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28/04/2020

anche il timbro uccide come il virus

Messaggero Veneto - francesco jori

Ne uccide più il timbro oppure il virus? Ardua sentenza davvero. Come tutte le guerre, pure quella del Covid 19 porta con sé devastanti danni collaterali: burocrazia in prima fila, che di economia o di salute si tratti. Due scellerati esempi. In Veneto, a un medico in pensione che rispondendo a un bando dell'Azienda zero si offriva di rientrare in servizio per fronteggiare l'emergenza, l'Usl di riferimento ha impiegato un mese solo per rispondere che avrebbe girato la segnalazione al servizio competente. Nel Lazio, a una piccola impresa che aveva presentato la richiesta di un prestito di 15mila euro dall'apposito Fondo di garanzia, la banca ha risposto con la richiesta di 12 diversi adempimenti, che comportano 7 documentazioni aggiuntive.Le persone si ammalano, molte vengono ricoverate, molte purtroppo muoiono. Le aziende entrano in crisi, molti lavoratori finiscono in cassa integrazione, molti purtroppo perdono il posto. Inesorabili, i burosauri centrali e periferici presidiano la Grande Muraglia cartacea, per giunta potenziandola con ulteriori sbarramenti. Basta procurarsi il modulo predisposto per i prestiti alle piccole imprese e fermarsi all'articolo 13, relativo al Fondo di garanzia. Ecco un breve ma significativo estratto riguardante il tasso di interesse sul prestito: dovrà essere "non superiore al tasso di Rendistato con durata residua da 4 anni e 7 mesi a 6 anni e 6 mesi, maggiorato della differenza tra il Cds banche a 5 anni e il Cds Ita a 5 anni, come definito dall'accordo quadro per l'anticipo finanziario a garanzia pensionistica di cui all'articolo 1, commi da 166 a 178 della legge 11 dicembre 2016 n. 232, maggiorato dello 0,2 per cento". Siamo ad un autentico lockdown della ragione. Dove basta compilare un semplice modulo disponibile sul sito del governo per ottenere un bonus pari a 5mila euro per autonomi e aziende fino a 5 dipendenti, più altri 9mila di un apposito fondo federale, che salgono a 15mila per le imprese tra i 5 e i 15 dipendenti; i soldi arrivano con bonifico bancario sul conto corrente nel giro di un paio di giorni. Nel frattempo alle aziende è già stato restituito l'anticipo dell'Iva versata. Una lotta perdente in partenza, d'altra parte, visto che in Germania le norme sono poco più di 5mila, contro le 160mila italiane, che già di loro gravano sulle imprese per un costo improprio di 57 miliardi l'anno.La bulimia normativa di cui soffre il malato Italia non si placa neppure di fronte a un'emergenza straordinaria come l'attuale. In due mesi, sono state sfornate oltre 300 pagine tra decreti legge, decreti della presidenza del Consiglio, decreti ministeriali, ordinanze della protezione civile; non di rado annunciati alla ribalta mediatica prima ancora di venire emanati, col risultato di mettere in crisi chi poi li doveva applicare: a partire dai sindaci, autentici cirenei del territorio. Lo stesso tanto propagandato provvedimento "Cura Italia" rimane per ora in larga misura nel limbo delle buone intenzioni, visto che per dargli attuazione occorreranno oltre 30 decreti. E sappiamo bene quali siano i tempi medi richiesti in Italia per simili sfibranti passaggi: nella scorsa legislatura, vennero emanati 1735 decreti attuativi, dei quali a tutt'oggi ne mancano all'appello 666, il 40 per cento del totale. E che dire della farsa delle mascherine per le quali la burocrazia pretende la trafila delle gare prevista dal codice degli appalti, quando all'estero le si compra pagandole in anticipo?Non c'è scampo: la logica dello scartafaccio in Italia non è cambiata nella sostanza da quella che ancora nell'Ottocento Giuseppe Giusti bollava con la sua graffiante satira come "il governo degli scarabocchi" in mano a una "dicasterica peste arciplebea". Il guaio è che per questo virus non si è ancora trovato il vaccino: ci vorrebbe almeno una quarantena. E non di giorni, ma di anni. --