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11/11/2019

ANCONA L’onda lunga dello tsunami giudiziario che …

Corriere Adriatico

ANCONA L'onda lunga dello tsunami giudiziario che ha investito il Comune di Ancona rischia di superare i confini regionali fino ad abbattersi su cariche istituzionali di livello nazionale. L'inchiesta avviata dagli investigatori della Squadra Mobile dorica, diretta dal vicequestore Carlo Pinto, e dalla Pg della Polizia Locale ha messo sotto la lente d'ingrandimento della Procura anche i rapporti tra Palazzo del Popolo, Enti nazionali e ministeriali, in merito alla destinazione d'uso di alcuni beni pubblici. L'ipotesi investigativa è che determinati immobili siano stati assegnati senza attenersi scrupolosamente al codice degli appalti: uffici locali, frutto di riorganizzazioni o piani di decentramento, che sarebbero stati attribuiti direttamente agli Enti locali, senza aver improntato regolari gare pubbliche. Oltre a quella concentrata sui Lavori pubblici del Comune, ci sarebbe un'attività d'indagine ben più profonda che coinvolgerebbe funzionari e dirigenti di istituzioni nazionali. In particolare, tra i 30 indagati ci sarebbero un'alta responsabile del Mibac, il Ministero per i beni e le attività culturali, e il direttore generale di un Ente capitolino. La procura vuol fare chiarezza sull'affaire dell'ex Ipsia, scatolone vuoto e assediato dal degrado in via Curtatone, per il quale il Comune ha partecipato a un'indagine di mercato indetta lo scorso gennaio proprio dal Mibac, alla ricerca di immobili in locazione adatti ad ospitare l'Archivio di Stato di Ancona, con consegna entro 6 mesi dalla stipula del contratto. Il Comune aveva presentato la domanda al fotofinish il 28 febbraio, ma tra i requisiti richiesti per ospitare i documenti dal valore di circa 2 milioni (ora conservati nella sede di via Maggini) mancavano un impianto di climatizzazione, accessi per disabili ed elementi in materia di normativa antisismica. Dopo il via libera della Soprintendenza, che aveva escluso un vincolo storico-architettonico sull'immobile, il Comune ha valutato due strade: la demolizione e ricostruzione, con costi a carico del Comune che poi si rivarrebbe sul canone d'affitto o un mutuo per l'adeguamento sismico, da finanziare attraverso la locazione al Mibac. Ora, però, il progetto rischia di subire un brusco stop, in attesa che la Procura faccia chiarezza.
Stefano Rispoli
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