l'aveva dato in subappalto ad altra ditta, da qui i distacchi falsi. Questi operai - fanno notare i sindacalisti - sono arrivati qui con il passaparola dei connazionali». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Due le ditte del Campus (una di Verona e una di Mogliano), spiega De Luca, che lavoravano in associazione temporanea di imprese. Unicam è da considerarsi parte lesa

LA SCHEDA

C'è stata un'ispezione del Cpt, due operai romeni hanno detto di non sapere per chi stessero lavorando. Non avevano nemmeno il codice fiscale, e non risultavano al centro per l'impiego