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17/06/2019

Ancora 30mila sfollati, più che nel 2016

QN - Il Resto del Carlino

Chiara Gabrielli MACERATA MOLTE promesse e pochi fatti con la ricostruzione post sisma. Lo hanno denunciato ieri il Papa e l'arcivescovo di Camerino Francesco Massara e infatti le cifre ufficiali delle Marche sono impietose: a due anni e mezzo dal terremoto, si è concluso solo il 6 per cento degli interventi della ricostruzione pubblica. In totale sono stati 2.004 gli edifici pubblici danneggiati dalle scosse. Di questi sono 818 quelli di cui è stata finanziata la ricostruzione, 55 quelli con i lavori in corso e 50 quelli terminati, mentre per altri 111 progetti sono in fase di svolgimento le gare d'appalto. Su 800 milioni di euro (il totale per i progetti finanziati) ne sono già stati spesi sessanta. Un esempio di ricostruzione ultimata si trova nel Maceratese: si tratta del municipio e di 15 appartamenti a Bolognola, intervento che consentirà a 15 famiglie di lasciare finalmente gli alloggi provvisori e di rientrare nelle proprie case. «È CHIARO che a quasi tre anni dal sisma, e a due anni dall'avvio della ricostruzione - spiega l'ingegnere Cesare Spuri, direttore dell'Ufficio ricostruzione Marche - non ci si possono aspettare percentuali elevate di progetti già conclusi. Non è mai stato così, e mai sarà, in nessuna ricostruzione e in nessun terremoto, considerata la vastità della distruzione causata dalle scosse. Tuttavia, abbiamo numeri di progetti partiti e anche conclusi». Sul fronte della ricostruzione privata, le pratiche sono complessivamente 6.449 (di cui 1.236 si riferiscono alle attività produttive da delocalizzare). Solo il 35 per cento del totale delle pratiche di ricostruzione privata, però, è stato autorizzato, e per il 29 per cento appena i lavori sono terminati. In tutto il contributo per la ricostruzione privata già stanziato ammonta a 320 milioni di euro. I sopralluoghi negli edifici (dato, questo, aggiornato alla fine di settembre 2018) raccontano di 43.600 edifici agibili (49 per cento) di 45.850 edifici non agibili (51 per cento). GLI SFOLLATI erano 25mila nelle Marche subito dopo le scosse del 2016. Sono poi saliti a 33mila l'anno successivo, man mano che i sopralluoghi dei tecnici della protezione civile, andati a rilento, facevano emergere anche - magari anche a distanza di parecchi mesi dalle scosse - i danni gravi subiti dagli edifici ancora abitati. Attualmente il numero è sceso di nuovo a 30.710 (corrispondenti a 14.058 nuclei familiari). Per gli alloggi temporanei degli sfollati, il costo attuale mensile è pari a sette milioni e 75mila euro. L'82 per cento di chi ha perso la casa vive in affitto grazie al Contributo autonoma sistemazione, mentre il 13 per cento vive nelle casette di legno (i nuovi villaggi realizzati con le Sae, le soluzioni abitative di emergenza). Sono 765 invece le persone (il 2 per cento) che ancora oggi sono ospitate negli alberghi, in attesa di soluzioni migliori. Dall'inizio del terremoto, sono stati spesi in tutto solo per gli sfollati 358 milioni di euro. Le casette sono state tutte consegnate. Per quanto riguarda le macerie, sono oltre 640mila le tonnellate in ingresso al sito, per un costo stimato di smaltimento di oltre 34 milioni di euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA SCHEDA

358


Sono stati spesi per gli sfollati dall'inizio del terremoto. Oggi mensilmente sono spesi 7 milioni e 75 mila euro


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50


Quelli pubblici ricostruiti su 2.004 danneggiati. I lavori sono stati finanziati per 818, mentre per altri 111 è in corso la gara d'appalto


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640


Le tonnellate di macerie. Per i cui lavori di smaltimento, avviati dopo il secondo terremoto, sono stati impiegati fino ad oggi circa 34 milioni di euro


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4.000


Il 13% degli sfollati vive nei cosiddetti villaggi Sae realizzati subito dopo il sisma. L'82% vive con il Cas, contributo autonoma sistemazione


Lo sciame sismico ad agosto e ottobre

Dopo il primo sciame sismico del 24 agosto 2016, alle 19.11 del 26 ottobre la terra tremò nuovamente colpendo, tra gli altri Comuni, anche Camerino. Le scosse sono proseguite fino al 30 ottobre.